Tempio del Popolo: 43 anni fa il “suicidio rivoluzionario” di Jonestown

Il 18 novembre 1978 oltre 900 cittadini statunitensi sono morti nella foresta della Guyana.

Gli uomini, le donne e i bambini deceduti erano adepti del Tempio del Popolo, setta religiosa fondata dal reverendo Jim Warren Jones (1931-1978) nei primi Anni Cinquanta e diffusasi presto in tutti gli USA.

Jones era nato in una cittadina dell’Indiana, figlio di un veterano invalido della Prima Guerra Mondiale.

La famiglia non era mai stata religiosa, eppure il futuro reverendo (e guru) del Tempio del Popolo sin da ragazzino aveva sviluppato un forte interesse per i sermoni.

Sì, pare infatti che il giovane Jones seguisse anche più di una funzione domenicale, ammaliato dalla capacità del pastore di rivolgersi ai fedeli.

Jones abbraccia la dottrina cristiana riformata dei pentecostali, diventandone ministro del culto, per poi allontanarsene progressivamente. Fra i motivi dell’abbandono l’atteggiamento solidale ed anti-razzista del reverendo nei confronti degli afro-americani malvisto da una parte dei fedeli e dei confratelli. Siamo negli Stati Uniti degli Anni ’50 del XX Secolo e la segregazione razziale è un cancro sociale ben radicato oltreoceano.

La sua è una voce contro corrente: minoranze etniche, emarginati, persone disperate diventano la sua comunità. Anzi, la comunità della sua chiesa, quella da lui fondata, Il Tempio del Popolo. Con sua moglie Marceline, inoltre, adotta bimbi asiatici ed un afro-americano, costituendo così forse la prima famiglia multietnica degli Stati Uniti.

Nel Tempio del Popolo si possono trovare conforto, calore umano ed aiuto… ma in cambio di che cosa? Del denaro degli adepti, che finisce nelle casse della chiesa, delle proprietà degli adepti, che vanno ad arricchire il patrimonio della comunità (e di Jones stesso). E del loro libero arbitrio.

In pochi anni il Tempio del Popolo raccoglie centinaia di membri, tenuti insieme dalla capacità oratoria, dal carisma di un pastore che unisce ai precetti cristiani elementi della dottrina socialista… e dalla paura.

Malgrado fino al 1970 Jones continui ad essere un pastore protestante (e a parlare di Gesù), col tempo la sua figura assume un carattere sempre più vicino alla “divinità”.

Un taumaturgo, che durante le funzioni “guariva” persone con disabilità e che sosteneva essere capace di curare il cancro.

La credibilità di Jones nasce, soprattutto, dalla manipolazione mentale e fisica che esercita sugli elementi più deboli e fragili. Le regole, in fondo, sono quelle della setta: porre la persona di non poterne uscire perché ormai priva di denaro, isolata dalla famiglia naturale e sottoposta a costante giudizio. Qualunque cosa non sia di interesse per la comunità non esiste.

Ecco, è negli Anni Settanta che l’autoritarismo di Jones assume connotati inquietanti. Si sente lui stesso Dio e non lo nasconde. Sconfessa pubblicamente la Bibbia e nega l’esistenza del Paradiso.

Accanto alla follia, c’è poi la reale volontà di creare un suo “regno celeste” sulla Terra.

L’occasione arriva grazie all’appoggio politico garantito al sindaco di San Francisco, in quella California in cui il Tempio del Popolo aveva costruito la sua prima comune.

Poi, l’interesse crescente della stampa che raccoglie e pubblica le testimonianze dei pochi fuoriusciti, spinge Jones a guardare oltre gli USA. Alla Guyana, per l’esattezza, il cui governo vende al Tempio del Popolo un appezzamento di terreno lungo il confine fra il paese ed il Venezuela.

La costruzione del “Progetto agricolo del Tempio del Popolo” (informalmente chiamato Jonestown) inizia nel 1976. Solo nel 1978 però l’intera comune vi si trasferisce: circa 900 persone, interi nuclei famigliari, anziani e molti bambini parte dei quali in tenera età.

La vita è tutt’altro che idilliaca: passaporti ritirati, guardie armate, lavoro incessante nei campi ed altrettanto incessanti sermoni (privi ormai di qualunque connotazione religiosa) tirati avanti fino a notte inoltrata.

Ecco, la privazione del sonno è un altro elemento tipico delle sette e dei regimi: debilita il singolo, lo pone in una situazione di sudditanza totale, impedendogli anche solo di pensare figurarsi di pianificare una  fuga. Fuga peraltro resa difficile tanto dalle guardie quanto dalla fitta vegetazione, nonché dal timore di essere denunciati e puniti pubblicamente.

Negli Stati Uniti i parenti degli adepti chiedono a gran voce notizie sui loro cari. A raccogliere le richieste è un battagliero Senatore, Leo Ryan, che si reca a Jonestown con il suo staff e con una troupe della NBC. Le immagini riprese dal network mostrano una realtà gioiosa ma, poco prima della partenza di Ryan, qualcuno fa recapitare al Senatore biglietti imploranti aiuto.

Improvvisamente decine di adepti circondano Ryan supplicandolo di  poter ripartire con lui, di abbandonare quella comune “utopica” diventata per loro un inferno. Ryan si rende conto che qualcosa non va ed accetta di portarli con sé. Sarà la fine, sua e dei fuggitivi. Dopo un iniziale smarrimento, infatti, Jim Jones, le guardie ed alcuni elementi più fidati del reverendo attaccano i due aerei della delegazione uccidendo diverse persone, incluso il Senatore Leo Ryan che sarà il primo Congress man statunitense a cadere nell’espletamento delle sue funzioni.

Poi, la decisione folle: compiere un gesto rivoluzionario, vale a dire uccidersi poiché è ormai chiaro che la morte di Leo Ryan avrà delle conseguenze pesanti sul futuro della comunità e su Jones stesso. Un “suicidio rivoluzionario” perpetrato bevendo Flavor Aid corretto al cianuro. Chi si rifiuta viene ucciso dalle guardie. Di oltre 900 persone ne sopravvivranno pochissime fra chi è scampato all’attacco all’aeroporto di Kaituma e chi è riuscito ad evitare il fuoco dei guardiani.

Muoiono diversi bambini, alcuni neonati. Sono le stesse madri ad iniettare la bevanda avvelenata nelle loro bocche tramite siringhe senza ago.

Fino agli attentati dell’11 settembre 2001, nessun evento aveva mai provocato la morte di tanti civili USA come il massacro del Tempio del Popolo.

Jim Warren Jones pone fine alla sua esistenza con un colpo alla testa. Sono da poco passate le 8 del mattino del 18 novembre 1978. Poco dopo l’Esercito statunitense avrebbe occupato l’area trovando una distesa di corpi senza vita.

Una tragedia che ha profondamente segnato la storia americana tanto che ancora oggi, a 43 anni di distanza, nel gergo comune si suol dire “Bere la Kool Aid/Drink the Kool Aid” (il Flavor Aid era una variante commerciale della celebre bevanda liofilizzata) per indicare l’obbedienza, cieca, a qualcuno o a qualcosa.

 

 

 

 

 

 

 

Marco Petrelli

Nato a Terni, una laurea in Storia e una in Storia e politica internazionale, è giornalista e fotoreporter. Si occupa di difesa, esteri e reportage... questi ultimi di solito caratterizzati da un bianco e nero ad alto contrasto. Collabora, fra gli altri, con BBC History, AeroJournal, Affari Internazionali. Amante del cielo, ha dedicato due titoli alla storia aeronautica.

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