Prima Guerra Mondiale: quale fu il primo combattimento aereo della storia?

Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, nell’estate 1914, gli eserciti belligeranti già impiegavano aeroplani da ricognizione, per osservare e fotografare le postazioni nemiche. Non era prevista l’eventualità di combattere in aria contro un apparecchio avversario, perciò gli aerei erano disarmati e al massimo gli equipaggi, composti da un pilota e da un osservatore, portavano a bordo armi leggere come pistole o fucili.

Talvolta gli incontri casuali fra aeroplani di opposti schieramenti davano luogo solo a cavallereschi saluti fra gli aviatori. Ma altre volte prevaleva lo spirito aggressivo, scatenato in modi “artigianali”, dato che la mitragliatrice non era ancora un equipaggiamento aeronautico standard. Il 25 agosto 1914 i tenenti inglesi Wilson e Rabagliati, con il loro biplano Avro 504, costrinsero a un atterraggio di fortuna un monoplano tedesco Rumpler Taube grazie a minacciosi colpi del fucile Lee-Enfield dell’osservatore. Stessa sorte toccò a un altro aereo tedesco, che il 28 agosto fu tallonato dal biplano Sopwith Tabloid del tenente Norman Spratt, che gli volteggiò attorno per interferire col suo volo e in più gli lanciò a mano delle freccette.

Prima Guerra Mondiale: in volo con la… pistola

Quei primi aeroplani di un secolo fa, in legno e tela, avevano motori dalla potenza limitata a un centinaio di cavalli e la loro velocità massima s’aggirava fra 100 e 140 km/h. Leggeri e fragili, erano sensibili a turbolenze e vortici d’aria creati da un altro velivolo che li sfiorasse da vicino. Discutibile era invece l’efficacia di armi a colpi singoli, come le pistole. Ed era difficile dire dove finiva il duello e iniziava l’incidente. L’8 settembre, il pilota russo Piotr Nesterov, in volo sul suo monoplano Morane-Saulnier G, avvistò sopra il fronte della Galizia il biplano austroungarico Albatros B.II del pilota Franz Malina e dell’osservatore barone Friedrich von Rosenthal. Nesterov li inseguì e sparò invano i sette colpi della sua rivoltella Nagant. Si lanciò allora addosso all’aereo nemico, per speronarlo col carrello, o forse solo sfiorarlo. Il Morane e l’Albatros entrarono in collisione e precipitarono entrambi. Morirono sia i due austroungarici, sia il russo, perciò pare improprio definirlo un “vero” combattimento.

Intanto, in Cina, i giapponesi, alleati dell’Intesa, assediavano la base tedesca di Qingdao, utilizzando dal 21 settembre quattro biplani Farman. La guarnigione di Qingdao contava su un unico aereo efficiente, il Taube del tenente Gunther Plutschow, su cui si accanivano gli aerei giapponesi creandogli turbolenze. A un certo punto, il 13 ottobre, Plutschow reagì con una pistola Luger P.08 con cui, a suo dire, abbattè uno dei Farman.

Prima Guerra Mondiale: duello sui cieli di Francia

Una settimana prima, però, si era ormai verificato, in Francia, quello che è considerato il primo autentico duello aereo.Era il 5 ottobre 1914 e nel cielo di Reims volava di pattuglia un biplano francese Voisin 3 con a bordo il pilota sergente Joseph Frantz e l’osservatore caporale Louis Quenault. Contrariamente agli ordini dei superiori, avevano installato, di loro iniziativa, una mitragliatrice Hotchkiss da 8 mm, manovrata dall’osservatore. All’epoca molti ufficiali erano ancora scettici sull’uso di mitragliatrici a bordo degli aerei, sia per il peso, sia perché si temeva che il rinculo di un’arma automatica potesse danneggiare le fragili strutture del velivolo. I due francesi fugarono però questi assurdi timori. Avvistarono a 1200 metri di quota un biplano tedesco Aviatik, con a bordo il pilota sergente Wilhelm Schlichting e l’osservatore sottotenente Fritz von Zangen, i quali disponevano solo di una carabina. L’aereo francese aggirò il velivolo nemico e mentre von Zangen tentava un’inane difesa con pochi colpi di carabina, Quenault sparò in pochi secondi una raffica di 47 proiettili e centrò l’Aviatik. L’aereo tedesco si schiantò ed esplose a Jonchery-Sur-Vesle, fra un bosco e la ferrovia. Mentre i poveri Schlichting e von Zangen bruciavano fra i rottami, Frantz e Quenault atterravano in una vicina radura e venivano festeggiati dai contadini francesi, che regalarono loro un fagiano. Da quel momento la mitragliatrice cominciò, lentamente, a diffondersi a bordo degli aeroplani di tutti i belligeranti, divenendo una dotazione standard nel corso del successivo anno 1915.

Mirko Molteni

Nato nel 1974, giornalista laureato in Scienze Politiche all'Università Statale di Milano, scrive per il quotidiano “Libero” e varie riviste. Fra i suoi libri: per Odoya “L'aviazione italiana 1940-1945”, “Storia dei grandi esploratori” e “Dossier Caporetto”; per Greco e Greco “Furia celtica”; per Newton Compton il ponderoso “Storia dei servizi segreti”.

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