Le grandi Spie. Domenico Vecchioni racconta Robert Philip Hanssen, il traditore dell’FBI

Se Ames è stato il traditore “per eccellenza” della Cia, Hanssen lo sarà dell’FBI. I due casi presentano peraltro diverse, strane affinità.

Entrambi gli agenti tradiscono per denaro, Ames per accontentare una moglie dalle mani bucate, Hanssen per assicurare una alto tenore di vita alla sua numerosa famiglia.

Casi talmente contigui, anche sul piano temporale, che a volte i due senza sospettarlo denunceranno le stesse persone ai sovietici, obbligati così a pagare due volte la stessa merce…

Ma l’alta posta in gioco valeva sicuramente qualche dollaro in più!

Nato a Chicago nell’aprile 1944 da una famiglia di origine danese, Robert Hanssen segue dapprima studi in chimica, per orientarsi successivamente verso la contabilità e, soprattutto, l’informatica. 

Entra quindi nei ranghi nella polizia di Chicago, dove si specializza nelle inchieste degli “affari interni”. Il 1 gennaio 1976 diventa agente speciale dell’FBI.

Viene subito impiegato nel settore del controspionaggio come crittologo. Soprannominato poco simpaticamente dai colleghi “il becchino”, a causa del suo eterno pallore, dei suoi immancabili vestiti neri e della permanente assenza di sorriso nel suo volto.

Nel 1968 incontra la donna della sua vita, Bernadette Wauk, una fervente cattolica che gli darà sei figli. Il grande amore che nutre per lei lo spinge a convertirsi al cattolicesimo, abbandonando le sue origini luterane.

Diventa un vero credente e, si racconta, anche membro attivo dell’Opus Dei. Ma questo suo intenso impegno religioso non lo ferma sulla strada del tradimento.

Il fascino del denaro facile è troppo forte e non sa resistere alla voglia di assicurare alla sua amatissima famiglia il migliore tenore di vita possibile.

Così Hanssen, come Ames, contatterà volontariamente i sovietici, nel 1979, proponendo loro i suoi servizi in cambio di denaro, molto denaro.

Nel suo caso si parla di un corrispettivo ricevuto da Mosca di circa due milioni e mezzo di dollari, più un significativo quantitativo di purissimi diamanti.

Per circa una ventina d’anni Hanssen farà il doppio gioco, arrecando danni gravissimi alla sicurezza degli Stati Uniti, trasmettendo segreti politici, militari e informatici e facendo scoprire agenti americani e sovietici pro-americani attivi in URSS. 

La sua vittima più illustre è il generale dell’armata rossa Dimitri Polyakov, reclutato dalla CIA. Già denunciato da Ames come sappiamo, era stato per motivi sconosciuti mantenuto al suo posto.

Solo dopo la segnalazione di Hanssen verrà finalmente arrestato, nel 1986, e giustiziato nel 1988.

Ma non è la sola sovrapposizione che si verifica nell’attività dei due traditori.

Un’altra coincidenza si verifica già nel 1985 quando Hanssen per 100.000 dollari denuncia tre agenti del KGB che lavorano segretamente per l’FBI (Boris Yuzhin, Valery Martinov e Serguei Motorin), anche questi già segnalati in precedenza da Ames.

Sembra quasi che i due si facciano concorrenza nel tradire il loro paese! 

Farà pervenire a Mosca, generalmente col sistema delle dead drops (dead letter box), un metodo per nascondere l’oggetto “camuffato” in un dato posto, conosciuto solo dal mittente e dal destinatario, un migliaio di documenti super riservati, contenenti notizie di straordinario valore.

Svela, tra l’altro, ai sovietici un segreto che da solo vale probabilmente gran parte delle somme ricevute. Fornisce cioè al KGB tutte le notizie relative ai metodi di sorveglianza elettronica (radar, intercettazioni, satelliti spia) della CIA e dell’FBI (il progetto MASINT, Measurement and Signal Intelligence), confermando peraltro molte delle notizie già passate dal suo collega della Cia, Ames. 

Nel 1989 “il becchino” commette il passo falso che lo perderà.

Il diplomatico americano Felix Bloch, in servizio a Vienna in qualità di primo Segretario dell’Ambasciata, è sospettato dai servizi occidentali di essere una spia al soldo dei russi.

Ma all’incontro fatale, durante il quale avrebbe dovuto essere preso con le mani nel sacco mentre consegna documentazione riservata alle spie sovietiche, Bloch inaspettatamente non si presenterà.

Qualcuno con tutta evidenza lo ha avvisato in tempo! Bloch in definitiva se la caverà, anche se dovrà lasciare il servizio diplomatico perché i sospetti su di lui, pur non suffragati da prove decisive, sono troppo pesanti.

E’ comunque chiaro che nell’FBI ci deve essere una talpa molto attiva! Ma non si è ancora sicuri che si tratti proprio di Hanssen.

 Nonostante tutta la sua expertise investigativa e abilità nel non farsi reperire, Hanssen finirà per cadere nella maniera più banale.

Sarà denunciato dal cognato, Mar Wauk, pure lui agente dell’FBI, che aveva casualmente scoperto in casa di Robert ingenti quantitativi di denaro liquido di assai incerta provenienza.

E’ il tassello che mancava per completare gli elementi raccolti dai servizi interni dell’FBI sul conto del sospetto traditore. Tutto coincide: la talpa non può che essere lui.

Hanssen viene finalmente arrestato nel febbraio 2001 nel sua casa di Foxton Park (Virginia) e accusato di aver passato segreti militari all’Unione Sovietica.

Eviterà la pena di morte solo perché  – come caldamente consigliato dall’avvocato Plato Cacheris, lo stesso difensore di Ames – decide di collaborare in maniera “costruttiva”, confessando tutto e dando anche i nomi di tre ufficiali del KGB attivi sotto copertura negli Stati Uniti. 

Viene condannato all’ergastolo (o meglio, per essere precisi, a 15 ergastoli!) e rinchiuso nel carcere di massima sicurezza di “ADX Florence” a Florence nel Colorado, dove tuttora si trova.

Obbligato allo stato di isolamento, vive 23 ore al giorno da solo, senza alcun contatto con gli altri detenuti. 

La sua incredibile storia non ha mancato di infiammare la fantasia di scrittori e registi cinematografici.

Dan Brown ne parla nel capitolo V del suo “Il codice da Vinci”.

Due film inoltre sono stati dedicati al misterioso agente doppio, cattolico praticante, membro dell’Opus Dei, padre di sei figli, traditore della patria.

Breach, l’infiltrato, con Chris Cooper, del 2007 e “Master spy, Robert Hanssen story”, con William Hurt (2002).

Domenico Vecchioni

Domenico Vecchioni

Domenico Vecchioni. Già Ambasciatore d'Italia, saggista e storico. Ha al suo attivo numerose biografie storico-politiche (tra cui "Evita Peron" e "Raul Castro") e studi sulla storia dello Spionaggio (tra cui "Storia degli agenti segreti. Dallo Spionaggio all'Intelligence" e "le 10 spie donna che hanno fatto la Storia").

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