Resistenza. Rieti, marzo ’44. La misteriosa scomparsa del Comandante Lupo

L’indomani dell’8 settembre 1943, alcuni ufficiali scampati alla caduta di Roma si danno alla macchia. Proprio in seno all’Esercito nascono le prime bande della Resistenza militare, di lì a poco coordinate da un energico e coraggioso colonnello, Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo.

A Rieti, nei boschi sul confine con la provincia di Terni, un ufficiale dei Lancieri di Montebello fonda una banda di patrioti. La Banda di Cepparo, frazione del Comune di Rivodutri.

Sì, patrioti come erano soliti chiamarsi gli uomini e le donne della Resistenza. Infatti,  “partigiano” era uno spregiativo usato dai comandi fascisti, poi però entrato nell’uso comune…

Le azioni di forze ribelli nei borghi reatini si registrano sin dal dicembre 1943, tutte dettagliatamente raccolte dai verbali della Guardia Nazionale Repubblicana la forza di polizia della Repubblica Sociale Italiana che dall’ottobre precedente si occupa di ordine pubblico.

Poco si conosce di Lupo, malgrado la sua firma sia ricorrente in documenti (buoni viveri e rapporti) tutt’ora conservati in un vecchio fondo della Biblioteca Comunale di Terni. Ulteriori dettagli vengono dal Diario di Alfredo Filipponi, comandante della Brigata garibaldina “Antonio Gramsci”, costituitasi nel ternano attorno al febbraio 1944.

Il nome di Mario Lupo è legato in particolare all’azione del 10 marzo 1944 a Poggio Bustone. Qui le forze della RSI, guidate dal Questore di Terni Bruno Pannaria, stanno svolgendo un’attività di contro-guerriglia in forze.

La guarnigione repubblicana è attaccata dagli uomini di Lupo e da elementi della Gramsci. L’assalto di Lupo è determinante sull’esito dello scontro: fra le perdite inflitte, difatti, si registrano quattordici caduti della Pubblica sicurezza, inclusi il vice commissario Gustavo Trotta e, nome eccellente, il Questore.

Due settimane più tardi Lupo torna a far parlare di sé, assaltando e depredando un deposito d’armi della Guardia Nazionale Repubblicana.

Poi, dal 30 marzo, il nulla.

Il 6 aprile Filipponi annota che Lupo è probabilmente morto o caduto prigioniero. Da allora non verrà più nominato né dai partigiani né dagli storici della Resistenza umbro-laziale.

La sua banda è assorbita nella Brigata “Gramsci”, con nuovo comandante il partigiano Emo Battisti.

Fra i verbali della GNR si scorge ancora una volta quel nome in data 25 maggio. I militi repubblicani segnalano infatti attività ribelli nella zona di Arrone, attribuendole alla Banda Lupo. Non è chiaro se si tratti della stessa persona, di una svista o di una omonimia: il rapporto non va oltre.

Da indagini svolte nel dopoguerra emerge, da una dichiarazione (poi smentita), che Lupo sarebbe stato ucciso.

La sorte del comandante Lupo di Rivodutri tutt’oggi ammantata da mistero. Certo, appare piuttosto strano come il comandante di una delle più agguerrite formazioni della Resistenza sia letteralmente scomparso, non solo fisicamente anche dalla memoria locale…

 

 

 

 

 

 

 

 

(Foto immagine di sfondo: https://www.studenti.it/25-aprile-resistenza-partigiana.html)

 

 

 

 

Redazione Conoscere La Storia

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