Ramses II a Qadesh: la madre di tutte le battaglie

Non c’è miglior esempio della propaganda egizia della battaglia di Qadesh, combattuta dal faraone Ramses II in Siria contro l’Impero Ittita verso il 1270 a.C. Essa è rappresentata con ricchi dettagli sulle pareti di vari templi, in particolare quello di Abu Simbel, ed è anche cantata in un’opera letteraria che ebbe grande successo e diffusione, Il poema di Qadesh. Il faraone ripetutamente esaltò il proprio valore e la grande vittoria riportata sulle sponde del fiume Oronte. Il problema è che Ramses non vinse quella battaglia.

Nel migliore dei casi l’esito finale può essere considerato un pareggio. L’esistenza della battaglia è confermata anche dalle fonti ittite, sebbene sotto una diversa prospettiva. I due imperi si contendevano il predominio sull’area siro-palestinese. Gli Ittiti avevano accresciuto il loro dominio approfittando della ribellione di vassalli egizi, proprio come era il principe di Qadesh.
Ramses mosse una imponente forza di ventimila soldati con carri e mercenari per riaffermare la propria autorità. Presso la città siriana cadde però in un’imboscata, e il suo esercito fu colto di sorpresa in assetto di marcia.

Gli Ittiti furono sul punto di annientare le prime unità egizie, quando il faraone in persona guidò con il suo carro un ardito contrattacco, finché il sopraggiungere dei rinforzi salvò gli Egizi dal disastro. Non fu però una vittoria: sul piano tattico, Ramses era solo riuscito a evitare l’annientamento; sul piano strategico, dopo la battaglia fu firmato un trattato di pace tra le due parti per stabilire confini che lasciavano le cose come stavano prima che si scendesse in guerra.

Ramses II a Qadesh: propaganda per il faraone

La pace con gli Ittiti fu un ottimo risultato, che garantì anni di pace e prosperità, ma gli obiettivi strategici per cui era cominciata la guerra (riconquistare i vassalli perduti) non furono raggiunti. Ciò non preoccupò il faraone, che nei decenni successivi continuò a costruirsi la nomea di grande guerriero, basandosi più o meno su quell’unico assalto. La battaglia fu magnificata come vittoria nelle fonti egizie, che la raffigurarono sotto forma di spettacolo sulle pareti dei più importanti templi.

La concezione magico-mitologica egizia della Storia elaborò una descrizione encomiastica dell’eroismo regale, con intervento soprannaturale a capovolgere le sorti della guerra. D’altronde la potenza cosmopolita raggiunta
dall’Egitto si rifletteva nelle forme di comunicazione dell’arte e della letteratura, che acquistavano valore di propaganda, dove contava non tanto la verità, quanto la capacità persuasiva. L’epopea celebrativa di questa battaglia trova una delle massime espressioni nella rappresentazione mitica della regalità che attraverso l’esaltazione (faziosa) di un evento reale asserisce e conferma il dogma dell’invincibilità del faraone.

Osvaldo Baldacci

Osvaldo Baldacci

Nato nel 1972 a Roma, dove vive e lavora, giornalista professionista, laureato in Lettere-Archeologia presso l’Università La Sapienza di Roma, scrive da vent’anni sulla stampa quotidiana, è analista di geopolitica, collabora con riviste di divulgazione soprattutto storica. La storia è la sua passione totalizzante, da sempre.

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