Michel Chasles, ovvero la straordinaria ingenuità di un genio della matematica

Strano caso quello del Professor Michel Chasles.

Matematico, autore di trattati riconosciuti a livello internazionale, ideatore del famoso “teorema di Chasles”, cattedratico di peso, autorevole membro dell’Accademia francese delle scienze, Chasles passerà alla storia per essere stato la sbalorditiva vittima di un raggiro che farà ridere tutta l’Europa. 

Nato nel 1793 nei pressi di Chartres,  Michel Chasles fin da giovane coltiva una vera e propria passione per gli antichi manoscritti. Ne è incontenibilmente avido e accumula nel corso degli anni una discreta collezione, ma si tratta di documenti di secondaria importanza. E’ sempre quindi alla ricerca della grande scoperta che sbalordirà il mondo e che farà di lui il collezionista più rinomato.

La notizia della passione, del  punto debole, di Chasles circola e finisce per arrivare alle orecchie di un certo Vrain-Lucas, abilissimo falsario dall’aspetto del classico topo di biblioteca: anziano, gobbo, calvo, non troppo pulito e trasandato nel vestire.

Un sera questi si presenta, avvolto in un’aura di mistero, al domicilio del grande matematico, facendogli balenare l’esistenza di preziosissime carte originali di cui ha la disponibilità.

Racconta al riguardo una fantasiosa storia di un naufragio e di un baule pieno di antichi manoscritti miracolosamente recuperato. 

E a riprova di ciò che dice, mostra al matematico, oramai febbricitante di curiosità, una lettera manoscritta di Molière.

Ma – assicura il misterioso visitatore – ne ha altre di ben altro valore storico! Chasles è come folgorato.

E’ disposto a pagare quanto richiesto e prega anche il falsario di riservargli  in qualche modo il monopolio delle sue future vendite. 

Il giorno dopo in effetti Vrain-Lucas si presenta  di nuovo a casa del matematico con un reperto effettivamente eccezionale: una lettera di Cesare a Vercingetorige, scritta peraltro in  francese medievale.

Una lettera di Cesare! Che straordinaria acquisizione!

I 500 franchi richiesti da Vrain-Lucas non sono certo un problema. L’abile falsario ha spiegato al matematico che si tratta in realtà di copie elaborate nel medioevo nell’abbazia di Tours, dove i monaci ricevevano dai loro corrispondenti in tutto il mondo gli originali, che venivano quindi tradotti e ricopiati.

Ma il contenuto dei documenti si poteva considerare assolutamente autentico. 

Comincia così la grande truffa. Per ben sette anni, fino al 1869, il matematico acquisterà senza mai tentennare le lettere che Vrain-Lucas confeziona con abilità di falsario, ma con pericolose debolezze storiche e cronologiche, malgrado abbia l’abitudine di “documentarsi” attentamente nelle biblioteche civiche.

Ad un certo momento la sfrontatezza del falsario, di fronte all’accecamento del collezionista,  non ha più limiti.

“Spara” lettere in tutte le direzioni. Lettere di Cleopatra a Cesare, di Alessandro Magno a Aristotele, di Giovanna d’Arco a Carlo VII e persino di Giuda a Gesù! Finisce per farla talmente grossa che la truffa finirà inevitabilmente davanti al tribunale. 

Vrain- Lucas presenta a Chasles  una lettera di Blaise Pascal indirizzata al giovane Newton per annunciargli di aver scoperto la legge sulla gravitazione universale. Una bomba storico-scientifica!

Non sarebbe stato quindi l’inglese Isaac Newton – afferma ai suoi colleghi il matematico entusiasmato dal reperto –  lo scopritore della famosa teoria, ma il francese Blaise Pascal.

Di che solleticare lo sciovinismo d’oltralpe! Gli scienziati inglesi allora reagiscono con fermezza. Non esiste alcuna corrispondenza tra Newton e Pascal.

In ogni caso, precisano,  nel 1654, anno del documento cui fa riferimento il matematico, Newton è un bambino di 11 anni, per il quale una lettera del genere non avrebbe avuto alcun significato! 

Paradossalmente durante il processo l’attenzione generale più che sull’accusato, si concentra sulla vittima. I giudici non riescono proprio a capacitarsi come una persona intelligente e stimata come Chasles  abbia potuto credere alle grossolane invenzioni del falsario, dal quale acquisterà 27.345 documenti, sborsando l’enorme somma di   150.000 franchi. 

In definitiva Vrain-Lucas viene condannato a due anni di reclusione  e a 500 franchi di ammenda. Il che gli lascia un beneficio di… 149.500 franchi. Una somma che lo ripaga – come affermerà in seguito – del lavoro di ricerca e di copiatura che pure aveva effettuato. 

Chasles, dal canto suo, non sarà mai del tutto convinto di essere stato totalmente raggirato. Non rinuncerà del tutto al suo sogno.

Rimarrà convinto che c’era comunque qualcosa di estremamente interessante nelle carte del falsario.

Tanto da lasciarle in eredità alla biblioteca nazionale francese (dove tuttora si trovano), quasi si trattasse di carte dal valore storico.

E in effetti un certo valore storico ce l’avevano: erano state all’origine di uno dei più grossi raggiri della storia di Francia!

 

 

 

_________________________________

(Fonte immagine di sfondo: la copertina de I maestri della truffa di Domenico Vecchioni, libro dal quale è tratta la vicenda narrata).

Domenico Vecchioni

Domenico Vecchioni

Domenico Vecchioni. Già Ambasciatore d'Italia, saggista e storico. Ha al suo attivo numerose biografie storico-politiche (tra cui "Evita Peron" e "Raul Castro") e studi sulla storia dello Spionaggio (tra cui "Storia degli agenti segreti. Dallo Spionaggio all'Intelligence" e "le 10 spie donna che hanno fatto la Storia").

Articolo Precedente

Nose art ieri e oggi tra gatti neri, sorci verdi ed esotiche pin-up

Articolo successivo

Frank Abagnale: il truffatore che combatteva le truffe