Necropoli dei Monterozzi: una delle testimonianze etrusche più significative

La necropoli dei Monterozzi, sita su un’altura a est di Tarquinia, è una delle testimonianze più vibranti, intriganti e significative del periodo etrusco. Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO dal 2004, il sito conserva circa 6000 sepolture, la cui datazione più antica si attesta intorno al VII secolo a.C., ma non sono tutte accessibili. La visita tipo è organizzata secondo un percorso in ordine cronologico.

Eccezionali sono le tombe affrescate, fondamentali per scoprire e comprendere la vita degli Etruschi. Le tappe imperdibili sono numerose. La Tomba degli Auguri, scoperta nel 1878, è caratterizzata da una splendida decorazione parietale raffigurante un rito funebre e i tradizionali giochi che si svolgevano durante lo stesso. Sono ben visibili la Porta degli Inferi, una figura autoritaria vestita di color porpora, un servitore, un incontro di lotta e un Phersu, un enigmatico personaggio, il quale, in una sorta di combattimento gladiatorio, tiene al guinzaglio un grosso cane, che, a sua volta, è intento a sbranare un uomo incappucciato, forse un condannato a morte.

Tale affresco, secondo gli studi condotti, venne realizzato tra il 540 e il 530 a.C., da un artista probabilmente focese. La Tomba dei Leopardi, realizzata nel 473 a.C. e scoperta nel 1875, deve il suo nome ai due maestosi felidi raffigurati nel triangolo posto tra gli spioventi del tetto sulla parete di fondo della stanza. Tra motivi geometrici e floreali, le altre scene riportate mostrano un conviviale simposio. Nella Tomba dell’Orco, risalente al IV secolo a.C., invece, troviamo, oltre che un ritratto della nobildonna Velia Velcha, una delle poche rappresentazioni di Tuchulcha, demone infernale dai tratti animali (colorito giallastro, busto umano, chioma serpentina, becco da rapace, orecchie d’asino, zampe con artigli e ali). La Tomba dei Tori, databile intorno al 530 a.C., presenta affreschi con vari animali, presumibilmente apotropaici.

I tori, da cui essa prende il nome, sono dipinti in diverse parti della sepoltura. Quelli più rimarchevoli si trovano nel fregio della parete di fondo. Uno di questi, infatti, ha testa umana ed è identificabile con una divinità fluviale, quasi sicuramente Acheloo. Vicino agli animali, inoltre, sono rappresentate delle scene erotiche, cosa non insolita nella cultura etrusca. Nella Tomba delle Leonesse, realizzata nel 520 a.C. circa e ritrovata nel 1874, sono raffigurate due possenti bestie maculate, musici, danzatori, figure spensierate intente a banchettare, alcuni delfini che saltano tra le onde. Nella Tomba Claudio Bettini, dal nome dell’esimio storico dell’arte che dedicò gran parte del suo lavoro alla conservazione delle meravigliose opere della necropoli, troviamo scene di lotta tra leoni, banchetti, danze, animali e riturali erotici.

Redazione Conoscere La Storia

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