Roma, 9 settembre ’43: i tedeschi conquistano la Capitale

Siamo ormai abituati a definire l’Armistizio dell’8 settembre e la Battaglia di Porta San Paolo (9 settembre) “inizio della riscossa della Patria”. Parole certamente evocative ma vere in parte: seppure dal caos e dalla tragedia dell’Armistizio nasca poi il Movimento partigiano, con la conquista tedesca della Capitale inizia il lungo periodo dell’occupazione nazista. E della Guerra civile.

Come noto l’Armistizio è firmato a Cassibile il 3 settembre, ma la notizia è diramata solo cinque giorni più tardi da un mesto radio-comunicato del Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio:

Esse risponderanno ad attacchi di qualunque altra provenienza” suona, nelle orecchie dei militari italiani, come chiaro riferimento ai tedeschi. La Germania ha infatti iniziato ad inviare rinforzi lungo la Penisola sin dalla caduta di Mussolini, con il doppio fine di rafforzare le difese contro gli angloamericani e di prepararsi ad una dipartita italiana. Era ormai piuttosto chiaro, anche a Berlino, che il passo successivo di Re Vittorio Emanuele III e del Capo del Governo Pietro Badoglio sarebbe stato trattare la resa.

Senza ordini precisi e con il governo e i vertici militari in fuga verso Brindisi, i reparti schierati sul territorio nazionale sono in balia di due eserciti: gli Alleati, che continuano a bombardare e i lo Heer che disarma i presidi del Regio Esercito.

I combattimenti fra tedeschi e italiani iniziano nella zona della Magliana già nella tarda sera dell’8 settembre. A resistere all’assalto dei paracadutisti del Generale Kurt Student c’è la Divisione Granatieri di Sardegna, parte di un complesso di forze schierate a difesa della Capitale che conta quasi 90 mila uomini, 200 pezzi d’artiglieria e centinaia di auto-blindo. Di contro, gli attaccanti sono in numero nettamente inferiore.

Incomprensioni, sottovalutazione del nemico e delle sue intenzioni porteranno le forze italiane ad essere divise e non sufficientemente pronte a respingere gli assedianti. Non solo: fra i vertici del Regio Esercito sopravvive la stessa, deleteria, eccessiva prudenza che aveva spinto Badoglio a non voler comunicare l’Armistizio fino a che, la mattina dell’8, non è lo stesso Comando Alleato a diramarlo da Radio Algeri.

Inoltre, il Maresciallo d’Italia ha negato l’impiego su Roma della 101° Divisione Aviotrasportata statunitense (Operazione Giant 2) che, se non ribaltare le sorti della battaglia, avrebbe senza dubbio garantito un valido supporto agli italiani. E, forse, accelerata anche l’avanzata anglo-americana verso la Capitale.

Le trattative per una sospensione dei combattimenti iniziano già a partire dal pomeriggio del 9. Ma gli scontri continuano e vi prendono parte anche civili armati.

Alle 16.30 del 10 settembre è tuttavia siglata la resa dei reparti italiani. Delegati dell’atto sono il tenente colonnello Leandro Giaccone per conto del Generale Giorgio Carlo Calvi di Bergolo e il generale Siegfried Westphal, capo di stato maggiore del Feldmaresciallo Kesserling.

Inizia la lunga e dolorosa parentesi dell’occupazione tedesca di Roma, che si concluderà solo il 4 giugno 1944 con l’arrivo degli Alleati. E l’ancor più doloroso capitolo della Guerra civile.

La resa non ha però scoraggiato i militari del Regio Esercito che, guidati dall’energico Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo, iniziano ad organizzarsi nel Fronte Militare Clandestino, prima forma di resistenza organizzata agli occupanti germanici.

Una pagina di Storia gloriosa quella del FMC, troppo rapidamente dimenticata dagli storici che, negli ultimi sessant’anni, si sono occupati della Campagna d’Italia e della Resistenza.

A Roma il 9 settembre non inizia dunque la riscossa della Patria, semmai il primo passo di un lungo percorso che porterà, seicento giorni e migliaia di morti dopo, alla Liberazione del Paese.

 

 

 

 

 

 

Redazione Conoscere La Storia

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