Niki Lauda: l’incidente che segnò l’addio della Formula 1 al Nürburgring

Con l’addio a Niki Lauda lo sport in generale e la Formula 1 in particolare danno l’ultimo saluto a una vera leggenda. Lauda era infatti uno dei testimoni più celebri dell’epoca eroica dell’automobilismo. Dell’epoca in cui, come dicono gli anglosassoni, “sex was safe and motor racing dangerous”. E “dangerous“, pericolosa, la Formula 1 lo era davvero, negli anni Settanta, quando Lauda solcava le piste di tutto il mondo gareggiando contro i rivali.

La realtà della massima categoria dell’automobilismo di quegli anni, tra tragici incidenti mortali e incredibili avventure sportive, è ben raccontata dal film Rush (2013), di Ron Howard, che ripercorre il duello che, nella stagione 1976, vide opposti proprio Lauda e il suo grande rivale, il britannico James Hunt, per il titolo mondiale. Ma il 1976 fu anche l’anno del terribile incidente dell’asso austriaco della Ferrari al Nürburgring, sul circuito della Nordschleife, un inferno d’asfalto di oltre 20 chilometri nella foresta nera. Uno dei tracciati più pericolosi al mondo perché, in caso di incidente, vista la lunghezza del circuito, era difficile capire dove questo fosse avvenuto. A volte capitava che un fumo nero si innalzasse da qualche punto nella foresta. Non era mai un buon segnale…

Al Gran Premio di Germania del ’76, che si teneva proprio su quel tracciato, l’1 agosto, Lauda (su Ferrari) e Hunt (su Mclaren) erano, insieme a Jody Scheckter (su Tyrrell) i piloti ancora in lizza per il titolo iridato. L’austriaco, campione uscente, godeva di un vantaggio considerevole in termini di punteggio. Fu però Hunt a ottenere la pole position nelle qualificazioni, davanti a Lauda.

Prima della partenza una leggera pioggia bagnò il tracciato. Al via Lauda si trovò a scivolare in ottava posizione. Nel tentativo di rimontare, al secondo giro, il campione in carica, mentre affrontava il tratto del Bergwerk, il punto più lontano dai box di tutta la pista, sbandò in una curva e finì violentemente contro le barriere. La Ferrari 312 T2, imbottita di benzina, fu avvolta improvvisamente dalle fiamme. Due piloti (Harald Ertl e Brett Lunger) colpirono la macchina al centro del tracciato, non riuscendo a evitarla, cosa che invece riuscì, di poco, all’inglese Guy Edwards. L’incidente fu talmente violento che Lauda perse addirittura il casco.

Fu solo grazie a Ertl, Lunger ed Edwards e, soprattutto, al coraggioso italiano Arturio Merzario, fermatosi per soccorere Lauda, se l’austriaco fu estratto vivo dalle fiamme che lo stavano avvolgendo. La gara fu interrotta e Lauda fu portato di corsa in ospedale, dove, nei giorni seguenti, lottò per sopravvivere. Le ustioni gli segneranno il volto per tutta la vita ma, dopo sole sei settimane, con la testa ancora bendata e sanguinante, Lauda scenderà in pista a Monza per tentare di difendere la leadership nel campionato da Hunt, che, nel frattempo, aveva ovviamente recuperato diversi punti. La manterrà fino all’ultima corsa di quella stagione, il Gran Premio del Giappone quando, dopo soli due giri, si ritirerà per l’eccessiva pericolosità della gara, lasciando il titolo al rivale Hunt. Rivincerà il titolo mondiale nel 1977 e poi, ancora, nel 1984.

La Formula 1 però, dopo quell’incidente, non correrà più sulla Nordschleife.

 

Immagine via commons.wikimedia.org, autore Lothar Spurzem

 

 

conoscerelastoria.it

Redazione di Conoscerelastoria.it

Articolo Precedente

21 maggio 996: Ottone III, un imperatore sedicenne

Articolo successivo

Scandalo a corte: l’intrigo che screditò Maria Antonietta