Lubecca, 1950: i due tacchini “di troppo” nella chiesa di Santa Maria

Il 2 settembre del 1950 è giorno di grande festa a Lubecca: la popolazione è fiera di avere recuperato l’edificio simbolo della città, la Chiesa protestante di Santa Maria, pesantemente danneggiata dai bombardamenti alleati e ora del tutto restaurata. Non solo, ora sarà possibile anche ammirare dei gioielli artistici che erano rimasti fino ad allora nascosti. I danneggiamenti subiti avevano, in effetti, fatto cadere l’intonaco dalla volta dell’abside e dalle mura laterali, lasciando intravedere preziosi affreschi originali del periodo medievale, stupendamente restaurati dal pittore Lothar Malskat, sotto la direzione del Professor Diterich Fey, responsabile di tutta l’operazione. Il Cancelliere, Konrad  Adenauer, presente alla cerimonia, felicita calorosamente i due artefici del “miracolo”, i quali hanno saputo ridare vita e forme a colori a prima vista difficilmente recuperabili.

Ma un piccolo dettaglio porterà a scoprire nei mesi seguenti la grande truffa commessa ai danni della Città di Lubecca e della Repubblica Federale di Germania. Nel paradiso terrestre “restaurato”, insieme ad altri animali della creazione, figurano anche due tacchini.  Ma, fa notare timidamente un visitatore qualche tempo dopo, i tacchini non erano stati introdotti in Europa (come la patata del resto) dagli spagnoli a seguito della scoperta dell’America? Come è possibile che figurino in un affresco del XIV secolo?

Sul momento piovono le più variegate giustificazioni. Ci si appella in particolare alla teoria della scoperta dell’America da parte dei Vichinghi cinque secoli prima di Colombo e ai racconti dell’impresa che sarebbero stati tramandati oralmente in tutto il nord Europa, fino ad arrivare a Lubecca… Insomma spiegazioni di pura fantasia,  che però sembrano  soddisfare la curiosità dei visitatori.  Almeno fino al 7 ottobre 1952 quando lo stesso Lothar Malskat, preso da un grave crisi esistenziale e da forti contrasti con Fey, si reca al commissariato principale della città e confessa di essere lui l’autore – non il restauratore! – degli affreschi della chiesa. 

Spiega che sia lui che il Professore Fey si erano resi conto che sarebbe stato impossibile restaurare gli affreschi, troppo danneggiati dal crollo dell’intonaco. Per non deludere allora le aspettative della popolazione e per non perdere i consistenti finanziamenti già concessi, avevano deciso di risolvere a loro modo il problema. Come del resto avevano già fatto una volta in passato, nella cattedrale di Schleswig. Così la volta dell’abside e le pareti laterali erano state in gran segreto completamente ripulite e messe a nudo. Su questi sfondi vergini Malskat  aveva riversato tutto il suo talento, la sua fantasia, la sua capacità di imitare e di lavorare in fretta! 

Ma ora non ne può più. Vuol togliersi quel peso dalla coscienza e liberarsi dell’ossessione dei due tacchini inseriti nel paradiso terrestre. Che svista, che sbadataggine! Non se lo perdona. 

Scoppia uno scandalo di enorme portata . I cittadini di Lubecca cadono dalle nuvole. Sono sorpresi e fortemente irritati. Ma il prestigioso Istituto d’arte di Kiel non aveva sentenziato:“la Vergine Maria è meravigliosa…Lo sguardo del profeta è magico…l’artista medievale al quale Lubecca deve questo capolavoro rimane sconosciuto…”? Sono stati presi in giro? Sembra proprio di sì. Malskat in effetti si sfoga: quell’”artista medievale” è lui ! Lo “sguardo magico” del profeta è quello di suo padre, un modesto commerciante…

Il tribunale della città nomina una commissione d’inchiesta formata da riconosciuti esperti, che dovranno indagare sul caso. Questa volta non ci saranno dubbi e tentennamenti:  le ventuno figure dell’abside non sono di origine gotica, ma sono certamente l’opera di Lothar Malskat. Il tribunale, dal canto suo, emette la sentenza il 25 gennaio 1955: venti mesi di reclusione a Fey e diciotto a Malskat per la loro inescusabile impostura. Malskat peraltro viene liberato subito dopo la sentenza, avendo già scontato la sua pena in detenzione preventiva. Emigra in seguito in Svizzera, dove potrà finalmente vivere della sua arte, senza imitazioni, né falsificazioni.

Ma la storia non è ancora conclusa.  Rimane ai responsabili della chiesa di decidere se conservare gli affreschi falsi, con l’indicazione dell’autore e della data di esecuzione o distruggerli. Alla fine prevarrà la seconda ipotesi. Peccato!

Chissà, forse gli affreschi di Lothar Malskat avrebbero costituito un’attrazione turistico-culturale in più per la città di Lubecca. E poi secondo gli esperti dell’Istituto d’arte di Kiel la Vergine Maria non era “meravigliosa”, lo sguardo del profeta non era “magico”? 

Ma c’erano quei due tacchini di troppo…. 

 

 

 

 

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(Fonte immagine di sfondo: Foto di 272447 da Pixabay)

Domenico Vecchioni

Domenico Vecchioni

Domenico Vecchioni. Già Ambasciatore d'Italia, saggista e storico. Ha al suo attivo numerose biografie storico-politiche (tra cui "Evita Peron" e "Raul Castro") e studi sulla storia dello Spionaggio (tra cui "Storia degli agenti segreti. Dallo Spionaggio all'Intelligence" e "le 10 spie donna che hanno fatto la Storia").

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