L’Aquila: la storia militare alla caserma “Pasquali”

(Foto-servizio: anno 2019)

Uniformi del XVII e XVIII Secolo, postazioni e trincee ricavate in pochi metri quadri. E ancora baionette, sciabole, pistole d’ordinanza, fucili e bombe a mano. Questo e altro si para davanti agli occhi del fortunato visitatore che varca la carraia della caserma “Pasquali” de L’Aquila, sede del nono Reggimento Alpini. Sì una caserma dove l’attività quotidiana è tutt’altro che “espositiva” e museale: a due passi dalle teche, infatti, uomini e mezzi si muovono senza sosta fra attività outdoor e preparazione a servizi quali Strade sicure, operazione che vede le penne nere abruzzesi in prima linea.

Il piccolo polo è una chicca che si scopre quasi per caso, visitando gli ampi saloni dell’ex circolo ufficiali (oggi i circoli sono unificati) trasformati in luoghi di conservazione e di gelosa cura dell’identità del Reggimento e dell’Esercito Italiano.
Quattro militari appassionati di storia (il depositario della memoria, tenente colonnello Pietro Piccirilli, il primo luogotenente Pietro Alfano, i caporal maggiore capo scelto Gian Battista Loi e Cipriani De Bellis) che, al lavoro quotidiano, affiancano il non meno oneroso compito di selezionare e di avere cura di pezzi più unici che rari. E non serve andare troppo indietro nel tempo per capire l’importanza dei “reperti”. Una data di scadenza, 1972, su una scatoletta di latta ad apertura a chiave riporta alla mente gli anni “ruggenti” della leva, croce e delizia di un Popolo che ha imparato a conoscersi nei mesi della naja fra cibo inscatolato, latte concentrato, spazzolini e rasoi tutti rigorosamente “per le FFAA”.

Tasselli di un mosaico sociale che agli occhi delle nuove generazioni potrebbero apparire pagine di fantascienza: chi non può permettersi uno spazzolino, del dentifricio o addirittura della schiuma da barba? Beh, il “najone” degli Anni Sessanta e Settanta, chiamato a svolgere il servizio per quindici mesi (se non di più) era fornito di tutto. C’era la Guerra Fredda, i fondi erano maggiori e pertanto si poteva investire in grandi caserme dotate di mense separate, circoli e amenità per ufficiali e truppa, il cui stipendio tuttavia non era granché, dunque tre pasti al giorno, barbiere e prodotti personali inclusi nel “pacchetto naja”, a fine mese avrebbero fatto la differenza.

A fronte dell’alto livello dell’addestramento e delle migliori condizioni di lavoro attuali, in pochi ricordano con nostalgia la leva se non entrando nelle sale in compagnia del caporale maggiore capo scelto Gian Battista Loi vero “Virgilio” delle Sale storiche aquilane. Senza alcun dubbio da vedere e da godere per ricordare i bei tempi di gioventù o per imparare, sul campo, cose che i libri di scuola di certo non raccontano…

Marco Petrelli

Nato a Terni, una laurea in Storia e una in Storia e politica internazionale, è giornalista e fotoreporter. Si occupa di difesa, esteri e reportage... questi ultimi di solito caratterizzati da un bianco e nero ad alto contrasto. Collabora, fra gli altri, con BBC History, AeroJournal, Affari Internazionali. Amante del cielo, ha dedicato due titoli alla storia aeronautica.

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