Madame de Pompadour: potente e affascinante come una dea

Jeanne Antoinette Poisson, conosciuta come madame de Pompadour, detta anche Reinette (“reginetta”), fu la più celebre favorita del re Luigi XV di Francia e una delle donne più potenti della sua epoca. Il fascino intenso e irresistibile della marchesa di Pompadour era leggendario.

Nata da una famiglia della ricca borghesia finanziaria (era figlia del potente finanziere Francois Poisson, anche se, date le numerose relazioni extraconiugali della madre, questo dato non è sicuro), riuscì a partecipare grazie ai buoni uffici della famiglia alle nozze per celebrare il matrimonio del re. Questi ne fu affascinato e le acquistò il titolo di marchesa di Pompadour, elevandola al rango nobiliare e rendendola maitresse-en-titre, ossia la sua amante ufficiale.

Durante la vita fu tra le principali sostenitrici delle idee dell’Illuminismo, facendosi lei stessa mecenate per la stampa dell’Enciclopedia. Fu inoltre una guida per i gusti in materia di arte, musica e moda del suo tempo.

Così la descrive un contemporaneo, Charles-Georges Leroy, luogotenente di caccia e amministratore dei boschi di Versailles: “La marchesa di Pompadour era di una statura al di sopra dell’ordinario, svelta, spigliata, agile, elegante; il suo viso si combinava bene con l’altezza, un ovale perfetto, dei bei capelli castano chiaro piuttosto che biondi, degli occhi abbastanza grandi, ornati da belle sopracciglia dello stesso colore, il naso perfettamente formato, la bocca affascinante, i bellissimi denti, e il più delizioso sorriso; la più bella pelle del mondo donava a tutti i lineamenti grande freschezza. I suoi occhi avevano un fascino particolare, dovuto forse all’incertezza del colore; non avevano affatto la viva lucentezza degli occhi neri, il tenero languore degli occhi azzurri, la finezza particolare di quelli grigi; il loro colore indeterminato sembrava renderli adatti a ogni genere di seduzione e a esprimere tutte le impressioni di un animo mobile. Anche il gioco della fisionomia era infinitamente vario, ma senza mai lasciar trasparire disarmonia nei tratti del volto. Ogni cosa contribuiva allo stesso obiettivo, il che lascia supporre un’anima abbastanza padrona di sé; i movimenti erano in accordo con il resto, e l’insieme della persona sembrava una sfumatura tra l’ultimo livello dell’eleganza e il primo della nobiltà”.

Michela Lampronti

Michela Lampronti

Classe 1992, Laureata in Scienze dei Beni culturali con indirizzo storico-artistico e archeologico, Laurea magistrale in Storia e Critica dell’Arte, presso l'Università degli Studi di Milano, è specializzata in Storia dell’Arte Antica. Esperta in comunicazione e valorizzazione culturale, è attualmente traduttrice ed Editor professionista.

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