Mussolini e la caduta del Fascismo raccontati da Domenico Vecchioni

Nella fatidica notte tra il 24 e 25 luglio del 1943, il Gran Consiglio del Fascismo, massimo organo costituzionale voluto dallo stesso regime, mette in minoranza Mussolini, criticandone la politica strategica e militare.

I 19 voti in favore dell’ordine del giorno di Dino Grandi (otto contrari e un’astensione) pongono così fine – paradossalmente con metodo quanto mai democratico!  – alla dittatura del Capo.

Ma i protagonisti della drammatica seduta non sono consapevoli di aver scosso in maniera irreversibile le basi del fascismo, convinti probabilmente di poter assicurare la continuità del regime con un governo di Dino Grandi e o di Galeazzo Ciano. Credono insomma di poter salvare il regime, scaricando Mussolini.

Non sospettano che quella sarà l’ultima seduta del Gran Consiglio! Lo stesso Mussolini, del resto, non percepisce immediatamente gli effetti devastanti del voto avvenuto nella nottata del 24 luglio. La mattina del 25 luglio, in effetti, il Duce si reca a palazzo Venezia per una ordinaria giornata di lavoro, ricevendovi l’ambasciatore del Giappone. 

Diverso l’atteggiamento del re Vittorio Emanuele III, il quale fa pervenire un invito al Cavaliere Mussolini per consultazioni e “per prendere un tè”,  avendo in mente ben precise e recondite finalità. L’appuntamento è fissato per le 16h.

Donna Rachele, la moglie del Duce, animata da un infallibile intuito femminile, supplica il marito di non fidarsi dei Savoia, di disertare l’appuntamento e di restare a casa.

Mussolini però non condivide le preoccupazioni della moglie.

Cosa ha da temere in definitiva? Non ha infatti sempre sostenuto la monarchia? Non ha dato alla casa regnante quel rayonnement internazionale di cui essa non aveva mai goduto in precedenza? Insomma non ha fatto del re un imperatore? Come sappiamo, Rachele aveva ragione e Benito torto.

Il re infatti appena si ritrova al cospetto di Mussolini, non solo gli chiede brutalmente di dimettersi, ma gli annuncia anche di aver nominato il suo successore: Pietro Badoglio! Il Capo del fascismo è scosso, proprio non se l’aspettava, diventa livido in volto, esita, ma alla fine non reagisce.

Tutto il suo mondo gli è crollato improvvisamente addosso. Concluso l’imbarazzante e non glorioso colloquio, il re accompagna l’oramai ex-capo del governo alla porta e lo saluta con frasi di circostanza.

Il Duce è frastornato, stordito. Ora cosa succederà? Non sa ancora che l’invito “a prendere il tè” sta per trasformarsi  in una squallida messa in scena per il suo arresto e per la sua reclusione.

Mentre sta per raggiungere la propria automobile, viene avvicinato dal capitano dei carabinieri Vigneri che gli dice di salire, per assolute esigenze di sicurezza,  su un’ambulanza della Croce Rossa appositamente predisposta.

Mussolini sulle prime protesta, ma poi pensa che le circostanze del giorno prima, l’incarico conferito a Badoglio, le manifestazioni che cominciano a verificarsi nel paese giustifichino effettivamente speciali misure di protezione della sua persona.

Viene quindi portato in una caserma dei carabinieri dove riceve un messaggio di Badoglio che gli assicura misure di protezione per la sua persona e gli chiede di indicare dove vuole fissare la futura residenza. 

Mussolini gli risponde seduta stante che vuol raggiungere la propria famiglia alla Rocca delle Caminate, nei pressi di Predappio.

Dopo due giorni di discreta permanenza presso la caserma dei carabinieri di via Legnano, il Duce viene fatto salire su un’autovettura che si dirige verso una destinazione ignota.

Ma non gli occorre molto per capire che non lo stanno accompagnando in Romagna, l’automobile sta puntando verso sud. Mussolini si rende conto a quel momento di essere a tutti gli effetti prigioniero di Badoglio!…

Domenico Vecchioni

Domenico Vecchioni. Già Ambasciatore d'Italia, saggista e storico. Ha al suo attivo numerose biografie storico-politiche (tra cui "Evita Peron" e "Raul Castro") e studi sulla storia dello Spionaggio (tra cui "Storia degli agenti segreti. Dallo Spionaggio all'Intelligence" e "le 10 spie donna che hanno fatto la Storia").

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