Prima dell’Ambasciatore Attanasio, l’attentato che segnò la storia d’Italia in Congo

L’omicidio dell’Ambasciatore d’Italia in Congo Luca Attanasio e del giovane carabiniere Vittorio Iacovacci  ha sconvolto l’opinione pubblica nazionale e non solo, rievocando anche il triste, durissimo ricordo di Kindu, episodio quasi ignoto ai contemporanei e consumatosi nel Congo di oltre sessant’anni fa.

Nel 1961 la ricca provincia congolese del Katanga, guidata dal secessionista Moise Ciombi, è in guerra con il Congo. Violenza e morte spingono l’operazione delle Nazioni Unite in Congo (ONUC) ad intervenire.

Nell’ambito della Missione delle Nazioni Unite, l’11 Novembre 1961 due C-119 Fairchild (Lyra 5 e Lyra 33) della 46^ Aerobrigata dell’Aeronautica Militare atterrano a Kindu per rifornire la guarnigione malese. Muoiono tutti, scambiati per mercenari bianchi di Ciombi. I loro corpi, smembrati e vilipesi dalla folla, finiscono in un fiume. I resti verranno recuperati solo mesi più tardi.

Il cordoglio per la tragica fine dei 13 militari dell’Arma Azzurra è unanime e coinvolge l’intero Paese.

A bordo del C-119 India 6002 (nominativo radio “Lyra 5”)

– Maggiore pilota Amedeo Parmeggiani;
– Sottotenente pilota Onorio De Luca;
– Tenente medico Paolo Remotti;
– Maresciallo motorista Nazzareno Quadrumani;
– Sergente maggiore montatore Silvestro Possenti;
– Sergente elettromeccanico Martano Marcacci;
– Sergente marconista Francesco Paga.

 

A bordo del C-119 India 6049 (nominativo radio “Lyra 33”)

– Capitano pilota Giorgio Gonelli
– Sottotenente pilota Giulio Garbati;
– Maresciallo motorista Filippo Di Giovanni;
– Sergente maggiore Nicola Stigliani;
– Sergente maggiore Armando Fabi;
– Sergente marconista Antonio Mamone.

La commissione d’inchiesta ONU individuerà quale responsabile dell’eccidio il giovane colonnello Vital “Pakassa” Mpakasa. Arrestato, l’ufficiale riesce però a fuggire e a riparare in Egitto dove vivrà, impunito, fino alla morte.

I resti torneranno in Patria solo nel marzo 1962.

Pochi mesi prima della strage, un altro italiano aveva perso la vita in Congo: il caporale barelliere del Corpo Militare della Croce Rossa Raffaele Soru, originario della Sardegna, ucciso da colpi d’arma da fuoco ad Albertville nel corso di un assalto di forze ribelli all’ospedale da campo.

Durante la stessa Missione, inoltre, perdeva la vita il Segretario Generale delle Nazioni Unite Dag Hammarskjold, in un incidente aereo.

Morti conseguenza del delicato contesto della guerra civile congolese e di evidenti deficit organizzativi delle Nazioni Unite emersi, ancora una volta, nel corso dell’attentato costato la vita all’Ambasciatore Attanasio, al carabiniere Iacovacci e al loro autista il 22 febbraio 2021.

 

 

 

 

 

 

_________________________________

(Fonte immagine di sfondo: https://i0.wp.com/www.oltrelalinea.news/wp-content/uploads/2017/11/CONGO2.jpg?resize=702%2C412 )

Redazione Conoscere La Storia

Redazione Conoscere La Storia

Conoscere La Storia vuole raccontare la storia agli appassionati, anche ai meno esperti, con semplicità, chiarezza e immediatezza.

Articolo Precedente

Berserker: i guerrieri vichinghi più feroci facevano uso di allucinogeni?

Articolo successivo

Accadde oggi: da M*A*S*H* a Olaf Palme, gli avvenimenti dell’ultimo dì di Febbraio