Re Riccardo: perché fu chiamato “Cuor di Leone”?

Riccardo I d’Inghilterra è senz’altro una delle figure più significative dell’intera epopea crociata, nonché di tutta la storia dell’Europa medievale. Il mito, elaborato poco dopo la morte, ne ha fatto l’incarnazione del perfetto cavaliere e dell’impavido e valoroso combattente: così appare, ad esempio, nei versi dell’“Estoire de la guerre sainte” composti dal normanno Ambrogio. Le sue prodezze con le armi sono ribadite da tutti i cronisti dell’epoca, anche quelli di parte avversa.

Non stupisce pertanto che già i contemporanei lo abbiano chiamato Cuor di Leone (“Coeur de Lion” in francese, la lingua parlata a corte all’epoca, poi tradotto nell’inglese “Heart of Lion”) per il suo coraggio. Oggi la critica, se è abbastanza concorde nel riconoscerne il valore militare, ne traccia però un ritratto assai meno “agiografico”, evidenziandone, grazie all’attenta rilettura delle fonti, anche gli eccessi: la lussuria, la violenza e l’avidità, peraltro tipica di molti altri regnanti dell’epoca.

Nato a Oxford da Enrico II e da Eleonora d’Aquitania, già moglie del re di Francia Luigi VII, Riccardo partecipò alla Terza Crociata indetta dopo che nel 1187, a seguito della sconfitta di Hattin, Gerusalemme era caduta nelle mani del Saladino. Alla testa del suo esercito, prese Acri nel giugno 1191 e poi sconfisse Saladino a Giaffa, Ascalona e ad Arsuf. Tuttavia, giunto a un passo da Gerusalemme, preferì accordarsi con il nemico per una tregua di tre anni in base alla quale ai cristiani sarebbero restate le città costiere, mentre i musulmani avrebbero tenuto Gerusalemme; il Saladino si impegnava, dal canto suo, a garantire ai pellegrini (disarmati) il libero accesso al Santo Sepolcro, senza pagare alcuna tassa e godendo della sua protezione.

La scelta, criticata dai contemporanei, fu dettata dal fatto che l’alleato e rivale Filippo Augusto re di Francia aveva abbandonato la Crociata per tornare in patria, e sosteneva i tentativi di Giovanni, fratello di Riccardo, di sottrargli il trono inglese approfittando della sua assenza. Riccardo fu persino catturato dal duca Leopoldo V d’Austria e consegnato all’imperatore Enrico VI, alleato di Filippo Augusto, ma venne liberato grazie al riscatto pagato dalla madre Eleonora. Tornato in patria,
il re consolidò il trono, cacciando Giovanni in Francia, poi regolò i conti con Filippo in Normandia, vincendolo e costringendolo a una tregua. Pochi mesi dopo, nell’aprile 1199, durante l’ennesimo assedio (stavolta a Châlus- Chabrol, contro un vassallo ribelle) fu colpito da un dardo di balestra alla spalla, e la ferita degenerò in cancrena, uccidendolo.

Com’era usanza dell’epoca, le viscere del re furono rimosse e sepolte a Châlus, mentre il suo corpo venne inviato presso l’Abbazia di Fontevrault, sede della tomba di famiglia. Il celebre cuore fu invece imbalsamato perché si conservasse per essere tumulato nella lontana cattedrale di Notre Dame a Rouen, che era la base delle forze inglesi in Normandia all’epoca. Nel 2013 è stato riesumato e sottoposto ad analisi forense.

Elena Percivaldi

Elena Percivaldi

Storica medievista, saggista e giornalista professionista, collabora con le principali riviste di alta divulgazione del settore storico: “Medioevo”, “BBC History” e “Storie di Guerre e Guerrieri”, “Conoscere la Storia”, “Civiltà Romana”. All'attività di relatrice in incontri, conferenze e convegni in tutta Italia affianca la curatela di mostre storico-archeologiche e di eventi storico-rievocativi. Fa parte di vari comitati scientifici e ha scritto una ventina di libri, alcuni dei quali tradotti anche all'estero.

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