Scarzuola: la città-teatro di Tommaso Buzzi

Città-teatro: è questo l’unico termine per tentare di descrivere la Scarzuola. A progettare questo luogo, unico in Italia, fu Tommaso Buzzi, un bizzarro architetto che volle erigere tutto da solo la sua città ideale. Il sito non fu scelto a caso: in questa località, nel 1218, dopo aver piantato un arbusto di rose e un fusto di alloro, Francesco d’Assisi fece sgorgare dal terreno una fonte di acqua miracolosa. Il santo decise di sostarvi per un certo periodo, e per questo costruì una capanna usando una pianta palustre fatta essiccare, di nome scarza.

Da qui nacque il nome Scarzuola per identificare questa porzione di territorio. In epoca successiva, i conti di Marsciano, proprietari della zona, vi eressero una chiesa e un convento, che affidarono ai frati francescani, i quali lo abitarono fino al Settecento. Nel 1957, Tommaso Buzzi acquistò l’intera proprietà e iniziò la costruzione della sua città ideale.

La Scarzuola è una sorta di allegoria dell’esistenza, raccontata attraverso un linguaggio ermetico, molto simile a quello usato dalla massoneria settecentesca. Il lavoro di Buzzi proseguì fino al 1978, per poi restare volutamente incompiuto. L’architetto morì nel 1981 e il suo erede, Marco Solari, si assunse il compito di terminare l’opera cominciata dal maestro, utilizzando l’enorme mole di bozzetti che gli erano stati lasciati.

Nella piccola valle alle spalle dell’ex convento francescano, che Buzzi trasformò nella sua abitazione, egli ideò quella che definì un’“antologia in pietra”, una raccolta di esperienze visive ricavate dal passato.

Molte delle costruzioni sono infatti una sorta di citazione o di ricordo della Villa Adriana di Tivoli. L’intera struttura è invece ispirata al Sacro Bosco di Bomarzo, sia per l’effetto giocoso e meraviglioso che instilla nel visitatore, sia per il suo essere, in realtà, una sorta di percorso iniziatico.

 

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Redazione Conoscere La Storia

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