Stati Uniti e Israele: le origini storiche e ideologiche di un’alleanza

Quella tra Stati Uniti d’America e Israele è un’alleanza consolidata. Ma perché gli USA appoggiano, dai suoi albori, lo Stato ebraico? Oltre all’evidente similitudine tra due nazioni fondate sull’immigrazione da ogni parte del globo e sulla progressiva marginalizzazione della popolazione autoctona, e al di là dei comuni interessi geopolitici, Stati Uniti e Israele condividono degli aspetti ideologico-spirituali poco considerati (o addirittura ignorati) dall’indagine storica, filosofica e politica. Per meglio comprendere le ragioni che si celano dietro questa “alleanza escatologica” è necessario tornare indietro all’istante in cui la frustrazione per il mancato “avvento messianico” nei tempi stabiliti dagli esegeti dei testi sacri trasformò l’ebraismo post-esilico in una religione ben diversa da quella conosciuta fino ad allora.

Di fatto, l’abbandono della presenza divina (Shekinah) dal Tempio di Gerusalemme con la sua conseguente distruzione nel 70 d. C., il fallimento della sanguinosa rivolta di Simon Bar Kochba e la diaspora segnarono la fine della religione ebraica nella sua forma “tradizionale” fatta di riti, sacrifici ed atti sacerdotali da compiersi all’interno delle sacre mura del Tempio.

Da quel momento in poi, l’ebraismo, sottoposto alla condizione esilica, costruì la sua esperienza religiosa su una sorta di nuovo Patto con Dio fondato sul rispetto dei precetti religiosi contenuti nel Talmud, sul rispetto dei “tre giuramenti” (il rispetto della condizione esilica imposta da Dio al “popolo eletto” per i suoi peccati; il divieto di rientrare in armi nella Terra promessa; la fedeltà nei confronti dei popoli ospitanti) e sulla convinzione che la rigida osservazione di tali norme avrebbe regalato ad Israele, nella futura era messianica, la sovranità sul mondo intero.

Stati Uniti e Israele: le aspirazioni messianiche

Nei secoli immediatamente successivi alla diaspora, e per tutto l’Alto Medioevo, questa aspirazione ebraica al “ritorno” e alla ricostruzione del messianico Regno di Israele venne vissuta senza particolari ricadute politiche. È solo a partire dall’Età moderna che si venne a sviluppare una nuova “distorsione” dell’esperienza religiosa ebraica. È infatti in questo contesto storico che inizierà a diffondersi l’idea, prodotto di una sorta di “secolarizzazione” del messianismo, di un “Messia” non più persona individuale ma, bensì, collettiva. Ed è sempre a partire dall’Età moderna che, soprattutto nel mondo anglosassone, l’interpretazione letterale del messaggio biblico porterà talune comunità cristiane ad autoconvincersi di poter rivivere l’esperienza dell’Esodo.

Incontro dell’8 maggio 1951 tra Harry Truman, Abba Eban e David Ben Gurion.

Nello stesso periodo in cui i puritani salpavano dalle coste dell’Inghilterra convinti di poter costruire in America una “Nuova Israele”, le comunità ebraiche dell’Europa mediterranea e orientale facevano esperienza del messianismo blasfemo di Sabbatai Zevi e, successivamente, di Jacob Frank, fondato sull’idea che colmare il mondo di impurità avrebbe in qualche modo “forzato la mano di Dio” constringendolo ad intervenire per porvi rimedio.

Se è vero che parte del mondo ebraico di allora si oppose a questa progettualità messianico-escatologica “umanizzata”; è altrettanto vero che la stessa teologia dell’ebraismo si è costantemente posta il quesito se la ricostruzione del Regno di Israele (regno sì messianico ma essenzialmente mondano) e con esso del Tempio di Gerusalemme sarebbe dovuta avvenire per volontà umana o divina. Le interpretazioni delle scritture a questo proposito sono molteplici. Lo Zohar, testo medievale legato alla corrente mistica della kabbalah a cui si rifà anche il chassidismo sviluppatosi nell’Europa orientale del XVIII secolo, afferma esplicitamente che sarà Dio a ricostruire il Tempio in modo tale da renderlo eterno. Anche gli halakhisti ortodossi, come il famigerato gruppo dei Neturei Karta, rifiutano qualsiasi ruolo “umano” per la realizzazione di questo obiettivo.
Tuttavia, altre interpretazioni indicano la ricostruzione del Tempio come un comandamento ingiunto al popolo: un popolo ovviamente fattosi “Messia”. Ed è in questa idea del “Messia collettivo” che soggiace la comunanza ideologico-spirituale tra gli Stati Uniti d’America e l’attuale Stato di Israele. Nell’essere americano è infatti inscritto il “destino manifesto”: l’idea di una “predestinazione” all’universalismo, all’imposizione su scala globale dei propri valori che nasce dalla puritana presunzione di superiorità morale sul resto del mondo, ritenuto come “empio”. Una presunzione la cui manifestazione più concreta rimangono ancora i celeberrimi “14 punti” con i quali il Presidente Woodrow Wilson impose la propria dottrina al termine del Primo Conflitto Mondiale.

L’America rappresenta la più perfetta realizzazione del “messianismo secolarizzato”. Essa, infatti, non attende il Messia; è essa stessa il Messia. Ed il suo regno messianico, alla pari di quello ebraico, è un regno mondano a tutti gli effetti. Questo “messianismo secolarizzato” ha fatto da substrato ideologico al sionismo moderno che, soprattutto per ciò che concerne la sua corrente esoterica, ha fatto propri anche elementi dello spiritualismo “blasfemo” dei già citati Zevi e Frank.

Stati Uniti e Israele: il Terzo Tempio e il sionismo cristiano

Oggi, a sancire l’unità di intenti tra Stati Uniti e Israele è in primo luogo il sionismo cristiano che, ancora una volta, si fonda su un presupposto eretico: l’idea che la costruzione del Terzo Tempio sul Monte di Sion a Gerusalemme possa accelerare la nuova venuta del Cristo. Nello specifico, si tratta ancora una volta di forzare la mano di Dio. Secondo la prospettiva cristiana tradizionale, infatti, la distruzione del Tempio di Gerusalemme, prevista dal Cristo, sarebbe la prova stessa della verità divina del suo messaggio. Ne consegue che la sua ricostruzione rappresenterebbe una sorta di sfida al divino. Ed è stato questo a portare i Padri della Chiesa a considerare il ritorno degli ebrei in Palestina come un preludio all’avvento dell’Anticristo.

Dunque, l’eterodossia fondamentalista cristiana, divenuta maggioritaria negli Stati Uniti, ha incontrato ed abbracciato l’eterodossia ebraica divenuta maggioritaria in Israele. È sulla base di questo legame sotterraneo che si è costruito un rapporto messo in discussione solo sotto la presidenza di Dwight D. Eisenhower, che mai digerì l’ingerenza della lobby sionista sulla politica statunitense e che, al termine della Seconda Guerra Mondiale, quando era ancora Comandante delle Forze Alleate in Europa, si oppose addirittura al trasferimento in Palestina dei rifugiati e dei reduci ebrei dai campi di concentramento nazisti.

Daniele Perra

Daniele Perra

Laureato in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali. Nel 2015 ha conseguito il Diploma di Master in Middle Eastern Studies. Collabora attivamente con “Eurasia – Rivista di studi geopolitici” e con diversi siti informatici, italiani ed esteri, su tematiche di carattere geopolitico, storico-tradizionale e filosofico.

Articolo Precedente

14 agosto 2018: crolla il viadotto Polcevera a Genova. 43 morti

Articolo successivo

15 agosto 1519: fondata la città di Panama