Sigonella, 1985. Quando l’orgoglio nazionale indossava la “piatta” della VAM

Ottobre 1985: è un mese caldo per la politica internazionale. Il 7 un commando di terroristi sequestra infatti una nave italiana, l’ “Achille Lauro” e uccide un cittadino statunitense, disabile e di origine ebraica. Il corpo è gettato in mare.

Quattro giorni più tardi, gli stessi terroristi sono a bordo di un aereo civile egiziano che Il Cairo usa per il loro trasferimento a Tunisi, allora sede dell’Organizzazione Liberazione Palestina (OLP); ma  intercettato da F14 Tomcat decollati dalla USS Saratoga su ordine di Washington il Boeing si vede costretto a seguire le indicazioni degli statunitensi che vogliono mettere le mani sugli assassini del loro connazionale. Dirottatori e negoziatori vanno catturati ma dove farli atterrare? Grecia, Tunisia e Israele hanno negato l’utilizzo dei loro scali e il carburante non è eterno. I caccia spingono i piloti a seguirli verso la Naval Air Base di Sigonella, in Sicilia, dove anche gli italiani sono restii a concedere l’autorizzazione finché, di fronte all’autonomia ormai quasi a zero, il Controllore di Torre militare e il suo assistente prendono una decisione: far atterrare il volo, ma su una pista secondaria; prendono terra anche gli F14 e due C-141 con a bordo le forze speciali della Delta Force USA.

Allarmati dalla Torre, subito sopraggiungono i militari di leva dei VAM – Vigilanti Aeronautica Militare* (oggi SODT – Supporto Operativo Difesa Terrestre) e i carabinieri; anche il sostituto procuratore di Siracusa Roberto Pennisi è sul posto. Ma gli americani non demordono: la faccenda Achille Lauro spetta a loro e chiedono consegna di dirottatori e negoziatori; Roma, però, non vuole lasciare cadere la cosa perché, secondo il diritto della navigazione, la nave sulla quale si è consumato l’omicidio batte bandiera italiana, quindi è territorio italiano. Il Governo Craxi è chiaro: circondare l’apparecchio dell’Egyptair e considerare i passeggeri sotto custodia italiana. La Delta si piazza, armi in pugno, attorno agli avieri, una cosa gravissima considerando che ci si trova in un aeroporto di un Paese amico e alleato. Tre cerchi concentrici, VAM, Delta, Carabinieri; intanto la tensione sale anche fra Reagan e Craxi, quest’ultimo deciso a non cedere. Alla fine gli americani accettano di ritirare le forze:

“Non volarono parole grosse, semmai parole ferme” dichiarò tempo dopo a Mixer il Presidente del Consiglio, con il savoir-faire che lo distingueva; inseguito Al Flak Hussein (incaricato d’affari a Roma dell’OLP) ricordò che “Gli italiani sottolinearono che la cosa riguardava la loro sovranità; gli americani in quel momento non erano né d’accordo né contenti, ma la posizione del Governo italiano era ferma, indiscutibile”.

Giovane orgoglio. Sono tanti gli attori che, quella notte, recitano sul “palco di Sigonella: egiziani, palestinesi, italiani, americani ma la parte da protagonista ce l’hanno i giovanissimi di leva del VAM. Sì, nessuno saprebbe dire oggi il nome di uno solo di loro, perché di sicuro la Notte di Sigonella non è sui libri di testo; però pensiamo per un momento cosa voglia dire avere 20 anni e starsene lontani da casa, in un perimetro aeroportuale che pare essere diventato il centro del mondo, con un gruppo di terroristi su un aereo e le forze speciali statunitensi che ti puntano il fucile contro. Già solo età e tipo di inquadramento (un coscritto contro un reparto altamente specializzato) è un punto d’orgoglio: quella sera i VAM tennero la posizione. Certo, fu un ordine e gli ordini non si interpretano si eseguono, ma l’essere rimasti lì fa di loro il simbolo di un’ Italia che sa prendersi le sue responsabilità.

“Sarebbe bastato che gli americani avessero tentato di prelevare con la forza i terroristi dall’aereo e che avessero travolto i nostri VAM: avrebbero risposto e poi sarebbero intervenuti i carabinieri che avrebbero sparato” ricorda Francesco Cossiga. Memoria di quell’episodio? Poca, ma che può vivere solo in un modo: facendo il proprio dovere ogni giorno, con quel senso di responsabilità che nel nostro Paese pare cosa da fessi, ma che fu bandiera di un’Italia che disse “no”, una sera dell’85, grazie alla determinazione di 30, meravigliosi, giovani di leva e alla caratura di un politico di razza.

 

 

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(Fonte immagine di sfondo: https://www.cinquantamila.it/storyTellerThread.php?threadId=CrisiSigonella&eventId=5209f9c799bf5)

Marco Petrelli

Marco Petrelli

Nato a Terni, una laurea in Storia e una in Storia e politica internazionale, è giornalista e fotoreporter. Si occupa di difesa, esteri e reportage... questi ultimi di solito caratterizzati da un bianco e nero ad alto contrasto. Collabora, fra gli altri, con BBC History, AeroJournal, Affari Internazionali. Amante del cielo, ha dedicato due titoli alla storia aeronautica.

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