“Nascita di una nazione”: il film, bianco, che racconta l’America fondata dal Klan

“La storia scritta con il fulmine”. Così il Presidente USA Wilson, democratico, avrebbe definito  il magnum opus di David Wark Griffith. Circa tre ore di film muto, distribuito nelle sale statunitensi nel 1915 ed ambientato l’indomani della fine della Guerra civile americana quando molti ex schiavi neri furono liberati.

Divisa in due parti, la pellicola narra le vicende delle famiglie Cameron (sudista) e Stoneman (nordista). La prima è dedicata alla guerra, persa, dal sud Confederato; la seconda si incentra sulla fase della ricostruzione.

Gli anni che seguirono la fine della Guerra di secessione furono particolarmente duri per gli sconfitti. Anzi, furono lo humus di quel disagio sociale che sfociò nella segregazione degli afro-americani protrattasi per un secolo.

Va ricordato infatti che il primo matrimonio fra un bianco ed un nero, negli USA, fu concesso da una sentenza della Corte Suprema solo nel 1967. Questo per far comprendere come il pregiudizio razziale fosse radicato… e non solo nel sud degli Stati Uniti.

L’opera testimonia la diffusione del razzismo nel Sud e la sua organizzazione sul territorio. E’ il primo film infatti nel quale si descrive la nascita del Ku Klux Klan, che proprio in quegli anni si ricostituiva. Nato su iniziativa di alcuni ex studenti ed ufficiali sudisti con il fine di terrorizzare i liberti, si sciolse nel giro di pochi anni. Fu un presidente repubblicano, l’ex generale nordista Grant, a porvi fine con il Klan Act (1874). Poi, nella seconda decade del XX Secolo rinacque sotto la spinta di William Joseph Simmons. E sotto l’amministrazione, democratica, di Woodrow Wilson che apprezzò molto il film di Griffith tanto da definirlo, come accennato,”la storia scritta con il fulmine”. Vale a dire, l’epopea americana proiettata su pellicola.

La locandina del film. (Fonte: ondacinema.it)

Lasciamo a voi lettori le considerazioni del caso. A partire dalla locandina che trovate accanto.

Certamente non si tratta di un capolavoro del politicamente corretto. Né dell’obiettività.

Anzi, colpisce come agli inizi del Novecento, una nazione come gli USA vista quale terra promessa da milioni di immigrati da ogni del Globo, possa aver accolto – con entusiasmo – i contenuti dell’opera di Griffith. I contenuti, perché sull’aspetto tecnico-stilistico i critici si sono già espressi: uno dei migliori film della Storia del cinema.

 

 

 

 

 

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Fonte immagine di sfondo: qui 

 

Marco Petrelli

Marco Petrelli

Nato a Terni, una laurea in Storia e una in Storia e politica internazionale, è giornalista e fotoreporter. Si occupa di difesa, esteri e reportage... questi ultimi di solito caratterizzati da un bianco e nero ad alto contrasto. Collabora, fra gli altri, con BBC History, AeroJournal, Affari Internazionali. Amante del cielo, ha dedicato due titoli alla storia aeronautica.

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