Tarquinia. La “casa del paracadutista” fu base per l’invasione della Francia

Un piccolo aeroporto del Lazio fu base dell’ “Operazione Dragoon“, invasione della Provenza.

E’ l’aeroporto di Tarquinia,  “casa del paracadutista” italiano. Fu lì infatti che si addestrarono i parà della Folgore, i carabinieri paracadutisti del Tuscania, gli Arditi Distruttori Regia Aeronautica.

Nel ’44, con l’avanzare del fronte, le scuole di paracadutismo furono trasferite a sud (per l’Esercito combelligerante) e a Nord (per la Repubblica sociale). Tarquinia perse dunque la sua importanza. Finché non arrivano gli alleati…

Il campo di volo di Tarquinia si trova a circa 70 km a nord di Roma. Fu costruito all’inizio della Seconda Guerra Mondiale e, nel luglio 1940, ospitò il centro di addestramento del Primo Battaglione Carabinieri Paracadutisti, unità che fu inviata in Nord Africa nel 1941” si legge su RonladDv.nl, sito che raccoglie dati e immagini sulle piste militari dimenticate della Seconda Guerra Mondiale.

E’ proprio qui, infatti, che nell’estate ’44 atterrò Henry L. Stimson (Segretario alla Difesa di Franklyn Delano Roosevelt) per incontrare il generale Mark Clark, dopo il ritiro delle truppe germaniche da Roma.

Dev’essere stato in quella occasione che l’alto funzionario statunitense individuò nella pista la “base di partenza” di una nuova operazione nella Francia occupata.

E’ “Dragoon” che scatta il 15 agosto, circa 70 giorni dopo la più celebre “Overlord” (o Sbarco in Normandia).  Una forza di 150 mila uomini punta sulla Provenza. Le navi che appoggiano l’operazione anfibia salpano dalla Corsica, da Napoli, da Orano, da Taranto puntando su Marsiglia, Tolone, Saint Tropez e Saint Maxime, Saint Rapahael e Point des Trayas, lungo un fronte di quasi 200 km. I paracadutisti (tutti decollati da Tarquinia) atterrano lungo il fiume Argens nel triangolare Le Luc, Draguignon, Le Muy.

In The America GI in Europe in WWII: The Battle in France gli autori J. E. Kaufmann, H. W. Kaufmann  indicano Tarquinia come località di decollo dei Bluebird, Albatross, Canary e Dove nomi in codice dei reparti di paracadutisti.

L’esito, vittorioso, della campagna dell’agosto 1944 mise in risalto la strategicità della base tarquiniese che, a partire dall’ottobre successivo, ospitò il 27^ e il 350^ Fighter Group della USAAF (United States Army Air Force), equipaggiato con caccia Mustang P40.

Poi, dal gennaio al maggio 1945, vi decollano e atterrano i Dakota da trasporto del 62^ Troop Carrier Group.

Sul campo di Tarquinia furono inoltre schierati i piloti brasiliani del 1°GAvCA (1st Brazilian Fighter Squadron) inquadrati nel 350^ FG.

La fine delle ostilità segnò anche l’inizio del declino per l’aeroporto che, dapprima smantellato, finì per essere dimenticato e, successivamente, in parte inglobato dai campi.

Tuttavia, le migliorìe apportate dagli americani (che ri-asfaltarono e rinforzarono pista e area circostante) permettono oggi di notare ancora ciò che resta del vecchio aeroporto di Tarquinia. Un luogo icona del paracadutismo nella Seconda Guerra Mondiale, poiché vi si addestrarono e vi transitarono reparti, italiani e stranieri, entrati nell’Olimpo della Storia militare del XX Secolo.

 

 

 

 

(Fonte immagine di sfondo: http://usairborne.be/)

Marco Petrelli

Marco Petrelli

Nato a Terni, una laurea in Storia e Società (curriculum Storia e Politica internazionale) conseguita all'Università di Roma Tre e una in Storia all'Università di Firenze, è giornalista freelance orientato su temi di esteri, difesa e storia. Reporter embedded segue le attività dei militari italiani in Patria e nelle aree di crisi. Collabora con riviste di settore (BBC History, Aerojournal, Rivista Italiana Difesa, EastWest, Affari Internazionali) e con quotidiani (IlGiornale.it, LiberoQuotidiano.it). È autore di due titoli sull'Aeronautica Nazionale Repubblicana e di un libro (in arrivo) dedicato alla Seconda Guerra Mondiale nei Balcani.

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