Tomasoni di Terni: capitani di ventura immortalati nel Salone dei Cinquecento

Che i ternani siano un po’ ovunque nel mondo è un dato di fatto, ma che siano co-protagonisti della più superba arte rinascimentale non è un fatto comune, specie se il capolavoro è collocato nel suggestivo Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio (oggi sede del Comune di Firenze) e se la mano che lo ha realizzato è quella del pittore ed architetto aretino Giorgio Vasari. Il ternano in questione è Alessandro da Terni, condottiero capitano di ventura cinquecentesco, raffigurato ne Il marchese di Marignano assale la porta Camollia di Siena difesa dalle truppe di Alessandro da Terni (1567-1570), importante affresco che adorna il soffitto del salone e commissionato da Cosimo I de’ Medici all’artista di Arezzo.

“Il Salone dei Cinquecento rappresenta l’apice del Rinascimento fiorentino e, nel contempo, l’inizio del suo declino, poiché al tempo Roma acquisiva sempre maggiore centralità dal punto di vista artistico. Apice anche per la carriera di Giorgio Vasari, alla sua seconda importante commissione medicea dopo la realizzazione degli Uffizi” spiega la professoressa Eleonora Belli, docente di storia dell’arte all’IISPTC “Casagrande-Cesi” di Terni.

Ritratto di Alessandro da Terni, immagine via commons.wikimedia.org, autore Giosuè Tacconi

Nei quarantadue riquadri del soffitto a cassettoni Vasari celebra le gesta di Cosimo I, in particolare quelle battaglie che ne hanno rafforzato il potere in ambito regionale, come la conquista della Repubblica di Siena del 1555, allora difesa dalle milizie mercenarie di Alessandro da Terni, al secolo Alessandro Tomasoni.

Nel XV e XVI Secolo il capoluogo umbro è noto per essere località di provenienza di numerosi capitani di ventura, alcuni dei quali membri di famiglie coinvolte nei principali scontri delle Guerre d’Italia, combattute fra il 1494 e il 1559 da francesi, spagnoli, turchi e inglesi e che coinvolsero, chiaramente, i principati italiani. Alessandro da Terni, ad esempio, serve dapprima con Giovanni delle Bande Nere poi sotto le insegne del Duca di Parma Pier Francesco Farnese e, in seguito, del Duca di Ferrara Ercole II d’Este. Soldato ma anche fine ingegnere, si occupa del rafforzamento della cinta muraria della città estense e di quella di Modena partecipando, inoltre, alla difesa di Grosseto, Porto Ercole e Siena. Ha due figli, anch’essi nati nel capoluogo umbro ed ambedue capitani di ventura: Raimondo Tomasoni, che si batte contro i turchi in Ungheria ed Enea Tomasoni che partecipa a Lepanto (1570), iconico scontro fra la Lega Santa e gli ottomani, nel corso del quale il giovane ternano ha mostrato un certo valore, tanto da essere menzionato, un secolo dopo, dall’ambasciatore veneziano Giovanni Sagredo nel suo Memorie istoriche de’ monarchi ottomani (1688).

Arte, dunque, letteratura diplomatica e… storia dell’arte: i Tomasoni da Terni sono legati anche anche a Michelangelo Merisi detto Caravaggio, genio e mano assassina “di Ranuccio da Terni: dopo il suo omicidio Caravaggio fu infatti costretto a fuggire a Malta” continua la professoressa Belli, aggiungendo che “Terni deve essere orgogliosa di essere stata citata in un’opera importante quale quella del Vasari, poiché testimonianza della sua notorietà e della centralità nel corso delle guerre rinascimentali”.

Marco Petrelli

Nato a Terni, una laurea in Storia e una in Storia e politica internazionale, è giornalista e fotoreporter. Si occupa di difesa, esteri e reportage... questi ultimi di solito caratterizzati da un bianco e nero ad alto contrasto. Collabora, fra gli altri, con BBC History, AeroJournal, Affari Internazionali. Amante del cielo, ha dedicato due titoli alla storia aeronautica.

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