Una pagina di storia poco nota: la guerra, nella Guerra, dei militari polacchi in Italia

Foligno, 15 ottobre ’44. Una colonna di automezzi privati diretta a Perugia è attaccata da soldati polacchi. La guerra in Umbria è finita da 4 mesi ma si spara ancora. Ad essere colpiti sono simpatizzanti e militanti comunisti diretti a Perugia, ad un comizio di Togliatti.

L’11 giugno ’45,  Antrodoco (RI). Il paese sta celebrando il ricordo di Giacomo Matteotti, deputato ucciso da squadristi nel ’24, quando i polacchi strappano i manifesti e mostrano ostilità verso simboli socialisti e comunisti.

A novembre è la volta di Ascoli. In località Petrioli un comizio comunista è interrotto a colpi d’arma da fuoco. A sparare sono i polacchi.

Quelli che potrebbero sembrare casi isolati sono in realtà una parte delle molte situazioni di tensione createsi fra militari polacchi e civili italiani. Specie civili vicini ai socialisti e ai comunisti nei confronti dei quali l’atteggiamento dei polacchi è di assoluta avversione.

Una strana guerra nella Guerra quella combattuta dai 50 mila militari del Corpo di Spedizione del generale Władysław Albert Anders. Al passaggio del fronte, infatti, i contrasti con le organizzazioni di sinistra e con le anime più progressiste della resistenza sono segnalate da carabinieri, prefetture e Autorità militare alleata.

Si va delle risse e dalle sassaiole a precisi ordini impartiti alla popolazione: non partecipare a raduni politici, non affiggere manifesti, non uscire con indumenti di colore rosso.

Gli episodi sopra elencati sono tratti da un interessante ed inedito documento stilato dall’Associazione Famiglie Combattenti Polacchi in Italia. Sì, perché al termine del conflitto diversi soldati stranieri si sposano o scelgono di restare nel Bel Paese.

I polacchi, in particolare, optano per l’Italia per due motivi: gli italiani sono cattolici, a Roma c’è il Papa. E perché non è sicuro tornare in Polonia dove, dal dicembre ’44, si è insediato un governo vicino a Mosca…

E’ la terza volta in 25 anni che il vicino sovietico mette a repentaglio l’indipendenza e l’integrità della Polonia. C’era stata una guerra sovietico-polacca nel 1920, conclusasi con la vittoria di Varsavia. Poi, nel 1939, due settimane dopo l’attacco tedesco l’Unione Sovietica occupa la parte orientale della Polonia, deportando decine di migliaia fra militari e civili nei campi della Siberia. Circa 22 mila ufficiali dell’esercito polacco, inoltre, furono uccisi nella Foresta di Katyn’ dalla polizia segreta sovietica, la NKVD.

L’apertura del fronte a est nel giugno ’41 aveva portato l’intero paese sotto la dura occupazione nazista, cui i polacchi si ribellarono in due momenti: nel ’43 con la Rivolta del Ghetto e nel ’44 con l’insurrezione di Varsavia. I russi, al di là della Vistola, non intervengono per ordine diretto di Stalin.

Era il buon vecchio divide et impera: lasciare che l’Armia Krajowa a maggioranza militare si consumasse combattendo i tedeschi, per poi entrare ed imporre un’amministrazione fedele alla causa sovietica. Ed è ciò che accade.

Il Corpo di Spedizione di Anders, inoltre, nasce con prigionieri polacchi rilasciati dai gulag della Siberia: giungeranno in Iran in condizione disumane, denutriti e distrutti dal trattamento riservato loro dai carcerieri.

Premesse che lasciano immaginare come l’atteggiamento dei militari di stanza in Italia verso sovietici e comunisti italiani fosse decisamente poco collaborativo…

Una pagina di storia poco nota, forse rapidamente dimenticata con il rimpatrio dei volontari polacchi o per evitare ulteriori, più gravi attriti fra italiani ed eserciti alleati. In una fase, peraltro, ancora piuttosto delicata a cavallo fra la sconfitta definitiva dell’Asse e la ricostruzione dell’Italia e dell’Europa dopo la sciagura della guerra.

Poco nota sì, ma interessante e che palesa quelle tensioni fra Alleati e Unione Sovietica che avrebbero segnato la storia mondiale nei successivi 50 anni. Le scaramucce e ii disordini fra comunisti italiani e militari polacchi erano, a loro modo, piccolissime avvisaglie del nuovo conflitto… la Guerra fredda.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(Fonte immagine di sfondo: https://warfarehistorynetwork.com/2018/12/10/the-polish-ii-corps-in-italy/)

Marco Petrelli

Marco Petrelli

Nato a Terni, una laurea in Storia e Società (curriculum Storia e Politica internazionale) conseguita all'Università di Roma Tre e una in Storia all'Università di Firenze, è giornalista freelance orientato su temi di esteri, difesa e storia. Reporter embedded segue le attività dei militari italiani in Patria e nelle aree di crisi. Collabora con riviste di settore (BBC History, Aerojournal, Rivista Italiana Difesa, EastWest, Affari Internazionali) e con quotidiani (IlGiornale.it, LiberoQuotidiano.it). È autore di due titoli sull'Aeronautica Nazionale Repubblicana e di un libro (in arrivo) dedicato alla Seconda Guerra Mondiale nei Balcani.

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