Palazzo della Ragione: il tempio dell’astrologia e le sue meraviglie

Quella che sembra la carena di un’immensa nave rovesciata protegge, a Padova, la più grande sala pensile del mondo: un vero e proprio tempio dell’astrologia. È l’inconfondibile tetto realizzato da Giovanni degli Eremitani, chiamato, all’inizio del Trecento, a sopraelevare il Palazzo della Ragione, struttura edificata circa un secolo prima per ospitare tribunali e uffici giudiziari.

Sotto il soffitto ligneo a capriate e privo di sostegni centrali trova posto il loggiato, che si affaccia su piazza delle Erbe. All’interno, nel salone (81 m di lunghezza, 27 di larghezza e altrettanti in altezza), su tre fasce a correre lungo le quattro pareti, si sviluppa un grandioso affresco che misura oltre 200 m. Quello originale, attribuito a Giotto, andò distrutto nell’incendio che danneggiò la struttura nel 1420. Oggi possiamo ammirare l’opera di Niccolò Miretto e Stefano da Ferrara, completata nel 1440 e ispirata agli studi astrologici di Pietro d’Abano.

Il tema è suddiviso in dodici comparti, corrispondenti ai mesi dell’anno. Nella fascia inferiore sono effigiate le insegne dei giudici, a cui si aggiungono i santi protettori della città, le virtù cardinali e teologali, i dottori della Chiesa. Nel Medioevo, il salone era collegato al Palazzo delle Debite, il carcere riservato ai debitori insolventi che lì venivano tradotti dopo il processo.

Per altri rei era invece prevista una gogna pubblica: lasciati in mutande (in “brache di tela”), venivano poi issati e fatti pesantemente ricadere su una pietra di granito nero, dove sbattendo le natiche dovevano gridare la loro colpa alla cittadinanza (la cosiddetta “pietra del vituperio” è conservata nel salone). Il passaggio coperto tra piazza delle Erbe e piazza dei Frutti, chiamato volto della Corda, ricorda invece i “tratti di corda” somministrati ai commercianti che imbrogliavano sulle misure: venivano sollevati per i polsi, legati dietro la schiena, e fatti precipitare da un’altezza di tre o quattro metri.

La sala conserva un enorme cavallo di legno. Giorgio Vasari lo attribuisce (erroneamente) a Donatello, data la somiglianza con quello realizzato dallo stesso scultore per il monumento al Gattamelata che si trova di fronte alla Basilica del Santo. Fu invece scolpito per una sfilata del 1466. Le misure sono colossali: 5,75 metri di altezza e 6,20 metri di circonferenza all’addome.

Redazione Conoscere La Storia

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