La razione da combattimento: una breve storia

Fu il cuoco di Napoleone Bonaparte ad inventare il cibo “razionato”. Infatti, se far arrivare cibo fresco alle truppe al fronte era impossibile, chiuderlo in barattolo significava trasportarlo meglio e garantirne una più lunga conservazione.

L’uso di alimenti in “scatola” è, dunque, vecchio di due secoli malgrado le più importanti migliorie siano state apportate nel corso del Novecento.

Si dice sia nata nel 1942, quando il fisiologo Ancel Keys cercò di rispondere alle esigenze dell’US Army in termini di approvvigionamento viveri per l’esercito americano. Ma la Razione “K” (Keys, appunto) esiste da tempo, cioé da quando esiste la guerra. Ogni esercito, infatti, si è posto il problema del trasporto e della conservazione viveri sin dai tempi più remoti e, nel Novecento, l’uso dello scatolame ha migliorato qualità e salubrità degli alimenti da trincea.

Dal 1990, l’Esercito Italiano adotta un tipo di razione contenuto in una busta verde con un bollino (simile a quello usato per i programmi televisivi) che cambia a seconda del giorno della settimana e del contenuto. Tre moduli: colazione, pranzo, cena. Su

La razione da campo attualmente in uso ai militari italiani

internet non è difficilissimo trovarla ma non vale la pena acquistare, magari a caro prezzo, quel che è reperibile sui banchi dei supermercati: già, perché al di là del leggendario tortellino inscatolato (acquistato anche in Germania da clienti forse convinti di mangiare quello emiliano, autentico), il resto lo prendi con pochi euro. Ma non generalizziamo, né storciamo il naso: in Afghanistan i nostri alleati l’hanno messa al primo posto in una hit parade dei migliori pasti da soldato; ad Expo, inoltre, la “K Ration” tricolore ha avuto addirittura un suo spazio dedicato.

Comunque, provare per credere: scendi sotto casa, passi al market con una lista anzi! Con una foto:

 

e vai con lo “spesone”: la pasta e fagioli è il preparato (reperibile in scatola di latta) per minestre e zuppe ai cereali; carne in gelatina; macedonia sciroppata. Tolte le pasticche per purificare l’acqua e il fornelletto (tre parti di alluminio ripiegabili e diavolina accendi fuoco), la spesa complessiva arriva si e no a 2 euro. E il cibo non è manco male perché, a scapito dei racconti dei militari di leva (carne scaduta nel ’75 che ancora era in mensa nel 1990), l’attenzione per qualità del pasto e salute della persona con l’Esercito volontario è certamente aumentato. Insomma, nessun paragone con i tempi di CAR e capi stecca!
Razione... vintage!
Tipo di razione da combattimento italiana degli Anni Settanta del Novecento.

Appurato non si tratti di nulla di particolare né di spaventoso, a suo favore la Razione K ha il fatto di non sporcare, di non doversi poi arrangiare con lavastoviglie, lavelli, piatti e bicchieri; inoltre, nei moduli ci sono forchettine, tovaglioli e, addirittura, un buon caffè sempre vi piaccia il solubile all’americana. Sì, bevibile e quasi meglio di quello delle macchinette dell’università… almeno dei tempi di chi scrive. Insomma, un pasto completo da studenti, da single e da chi ha davvero poco tempo da dedicare ai fornelli, “costruibile” con pochi euro e usa e getta. Poi, quando arriva lo stipendio tutti a cena fuori, onde evitare diserzioni dello stomaco.

Ultima cosa, la confezione: a fine utilizzo può fungere da cestino porta rifiuti. O da vaso, poiché dovrebbe essere stagna. D’altronde, come si dice? Mette fiori nelle vostre… razioni!

 

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(Immagine di sfondo: “combat ration” statunitense. Fonte: qui)

Marco Petrelli

Marco Petrelli

Nato a Terni, una laurea in Storia e una in Storia e politica internazionale, è giornalista e fotoreporter. Si occupa di difesa, esteri e reportage... questi ultimi di solito caratterizzati da un bianco e nero ad alto contrasto. Collabora, fra gli altri, con BBC History, AeroJournal, Affari Internazionali. Amante del cielo, ha dedicato due titoli alla storia aeronautica.

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