Pierre Laval, il francese che confidava nella vittoria del Reich

Il 10 maggio 1940 i tedeschi misero improvvisamente fine a quella che fu chiamata la “drôle de guerre”, la guerra non guerreggiata.

Per circa un anno in effetti gli alleati, malgrado la dichiarazione di guerra del 3 settembre 1939, erano rimasti inattivi predisponendosi verosimilmente a una guerra d’usura.

I tedeschi dal canto loro erano stati impegnati con l’invasione della Polonia e si erano dunque concentrati sul fronte orientale.

Ma nel maggio 1940, domata oramai Polonia e fidando sempre nell’alleanza con l’Unione Sovietica, i nazisti sferrarono un attacco fulminate (“Blitzkrieg”) sul fronte occidentale, invadendo Belgio e Olanda e sconfiggendo la Francia in sole quattro settimane. 

Il 16 giugno il Presidente del Consiglio Paul Reynaud si dimise di fronte alla catastrofe e fu sostituito dal generale Philippe Pétain, l’eroe della Prima guerra mondiale, il quale appena sei giorni dopo firmò l’armistizio con i tedeschi.

La Francia si ritrovò spezzata in due: a nord il territorio occupato dai nazisti, a sud la “zona libera”, dove nella stazione termale di Vichy (Allier), si ritrovarono parlamento e governo e dove furono trasferiti alla bell’e meglio i ministeri e gli uffici dell’amministrazione centrale.

Tra gli uomini politici di rilievo presenti a Vichy spiccava Pierre Laval, un vecchia volpe della politica francese, che si era ben districato tra i vari gruppi parlamentari per restare sempre a galla ed era già stato due volte Presidente del Consiglio.

Con l’avvento del Fronte popolare, era stato tuttavia messo da parte e faticava a riemergere. Fu quindi ben felice di ritrovarsi ministro nel governo Pétain. 

I due uomini non si amavano molto per la verità, diversi nel carattere, nell’estrazione sociale e nella formazione culturale. Malgrado ciò, Laval non si risparmiò nella campagna parlamentare tesa a concedere i pieni poteri al vecchio generale. Per l’ex Presidente del Consiglio quella in effetti poteva rivelarsi una buona occasione per tornare alla ribalta.

Pétain era già vecchio, aveva 84 anni, in teoria quindi non più in possesso di tutti i mezzi fisici e mentali necessari per guidare un paese in quelle circostanze eccezionali e drammatiche. Situazione ideale per un giocoliere della politica come Laval per diventare l’eminenza grigia del governo. Insomma più poteri sarebbero stati conferiti a Pétain, più potente sarebbe diventato il suo più stretto collaboratore.

In effetti dopo la concessione dei pieni poteri al Maresciallo, approvata dal parlamento con una stragrande maggioranza di voti, Laval divenne Vice Presidente, con ampi poteri e margini di autonomia. Era arrivata insomma la sua ora.

Se le prime misure prese furono ispirate alla “Rivoluzione nazionale” promossa dal vecchio Maresciallo (provvedimenti anti-ebraici, anti-massonici e anti-democratici), Laval, dal canto suo, sembrava avere una sola preoccupazione: collaborare con la Germania nazista!

La Francia vinta doveva di conseguenza dare prove concrete della sua buona volontà per non spingere la Germania vincitrice a indurire oltre misura le proprie posizioni. Così stabilì relazioni strette e molto cordiali con Otto Abenz, ambasciatore di Germania in Francia.

Questi incoraggiò il potente Vice Presidente francese sulla strada della collaborazione, facendogli credere che Hitler prevedeva per la Francia un ruolo di grande rilievo nella futura Europa dominata dalla Germania.

Ma non era vero o quantomeno Abenz non ne sapeva niente. 

Il 22 ottobre 1940  Laval incontrò Hitler a Montorie (Loir e Cher) e gettò le basi dell’alleanza tra i due paesi.

Due giorni dopo, il 24, organizzò la riunione tra gli stessi Pétain e Hitler i quali, a beneficio della stampa internazionale, si strinsero cordialmente la mano (“stretta di mano della vergogna”, come fu definita successivamente) a simboleggiare la reciproca volontà di “collaborare” per opporsi al comunismo.

Il 9 novembre Laval si intrattenne con Hermann Göring assicurandogli l’impegno “irreversibile” della Francia nella collaborazione con la Germania.

E, affinché le sue parole non fossero solo enunciazioni di principio, moltiplicò i gesti concreti di buona volontà. Il 19 novembre consegnò ai tedeschi l’oro della banca nazionale belga, che era stato affidato alla Francia…

In seguito cedette ai tedeschi le partecipazioni francesi nelle miniere di rame (materiale altamente strategico) di Bior, in Jugoslavia. Evidenti pegni di fedeltà e sottomissione! 

Dopo varie traversie politiche che lo avevano visto “dimissionato” da Pétain, che gli contestava la sua eccessiva autonomia, Laval, a seguito delle forte pressioni esercitate dai tedeschi sul Maresciallo, era stato richiamato al potere il 17 aprile 1942.

In quell’occasione pronunciò un importante discorso per indicare le sue principali priorità politiche.

Si trattava in sostanza di inserire la Francia in un’Europa tedesca, sulla base di una stretta solidarietà anti-bolscevica.

Occorreva di conseguenza ottenere la fiducia e la considerazione dei tedeschi, concedendo loro sincera collaborazione, per ottenere in cambio il miglior trattamento possibile.

Il 22 giugno 1942 decise di intervenire alla radio in occasione del primo anniversario dell’invasione dell’URSS da parte delle truppe naziste.

Per evitare possibili malintesi fece leggere il testo della sua allocuzione preventivamente al Maresciallo che lo approvò, facendogli tuttavia notare che c’era una frase che non gli piaceva: “Credo nella vittoria della Germania!” Quella frase suonava come una sorta di previsione militare che – secondo Pétain –  un civile non poteva fare.

Non capendo invece che il problema non era se un civile poteva o non poteva fare una previsione di ordine militare, il problema era il vassallaggio di Vichy al regime nazista! Ma questo sembrava proprio non vederlo o non capirlo. 

Laval allora gli rispose, pronto, che avrebbe cambiato la frase. Avrebbe detto : “Auspico la vittoria della Germania”

Il che, politicamente, era molto peggio! 

Alla radio quindi Laval fece mostra di tutta la sua predisposizione al vassallaggio nei confronti dei nazisti:

Ho la volontà di stabilire con la Germania e l’Italia relazioni normali e di reciproca fiducia. Da questa guerra nascerà inevitabilmente una nuova Europa. Per costruire questa Europa, la Germania sta affrontando combattimenti giganteschi. Auspico la vittoria della Germania, perché senza di essa il bolscevismo metterebbe radici dappertutto…

Laval insomma auspicava la vittoria del paese che aveva invaso la Francia, la sua patria! E passò così alla Storia come il “francese che auspicava la vittoria della Germania nazista”. Questo i francesi non glielo perdoneranno mai!

Se il nome “Benedict Arnold” (la prima spia degli USA) divenne sinonimo di traditore per gli americani, quello di “Pierre Laval” lo divenne per i francesi.

 

 

 

 

 

 

(Foto di sfondo: il Maresciallo Philippe Petain – sx – e Pierre Laval. Fonte immagine: https://www.remocontro.it/2015/12/30/francia-tolto-segreto-regime-vichy/)

Redazione Conoscere La Storia

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