Storie d’Intelligence. Domenico Vecchioni racconta “Magic”

Durante il secondo conflitto mondiale, nella cosiddetta “guerra dei codici”, gli alleati ebbero decisamente il sopravvento nel confronti del Tripartito, determinando più favorevoli condizioni per la vittoria finale.

Mentre infatti gli inglesi a Bletcheley Park scoprivano, tramite il sistema Ultra, i segreti di Enigma, gli americani non erano da meno nei confronti dei codici giapponesi, penetrando la macchina cifrante Purple con il progetto denominato Magic.

La nascita ufficiale di Magic viene generalmente datata al 25 settembre 1940, quando vengono decifrati con successo alcuni messaggi giapponesi trasmessi con Purple, sia della Marina da guerra che del Ministero degli Esteri.

Le sua origini tuttavia si possono accreditare ad un grande esperto statunitense, Herbert Yardley, che per primo penetra i codici giapponesi, ancora manuali, nel periodo tra le due guerre mondiali.

L’exploit di Yardley spinge i giapponesi a introdurre sistemi cifranti più performanti, non più quindi semplicemente manuali, ma elettro-meccanici. Nasce la Purple (“macchina alfabetica tipo 97”), non troppo dissimile dalla concezione di base dell’Enigma tedesca. 

Il notevole passo avanti compiuto da Tokyo, obbliga Washington, che sulla scia di un certo messianismo del Presidente Wilson aveva del tutto trascurato il settore della decrittazione, a recuperare il tempo perduto, cambiando del tutto atteggiamento.

Viene potentemente riorganizzato il Servizio Cifra, vengono riattivate le ricerche nel settore della cripto-analisi, vengono reclutati elementi più fidati e più esperti, vengono reperiti ingenti fondi. A capo della nuova struttura viene nominato William Freidman, un allievo di Yardley che, in 20 mesi di duro lavoro riesce finalmente a rompere il codice rosso (purple) giapponese. 

Che influenza avrà Magic sul corso degli eventi militari durante la seconda guerra mondiale? Vitale, come, ad esempio, nell’importantissima battaglia navale delle Midway.

L’Ammiraglio Yamamoto,  nel maggio del 1942, aveva preparato un piano segreto per attaccare di sorpresa le isole Midway, ad est delle Hawaii.

Ma gli americani, grazie appunto a Magic, intercettano i messaggi giapponesi e l’ammiraglio Nimitz, comandante della flotta USA, sarà in grado di predisporre adeguatamente la difesa, conoscendo in dettaglio i piani del nemico. Sarà lui in definitiva a sorprendere Yamamoto! 

Più controversa invece è la questione di Pearl Harbour: perché Magic – già pienamente funzionante – non impedì la catastrofe?

Mal funzionamento dell’Intelligence o sfasamento nella catena di comando?

Sull’atteggiamento di Roosevelt in quell’occasione esistono diverse teorie storico-politiche, compresa quella che vedrebbe il Presidente americano scientemente ritardare l’allarme per massimizzare l’effetto mediatico ed emotivo dell’attacco, convincendo così l’isolazionista opinione pubblica della necessità di entrare in guerra a fianco dell’Inghilterra.

Ma numerosi sono gli storici che non condividono questa interpretazione degli eventi.

La Storia quindi sembra non avere ancora pronunciato la parola finale sull’argomento.

Ciò che invece è certo, è che Magic, sul piano tecnico, fece anche in questo caso il suo dovere. Fin dalle 10 del mattino di quel fatidico 7 dicembre 1941, cioè 4 ore prima dello attacco, i fatali messaggi giapponesi – messi in chiaro e tradotti – furono posti in visione ai più alti responsabili statunitensi.

L’ultimo messaggio in particolare, diretto all’ambasciata giapponese a Washington, intimava al Capo missione di consegnare la dichiarazione di guerra prima delle 13h, un’ora prima cioè dell’attacco programmato per le 14h, per essere in qualche modo “in regola” con la normativa internazionale. Gli veniva anche ordinato di distruggere tutti i codici, il materiale crittografico e la documentazione classificata dell’ambascita.

Più chiaro di così! Perché allora non fu dato l’allarme nelle 4 ore precedenti l’attacco a Pearl Harbour? 

 

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(Immagine di sfondo: esempio di cifrario – tedesco – Fonte immagine: Foto di Tomasz Mikołajczyk da Pixabay )

Domenico Vecchioni

Domenico Vecchioni

Domenico Vecchioni. Già Ambasciatore d'Italia, saggista e storico. Ha al suo attivo numerose biografie storico-politiche (tra cui "Evita Peron" e "Raul Castro") e studi sulla storia dello Spionaggio (tra cui "Storia degli agenti segreti. Dallo Spionaggio all'Intelligence" e "le 10 spie donna che hanno fatto la Storia").

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