Quando Notre-Dame risorse. Dalle fiamme della rivoluzione

L’incendio alla cattedrale di Notre-Dame ha sconvolto la Francia e il mondo. Tuttavia, volendo trovare una nota positiva, non è e non sarebbe la prima volta che la cattedrale, sede dell’arcidiocesi di Parigi e anche del primate di Francia (titolo che spetta appunto all’arcivescovo della città), viene pesantemente danneggiata e, successivamente, riportata al suo splendore. Tanto che l’aspetto attuale della basilica (o, purtroppo e per meglio dire, quello che aveva fino a prima dell’ultimo incendio) è il frutto di lavori di restauro ottocenteschi.

Completata nel 1344 e interessata da una serie di restauri minori dal XV al XVIII secolo, Notre-Dame fu letteralmente devastata durante la Rivoluzione Francese, a causa del fervore anticlericale del periodo. Tutti gli oggetti fatti con metalli preziosi furono trafugati e inviati alla zecca per essere fusi. Le campane andarono tutte perdute, eccetto una. Anche l’altare fu integralmente distrutto. Nell’anno 1793, su ordine della Comune di Parigi, furono inoltre demolite tutte le statue, oltre alla fleche, la guglia centrale, del 1250. Alla fine dell’anno, Henri de Saint-Simon, fondatore del sansimonismo, si offrì di acquistare Notre-Dame per… abbatterla. Tuttavia, fortunatamente, questa sorte le venne risparmiata e venne trasformata in “Tempio della Ragione”.

Sopravvissuta agli estremismi della rivoluzione, Notre-Dame potè finalmente tornare a essere un luogo di culto cattolico solo otto anni dopo, nel 1801, grazie al Concordato firmato il 15 luglio dello stesso anno da Napoleone Bonaparte e papa Pio VII. I danni subiti resero necessario un primo restauro, per potervi celebrare la prima messa il 18 aprile del 1802, alla presenza dello stesso Bonaparte.

Per l’incoronazione di Napoleone a Imperatore dei francesi, il 2 dicembre del 1804, con una messa celebrata proprio da Pio VII, si rese necessario coprire la facciata con un avancorpo precario realizzato per l’occasione, al fine di celare il grave stato di degrado in cui versava la prima basilica di Francia… Ma la pace, per Notre-Dame, era ancora lontana. Durante le sommosse anti-legittimiste del 29 luglio 1830 e del 14 febbraio 1831 fu infatti completamente distrutta la sacrestia barocca, letteralmente rasa al suolo.

Tuttavia, sempre nel 1831, fu pubblicata l’opera di Victor Hugo, Notre-Dame de Paris, che ebbe un ruolo nel sensibilizzare i parigini sulla necessità di riportare la cattedrale all’antico splendore, portando alla costituzione, da parte del Governo, di un’apposita commissione statale per la salvaguardia dei beni culturali. Lo stesso Hugo fu tra i firmatari di una petizione al ministro per gli Affari religiosi del 1842, in cui si chiedeva appunto di avviare un’operazione di restauro. Il ministero incaricò due architetti, Jean-Baptiste-Antoine Lassus e Eugène Viollet-le-Duc, del restauro della cattedrale, oltre che della costruzione di una nuova sacrestia in sostituzione di quella distrutta un decennio prima.

In un’epoca di amore romantico per l’arte medioevale fu redatto un progetto che prevedeva di integrare lo stile gotico con le realizzazioni di epoche successive, tentando tuttavia di portare, per quanto possibile, la cattedrale vicina allo stile medioevale. Anche la guglia centrale, caduta in seguito all’incendio di ieri, 15 aprile, era una ricostruzione di questo periodo.

Terminati i lavori, la cattedrale fu nuovamente consacrata il 31 maggio del 1864. In totale i lavori durarono quasi un ventennio. Notre-Dame è risorta in passato. Risorgerà ancora.

 

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Redazione di Conoscerelastoria.it

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