La Loggia “Propaganda”, da Francesco Crispi a Licio Gelli

Il nome P2 aleggia come uno spettro sulla storia italiana degli ultimi 40 anni. E ad esso sono legati alcuni dei più celebri misteri d’Italia, dal crack ambrosiano alla Strage di Bologna.

In particolare la figura del Maestro Venerabile Licio Gelli (Pistoia, 21 aprile 1919 – Arezzo, 15 dicembre 2015) è ricomparsa, nei primi giorni di agosto, associata ad un filone d’inchiesta proprio sulla bomba che il 2 giugno 1980 provocò 85 morti e centinaia di feriti nella città felsinea.

Tutti sappiamo che “P” sta per “Propaganda”. Difficile, invece, ricordarsi il perché di quel “2” e anche perché proprio “Propaganda”…

XIX Secolo La Loggia “P” o “Propaganda” nasce l’indomani dell’Unità Italiana con il fine di salvaguarda i nomi dei membri del Governo italiano iscritti al Grande Oriente d’Italia, principale e più antica comunione della libera muratoria. Fu fondata dall’allora Gran Maestro Giuseppe Mazzoni il 26 Marzo 1877.

Riuniva appunto uomini illustri esentati, per motivi di riservatezza, dal partecipare ai lavori di loggia.

La loro iniziazione avveniva “sulla spada” del Gran Maestro, geloso custode dei loro nomi che, al momento di deporre il maglietto (ovverosia terminare l’incarico elettivo), soffiava “all’orecchio” del suo successore.

Ne fecero parte politici come Francesco Crispi e Menotti Garibaldi; letterati come Giosuè Carducci e Giuseppe Aurelio Costanzo. L’elenco, come accennato, è segreto e prende il nome di “Propaganda massonica”.

Fascismo e 2° Guerra Mondiale “Propaganda massonica” resta in attività per quasi mezzo secolo, dal 1877 al 1925 quando, inseguito alla legge 26/11/1925 n. 2029, il Fascismo scioglie tutte le obbedienze massoniche, compresa chiaramente la “P”.

Pur ricostituendosi negli Anni Trenta oltre confine, il Grande Oriente d’Italia deve attendere il 1946 per riprendere il lavoro nei templi. Nel secondo dopoguerra la Loggia “P” è ricostituita come “P2” ad indicare la successione temporale: la prima sciolta dal Fascismo, la “2” fondata in età repubblicana.

L’epoca Gelli La figura e il ruolo di Licio Gelli sarebbero ancora da approfondire. Ovvero, un approfondimento c’è già stato ma riguarda la cronaca e i le inchieste giornalistiche che, accanto alle indagini degli inquirenti, hanno fatto venire a galla un quadro parziale del personaggio. Quello della P2 appunto e delle sue relazioni con politica, mondo finanziario e ambienti non sempre chiari…

Una figura da approfondire perché Gelli si muove con destrezza prima, durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale per poi eclissarsi e ricomparire, massone, nell’ambito della Loggia P2.

Gelli fu autorizzato dal Gran Maestro aggiunto del GOI – Palazzo Giustiniani ad affiancare alla prestigiosa Loggia Hod uno speciale cenacolo di massoni. Tale prese il nome di Raggruppamento Gelli P2, cioè “Propaganda 2” in ricordo della Propaganda 1.

Le “particolari” attività della Loggia spinsero ben presto il Grande Oriente a sospenderla  (1976), poi ad espellere Gelli nel 1981.

Una scelta di campo chiara che, suo malgrado, non ha esentato la libera muratoria italiana da pregiudizi che continuano a durare nel tempo.

Il resto è storia nota o, per meglio dire, nota alle cronache e conosciuta dalle cronache dei quotidiani e dei network che, da decenni, inseriscono il nome del massone pistoiese in ogni pagina oscura della storia d’Italia.

Considerata la delicatezza dell’argomento trattato e facendo storia, non esprimeremo giudizi in merito. Appare tuttavia singolare che una sola persona possa essere la chiave d’analisi di oltre mezzo secolo di casi e vicende non ancora del tutto chiariti.

 

 

 

 

Marco Petrelli

Nato a Terni, una laurea in Storia e una in Storia e politica internazionale, è giornalista e fotoreporter. Si occupa di difesa, esteri e reportage... questi ultimi di solito caratterizzati da un bianco e nero ad alto contrasto. Collabora, fra gli altri, con BBC History, AeroJournal, Affari Internazionali. Amante del cielo, ha dedicato due titoli alla storia aeronautica.

Articolo Precedente

Castel Trauttmansdorff: il rifugio della principessa Sissi

Articolo successivo

Belvedere di San Leucio: il Museo della Seta