Lo storico tradimento di Jean-Baptiste Bernadotte raccontato da Domenico Vecchioni

 

Marsiglia 1794. Napoleone alloggia nella dimora del notabile locale François Clary, requisita per le esigenze dell’esercito.

E’ un ospite di riguardo. Ha appena 25 anni, ma è già generale! Giusta ricompensa per aver ripreso Tolone agli inglesi. A Marsiglia passa un periodo di congedo.

Il fratello maggiore, Giuseppe, non è un militare, ma, appena giunto dalla Corsica, si reca nella capitale della Provenza in visita al fratello, che non vedeva da tempo, per felicitarlo dello strepitoso successo ottenuto a Tolone.

Frequentando i Clary, Giuseppe cade rapidamente sotto il fascino di una delle figlie Clary, Marie-Julie, se ne innamora, ne chiede la mano e, senza perdere troppo tempo, la sposa nell’agosto dello stesso anno. Napoleone, dal canto suo, è incantato dalla freschezza di un’altra figlia del suo anfitrione, Désirée, di appena 17 anni. Il sentimento è ricambiato.

Così i due giovani si fidanzano e Napoleone promette che convoleranno a giuste nozze non appena avrà concluso la campagna d’Italia, dove deve recarsi alla testa di un esercito in via di formazione.

Campagna che segnerà l’inizio del folgorante percorso politico del giovane corso. Il governo peraltro, temendone l’eccessiva popolarità, lo richiama presto a Parigi per tenerlo meglio sotto controllo. Qui Napoleone conosce una donna al cui fascino esotico non saprà resistere, la “bella creola” Joséphine de Beauharnais. Si uniscono in matrimonio nel marzo del 1796.

Il generale vittorioso ha dimenticato la promessa fatta a Desirée! La ragazza rimarrà profondamente delusa e offesa. Non passerà tuttavia molto tempo nel rimpianto dell’ex fidanzato e troverà consolazione in un generale “rivoluzionario”, Jean-Baptiste Bernadotte, che sposerà nel 1798. 

Nato nel 1763 a Pau (Béarn, Bassi Pirenei) da una famiglia di modesta condizione sociale, alla prematura morte del padre Bernadotte deve interrompere gli studi e per sopravvivere si arruola nell’esercito. Qui ha poche possibilità di progredire nella carriera militare perché – siamo ancora nell’ambito dell’ancien régime – i posti di ufficiale sono riservasti ai nobili.

E lui nobile non lo è. Nel 1789, anche forse per motivi di rivincita sociale, aderisce con entusiasmo alla Rivoluzione.

Repubblicano convinto, con un appariscente tatuaggio sull’avambraccio con la scritta “Morte ai re!”, partecipa a tutte le grandi battaglie rivoluzionarie, guadagnandosi, appena trentunenne, il grado di generale per il suo coraggio e le sue indubbie capacità militari. 

Viene inviato in Italia in aiuto a Napoleone, che reclamava rinforzi. Ma tra i due la corrente non passa, si fa strada anzi una certa reciproca antipatia. Bernadotte è più che mai un convinto repubblicano e vuole preservare le conquiste della Rivoluzione.

Napoleone appare ai suoi occhi un uomo dalla smisurata ambizione, promotore di una politica ambigua, tesa in definitiva alla presa del potere. Non si sbagliava.

Il 9 novembre del 1799 Napoleone è protagonista, con l’aiuto del fratello Luciano, importante uomo politico diventato presidente del parlamento (Consiglio dei Cinquecento), di un vero e proprio colpo di Stato. Caccia in pratica il Direttorio, instaura il Consolato e si auto-nomina Primo Console. 

Bonaparte, desideroso di coinvolgere i familiari nella gestione del potere per sentirsi più sicuro, chiede a Bernadotte – nonostante la poca simpatia esistente tra i due – di appoggiarlo nella conduzione del Consolato. Ne riceve però un netto rifiuto.

Il Primo Console insiste, lo vuole almeno al Consiglio di Stato. Riceve un ulteriore diniego. Atteggiamento che, in quelle speciali circostanze, equivale quasi a un insulto. Un altro generale sarebbe stato senza dubbio fulminato dal risentimento napoleonico.

Al generale bearnese invece non succederà nulla, non subirà alcuna ritorsione. Perché? Perché sua moglie, Désirée, è intervenuta in suo favore presso l’ex fidanzato di Marsiglia! 

Interventi che Désirée ripeterà spesso in futuro, anche per cercare di attutire le conseguenze della fama, in parte meritata, che il marito si stava facendo di oppositore ”antibonapartista”. 

Bernadotte inoltre sui campi di battagli non sarà sempre all’altezza della sua reputazione. Conoscerà  ripetuti fallimenti, tanto che Napoleone, dopo la battaglia di Wagram nel 1809, gli toglierà bruscamente il comando del suo corpo d’armata. 

Terminate le ostilità cercherà anche di allontanarlo dalla Francia, proponendogli una missione in America. Ma l’interessato rifiuta, preferendo rimanere a Parigi, dove l’attende un  destino dai contorni assolutamente imprevedibili. 

Viene in effetti contattato da un emissario in provenienza da Stoccolma, il conte Karl Otto Mörner, il quale gli spiega in poche parole la drammatica congiuntura che sta vivendo il proprio paese, la Svezia.

Poco popolata (appena due milioni di abitanti), arretrata nelle sue strutture agricole e industriali, governata da un re vecchio e malato, Carlo XIII, che per giunta non ha eredi.

Il principe ereditario è morto prematuramente e la classe politica ne sta cercando un altro, un personaggio di alto prestigio che possa rilanciare il paese, evitando prospettive di sottomissione o di vassallaggio a una delle grandi potenze del momento.

La scelta in definitiva è caduta su di lui. Assumerebbe Bernadotte, Maresciallo dell’impero imparentato con l’uomo più potente d’Europa, quell’incarico, chiede l’emissario svedese?

Il generale francese, dopo aver superato i primi momenti di stupore, accetta senz’altro la proposta, ponendo tuttavia una condizione.

Deve ottenere il previo assenso di Napoleone, senza la cui autorizzazione niente si muove nell’Europa in quegli anni. 

L’imperatore non si mostra in linea di principio contrario all’idea. Non gli dispiacerebbe vedere sul trono di Svezia un suo parente e un suo ex generale, anche se i rapporti tra i due non sono mai stati idilliaci e privi di contrasti. Ciò che ora conta è l’interesse della Francia.

Pone tuttavia una riserva. Vuole un impegno scritto di Bernadotte che mai prenderà le armi contro il suo paese d’origine! Evidentemente non se ne fida troppo. 

Bernadotte però rifiuta con decisione. Un tale impegno limiterebbe la sua sovranità e autonomia decisionale. Se questa è una conditio sine qua non, preferisce allora rinunciare all’incarico. E ancora una volta sarà Napoleone a cedere! Darà alla fine la sua autorizzazione senza condizioni.

Perché? Si è forse intromessa Désirée, ansiosa di diventare regina? E’ altamente probabile. 

E così Jean-Baptiste Bernadotte, generale francese nato a Pau, diventa Carlo-Giovanni, figlio adottivo di Carlo XIII, principe ereditario di Svezia, eletto all’unanimità dagli Stati generali del paese.

Presto sarà re e Désirée, la ragazza di provincia, diventerà regina!

Nel 1812 la Francia dichiara guerra alla Russia. Bernadotte, sempre più integrato nel suo ruolo “svedese”, non ha esitazioni: si schiera contro il suo psese d’origine.

Napoleone aveva ragione a diffidare di lui. Non solo Bernadotte prenderà posizione contro Parigi, ma andrà molto più in là, entrando nei territori ambigui del tradimento.

Vorrà cioè offrire i suoi preziosi consigli allo zar Alessandro I su come meglio affrontare le armate dell’imperatore francese.

Lui lo conosce bene e sa quali siano le sue strategie sul terreno e i suoi trucchi tattici. Consiglia quindi caldamente allo zar di non affrontare Napoleone in scontri diretti, dove il corso è insuperabile nel gestire i movimenti di grandi eserciti, ma piuttosto di logorarlo lentamente con continue scaramucce e imboscate, spingendolo il più possibile verso l’interno del paese. Qui le crescenti difficoltà di approvvigionamento, le incombenti malattie e il “generale inverno” avrebbero piegato i soldati della Grande Armée.

E così effettivamente avviene. Nei suoi consigli allo zar, Bernadotte non è del tutto disinteressato: intravede in prospettiva la possibilità di sostituire Napoleone sul trono di Francia! Proprio lui, che accusava Napoleone di ambizione smisurata.

Ma non è finita. Nella conferenza di Trachtenberg nel luglio 1813 (sesta coalizione) Russia, Prussia, Inghilterra e Austria decidono di farla finita con l’imperatore francese, già molto indebolito dalla terribile disfatta sofferta in Russia (partito con circa 600.000 uomini, torna in patria con un esercito di meno di 100.000 soldati).

Alla conferenza è naturalmente invitato anche Bernadotte, oramai diventato il maggior esperto di strategie napoleoniche tra le file nemiche. E questa volta il principe ereditario svedese non si limiterà a dare consigli, ma si unirà alla coalizione stessa.

Combatterà insomma personalmente contro la sua ex patria, contro colui che lo aveva nominato Maresciallo dell’impero, contro il suo parente acquisito.

Prezzo del suo tradimento? La Svezia potrà incorporare la Norvegia, che rimarrà sotto il controllo di Stoccolma fino al 1905. 

Nel 1818 Carlo XIII muore e l’ex Maresciallo di Francia diventa re col nome di Carlo XIV di Svezia e Carlo XIII di Norvegia (annessa dopo gli accordi di Trachtenberg).

Désirée è diventata regina di due paesi! Non solo Bernadotte diventa re, ma fonda anche una dinastia che arriva fino ai nostri giorni. L’attuale re di Svezia, Carlo XVI, discende in effetti direttamente dalla coppia francese Bernadotte-Clary.

 

 

 

 

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(Fonte immagine di sfondo: https://www.historypage.it/bernadotte-da-generale-francese-a-re-di-svezia/)

 

 

Domenico Vecchioni

Domenico Vecchioni. Già Ambasciatore d'Italia, saggista e storico. Ha al suo attivo numerose biografie storico-politiche (tra cui "Evita Peron" e "Raul Castro") e studi sulla storia dello Spionaggio (tra cui "Storia degli agenti segreti. Dallo Spionaggio all'Intelligence" e "le 10 spie donna che hanno fatto la Storia").

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