L’Admiral Scheer e le altre: le navi corsare della Germania nazista

Unità da guerra mascherate da navi da trasporto, marinai vestiti da donna, bandiere fittizie, finti carichi sui ponti. La Battaglia dell’Atlantico nel secondo conflitto mondiale, da parte tedesca, non vide in mare solo i celebri U-Boot, ma anche gli ultimi corsari della storia: false navi mercantili tedesche con licenza di attaccare le rotte di riforn imento britanniche ricorrendo a qualsiasi trucco. Berlino perseguì questa strategia perché in base al Trattato di Versailles, che aveva sancito la sua sconfitta nella Prima Guerra Mondiale , la Germania aveva dovuto sottostare a pesanti limitazioni per quel che riguardava la propria flotta militare.

Le sue navi da guerra non erano alla pari della Marina inglese per numero e potenza. Si scelse quindi la linea di evitare confronti diretti e di dedicarsi invece alla guerra corsara. Imbarcazioni isolate e mimetizzate, capaci di restare in mare per settimane e mesi, dedite ad avvicinare mercantili indifesi per affondarli o catturarli. Le regine di questa guerra sui mari furono le tre “corazzate tascabili” (così chiamate appunto perché dovevano restare nei limiti di stazza imposti dal Trattato di Versailles) Admiral Graf Spee, Deutschland e Admiral Scheer, cui in seguito si aggiunsero altre unità come l’Atlantis e il Pinguin. Oltre che nell’Atlantico operarono anche nell’Oceano Indiano.

L’Admiral Scheer tra il 1940 e il 1941 in cinque mesi di navigazione affondò 17 bersagli nemici: la tecnica via via affinata dal suo comandante Theodor Krancke prevedeva addirittura di avvicinarsi alle vittime mascherato da incrociatore britannico!

Osvaldo Baldacci

Osvaldo Baldacci

Nato nel 1972 a Roma, dove vive e lavora, giornalista professionista, laureato in Lettere-Archeologia presso l’Università La Sapienza di Roma, scrive da vent’anni sulla stampa quotidiana, è analista di geopolitica, collabora con riviste di divulgazione soprattutto storica. La storia è la sua passione totalizzante, da sempre.

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