Ötzi: la storia dell’uomo del Similaun, scoperto tra i ghiacci

L’uomo venuto dal ghiaccio”, questo è uno dei soprannomi dati al più antico corpo umano interamente conservato giunto fino a noi. Ormai 28 anni fa due escursionisti tedeschi, Erika ed Helmut Simon, scorsero una sagoma fuoriuscire dal ghiaccio di una conca rocciosa sulle Alpi Venoste, ai piedi del Monte Similaun, sul confine tra Austria e Italia; a colpo d’occhio lo scambiarono per spazzatura abbandonata ma, una volta avvicinati, si resero subito conto che era molto, molto di più. Temendo fosse il cadavere di qualche escursionista, si recarono subito al rifugio più vicino per dare l’allarme. Non avevano la minima idea di aver appena effettuato una delle più grandi scoperte dell’archeologia: un uomo preistorico, catapultato nel presente dall’Età del Rame, ritrovato con i suoi capi d’abbigliamento ed i suoi attrezzi di uso quotidiano ancora intatti. Ci vollero giorni per liberarlo dal ghiaccio e per recuperare tutti i suoi averi, sparsi nei dintorni. Fu trasferito all’università di Innsbruck, ove il suo soggiorno fu breve e finalizzato allo studio, dato che verrà presto risolto il “giallo del confine”: Ötzi, l’uomo del Similaun, venuto dal ghiaccio, appartiene all’Italia.

Di Thilo Parg – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=35621968

Ma quando è vissuto Ötzi? Come ha fatto a conservarsi così bene? Gli studi effettuati sul suo corpo e sul suo corredo hanno dato una risposta a quasi tutte le nostre domande: Ötzi è giunto a noi dall’Età del Rame, aveva all’incirca 40 o 45 anni al momento della morte e la datazione al radiocarbonio più gettonata lo colloca nel 3.350 a.C. Il suo stato di conservazione invidiabile è dovuto alle condizioni naturali nelle quali si è ritrovato al momento del decesso, è supponibile che il suo corpo sia stato prima essiccato da un vento caldo autunnale e, in seguito, si sia ritrovato coperto di neve e inghiottito dal ghiaccio. La posizione depressa della conca rocciosa dove ha trovato la morte l’ha protetto dai movimenti del ghiacciaio sovrastante per ben 5300 anni, fino al suo scongelamento, nel settembre del 1991. È stato un evento fortuito anche il ritrovamento pressoché immediato da parte dei coniugi Simon, avvenuto prima che sopraggiungesse il deterioramento post-scongelamento del corpo.

L’essiccazione ha sicuramente accorciato le sue dimensioni corporee, Ötzi oggi misura 1,58 m e pesa 13kg (in origine ne pesava all’incirca 50), portava l’attuale numero 38 di piedi, presenta un diastema nell’arcata dentale superiore, i denti del giudizio sono assenti, era intollerante al lattosio e affetto dalla malattia di Lyme. Il colore dei suoi occhi era blu tendente al grigio e durante gli scavi è stata ritrovata anche una ciocca di capelli bruni, di 9 cm di lunghezza, perfettamente conservata. Alcune unghie hanno visto la luce durante gli scavi del 1992. Ötzi è anche riccamente tatuato: 47 tra segni, croci e linee, decorano la sua pelle. Questi segni, probabilmente, avevano un uso terapeutico e furono eseguiti in punti del corpo strategici.

Insieme al corpo sono stati trovati anche numerosi oggetti, tra cui arco, faretra, frecce, ascia, un pugnale in selce, contenitori in corteccia, erbe mediche e vari capi di abbigliamento, tra cui un berretto conservato alla perfezione, un mantello, scarpe, giaccone, pantaloni e una cintura. Oltre 70 oggetti facevano da cornice all’uomo venuto dal ghiaccio, capolavori di intreccio e di artigianato, opere della sua manualità. Grazie alle moderne tecnologie si è potuto verificare che Ötzi è deceduto a causa di una ferita da punta di freccia alla spalla; oggi riposa al Museo Archeologico dell’Alto Adige, con sede a Bolzano, attirando ogni anno numerosi visitatori e mantenendo lo status di più antico uomo conservato al mondo.

 

Immagine in evidenza via commons.wikimedia.org, autore 120 – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=15370839

Federica Ruggiero

Federica Ruggiero

Classe 1991, laureata in Storia con tesi in Egittologia all'Università degli Studi di Milano, è stata membro della giuria lettori per la VI edizione del premio nazionale di storia contemporanea "Friuli Storia".

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