L’uomo d’oro di Varna: il mistero del più antico tesoro mai scoperto

Nell’ottobre del 1972 un operaio bulgaro di nome Raycho Marinov, nel corso di alcuni lavori edili nella cittadina bulgara di Varna, fece una scoperta che avrebbe cambiato per sempre la storia di quella ridente cittadina affacciata sul Mar Nero. La sua pala inavvertitamente portò alla luce una tomba e poi un’altra ancora. Da allora ne sono state scoperte ben 294 (gli scavi continuano ancora oggi) e, secondo una recente datazione al radiocarbonio, sarebbero da collocare in un orizzonte cronologico compreso tra il 4600 e il 4200 a.C. Quella che nella letteratura specialistica viene definita la cultura calcolitica Gumelniţa-Karanovo.

Ciò che rende però questo sito archeologico una vero e proprio rebus è l’incredibile quantità d’oro ritrovata: ben sette chili. Un vero record per un’epoca così remota. Tanto da poter dire che ad oggi è il più antico tesoro mai scoperto. Ma non è il solo aspetto affascinate. La stragrande maggioranza del metallo prezioso proviene da una sola tomba (la numero 43) al cui interno era stato inumato un individuo di circa 40-50 anni, alto all’incirca 175 cm e di corporatura robusta. Doveva essere un vero gigante per l’epoca.

Il suo corpo era stato adagiato nel sepolcro accompagnato da un corredo ricchissimo: braccialetti, collane, un elaborato scettro (tenuto ancora nel pugno) e un curioso e inedito astuccio che custodiva il suo organo sessuale (un particolare associato ad aspetti sciamanici). Tutto naturalmente in oro. Non mancano inoltre grandi quantità di armi (lance e asce). Come interpretare un simile profusione di ricchezza? E chi era davvero l’uomo d’oro di Varna? Difficile a dirsi. Tutti gli elementi farebbero pensare fosse una figura davvero fuori dal comune: un potente guerriero dotato allo stesso tempo di grande potere e influenza religiosa. Parole come principe o sovrano settemila anni fa non avevano alcun senso. Potremmo immaginare una sorta di capo-clan dotato di vasto seguito e influenza. Ma le speculazioni non possono che fermarsi qui. Di certo il resto della comunità, abitante in palafitte sulla laguna, sembrava vivere in maniera assai più modesta.

 

Immagine via commons.wikimedia.org, autore Yelkrokoyade

Antonio Landini

Antonio Landini

Storico del Vicino Oriente antico con profilo archeologico ha preso parte a diversi scavi nella regione (Grecia, Turchia, e Asia Centrale), specializzandosi in particolare nell’area iranica dell’Età del Bronzo medio-tardo. Lavora nel mondo dell’editoria. Da alcuni anni partecipa inoltre a un progetto di studio incentrato sullo sviluppo delle società nomadiche dell’Asia centrale, partecipando a missioni esplorative nel Kazakistan meridionale.

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