Porta Pia e il mito dei Bersaglieri raccontati dal Generale Ciotti

Il Comandante della Brigata Bersaglieri “Garibaldi” Generale di Brigata Domenico Ciotti.

In occasione del 150° Anniversario della Presa di Roma, abbiamo raggiunto il Generale di Brigata Domenico Ciotti, Comandante della Brigata Bersaglieri “Garibaldi”, quei fanti piumati entrati nell’immaginario collettivo (non solo nazionale) quali icone dell’impresa che portò l’Urbe ad essere Capitale d’Italia.

 

Come il Regno d’Italia si preparò all’impresa?

Il Ministero della Guerra del Regno aveva da tempo avviato un’attenta pianificazione della campagna; infatti erano state mobilitate 4 classi di leva che avevano costituito 3 divisioni del Corpo d’Esercito d’osservazione in Italia centrale al comando del Gen Raffaele Cadorna. Inoltre si erano fatti molti sforzi per garantire la logistica e i servizi amministrativi (ad esempio con i Reali Carabinieri che avrebbero dovuto occupare le stazioni di gendarmeria pontificia) al corpo che avrebbe dovuto occupare lo Stato Pontificio. 

Il Corpo crebbe fino a contare circa 60.000 effettivi  

L’esercito pontificio, guidato dal Generale bavarese Hermann Kanzler poteva contare su 16000 effettivi ma variamente assortiti tra le diverse componenti locali e i volontari internazionali tra i quali svizzeri, olandesi, francesi, prussiani, irlandesi. 

Perché proprio Porta Pia? E quali effetti ebbe l’ingresso del Regio Esercito sul nemico?

Gli italiani avevano ben presente le lezioni della campagna francese del 1849 ove gli sforzi delle artiglierie si erano concentrati sulla parte a ovest della città, maggiormente munita di difese e fortificazioni con ampio dispendio di risorse e di tempo, pertanto fin da subito il disegno di Cadorna era stato quello di attaccare da est, Porta Pia e Porta Salara. 

Nell’avvicinamento alla città ci fu un pericoloso attraversamento del Tevere a Saxa Rubra su un ponte di barche ma era un rischio calcolato perché Kanzler non possedeva una forza mobile di reazione. 

Le vittime della campagna in totale sono state di 49 morti e 143 feriti da parte italiana e 20 caduti con 49 feriti da parte papalina.  

Cosa ha rappresentato e cosa rappresenta ancora la conquista di Roma per l’identità e per la Storia dell’Esercito?

Oltre al motivato orgoglio per il corpo dei bersaglieri che a onor del vero entrarono nella breccia insieme ai fanti, la campagna del 1870 rappresenta un utile esempio di attenta pianificazione, studio del terreno e interessante interazione tra componente militare e diplomazia, infatti Cadorna divenne per così dire “governatore” della città e del Lazio fino allo svolgimento del plebiscito.   

Nino Bixio: cosa accade a Civitavecchia?

Bixio era un personaggio scomodo politicamente per i suoi trascorsi garibaldini e la sua irruenza ma talvolta il suo gioco riusciva. 

A Civitavecchia, roccaforte papalina come Viterbo e Civita Castellana seppe giocare d’astuzia complice la presenza della squadra navale italiana (ben 14 unità contro 1 bucintoro papale) ma soprattutto ebbe buon gioco con il terrore del comandante della piazza di una insurrezione popolare contro le sue forze a difesa. In realtà Bixio, alle dirette dipendenze del Ministero, aveva ordine di permettere una eventuale fuga del papa e dei cardinali dal porto e ciò, sebbene mai attuato, pesò sulle condizioni di capitolazione.  

Per fortuna, perché fin dall’inizio le truppe italiane avevano ordine di “evitare alla popolazione i guasti di guerra”. Moderno, non le pare? 

E i bersaglieri?

I bersaglieri sono indissolubilmente legati alla storia d’Italia, attraverso tre secoli sono sempre stati presenti nelle vicende Nazionali, protagonisti di molte pagine di storia della Nazione, dall’Italia pre unitaria ai giorni nostri. Difatti ricorre spessissimo nelle immagini dei bersaglieri nei dipinti del periodo risorgimentale lo spirito gagliardo che traspare dal loro agire.

Elencare tutte attività in campo civile e militare richiederebbe effettivamente un libro di storia, ma sicuramente, da Comandante della Brigata Bersaglieri Garibaldi posso affermare, che ora come allora gli uomini, ed oggi anche le donne del corpo, sono animati dagli stessi sentimenti di amore patrio e contraddistinti dal medesimo spirito di abnegazione nei confronti del servizio.

Siamo stati presenti, per citare l’ultimo evento in ordine cronologico, durante l’esplosione della pandemia COVID a Roma impegnati nell’ambito delle attività di Strade Sicure, ed abbiamo operato, lo dico con vero orgoglio, con grandissima professionalità e metodo  in quei giorni dove lo smarrimento generale dei cittadini per quello che stava avvenendo era palpabile, abbiamo dato prova alla gente che la Forza Armata, attraverso l’impiego dei “fanti piumati”, era presente e capace di gestire con azioni straordinarie eventi di un momento storico straordinario.

Quindi, sono trascorsi i secoli, sono cambiate le tecnologie e la società in genere, ma il cuore dei bersaglieri resta sempre lo stesso. Sempre avanti!

 

 

 

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(In copertina: Bersaglieri alla presa di Porta Pia, di Michele Cammarano, 1871 c.ca. Fonte immagine: qui)

Marco Petrelli

Marco Petrelli

Nato a Terni, una laurea in Storia e una in Storia e politica internazionale, è giornalista e fotoreporter. Si occupa di difesa, esteri e reportage... questi ultimi di solito caratterizzati da un bianco e nero ad alto contrasto. Collabora, fra gli altri, con BBC History, AeroJournal, Affari Internazionali. Amante del cielo, ha dedicato due titoli alla storia aeronautica.

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