Quando gli Ebrei riconquistarono Gerusalemme

Nel 167 a.C. scoppiò una guerra in Giudea, al tempo provincia dell’Impero Seleucide. Dopo anni di lotte interne tra gli Ebrei, il governante seleucide, re Antioco IV, decide di farsi avanti. “Scatenato come una belva selvaggia”, si legge nel secondo libro dei Maccabei, Antioco “spazzò Gerusalemme come una tempesta. Ordinò ai suoi soldati di abbattere senza pietà coloro che incontravano e di trucidare quelli che si rifugiavano nelle loro case. Vi fu una strage di giovani e anziani, uno sterminio di donne e bambini, un massacro di vergini e infanti. Nell’arco di tre giorni, 40mila perirono di morte violenta e altrettanti furono venduti in schiavitù”.

Ben lontano dal calmare la situazione, tuttavia, Antioco invece la peggiorò e, quando bandì i tradizionali riti religiosi ebraici e ordinò che dei maiali venissero sacrificati nel tempio di Gerusalemme, nella provincia esplose un’aperta rivolta. Nel 165 il capo ebreo dei ribelli, Giuda Maccabeo, costrinse le armate di Antioco a fuggire e un anno dopo, nel novembre del 164, condusse i suoi uomini dentro Gerusalemme. Ciò che fece in seguito fa parte delle leggende ebraiche. Secondo il primo libro dei Maccabei, Giuda scelse dei sacerdoti che “purificassero il santuario e trasportassero le pietre contaminate in un luogo immondo”. Abbatterono l’altare di Antioco e ne costruirono uno nuovo, accesero candele e bruciarono incenso. Il tempio fu riconsacrato e per otto giorni la gente di Gerusalemme festeggiò.

Da allora ogni anno, per otto giorni a partire dal 25 del mese ebraico di kislev (il dicembre del calendario gregoriano), gli ebrei accendono candele per celebrare Hanukkah, la festa delle luci.

Mario Sprea

Mario Sprea

Giornalista professionista, direttore di diverse testate settimanali e mensili, autore di numerosi libri di narrativa, studioso e ricercatore di Storia delle religioni, esperto di divulgazione storica, responsabile di numerose riviste di Storia.

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