USS Balao: il sommergibile che si tinse di rosa per raccontare la guerra

Il nome “Balao” deriva da quello di un pesce che, nei dialetti costieri italiani, prende il nome di “aguglia”, per via della bocca che si protrae in avanti, sottilissima, come una guglia gotica. E, in comune con l’animale, il sommergibile a propulsione convenzionale USS Balao (capo dell’omonima classe) ha la sagoma slanciata, entrata nell’immaginario collettivo grazie anche ad una celebre pellicola del 1958, Operazione sottoveste (Operation Petticoat).

Già perché il pluridecorato battello della Seconda Guerra Mondiale, in navigazione coi suoi “fratellini” contro i giapponesi, si è tinto di rosa per la commedia con Cary Grant e Tony Curtis, ultimo “incarico” prima di finire radiato dal registro navale statunitense.

Alla fine degli anni Cinquanta, infatti, la propulsione diesel viene progressivamente sostituita da quella nucleare, assicurando così alle unità sottomarine un’autonomia pressoché illimitata sia in emersione che in immersione. Nonché un graduale miglioramento delle condizioni di vita dell’equipaggio: chi ricorda Caccia ad ottobre rosso avrà ancora in mente il grande quadrato semi-buio del classe Los Angeles dove Jack Ryan segue i movimenti dell’avversario. Ecco nei classe Balao, Tench e Gato gli spazi erano ben più angusti tanto che, raccontano i vecchi marinai, un soffritto d’aglio poteva essere “fatale”…

Disagi e vita grama trasformati in elemento comico dagli sceneggiatori della vecchia Hollywood, capaci di rappresentare un conflitto lungo e sanguinoso in un’avventura per i sette mari, in compagnia di un gruppo di ufficiali donne. Equivoci, erotismo soft e qualche doppio senso (di quelli che le moderne femministe metterebbero prontamente all’indice) trasformano lo USS Balao nell’allegro e un po’ sfortunato USS Sea Tiger, varato nel ’40, semi-affondato nel dicembre ’41 e ridipinto di rosa nei primi giorni del 1942.

Firmata da Blake Edwards, Operazione Sottoveste è una commedia per famiglie e un evergreen dei palinsesti televisivi, ma anche un piccolo tesoro di riferimenti e curiosità per i cultori di storia militare. Ad esempio per interni ed esterni sono stati usati tre battelli: USS Balao, USS Archerfish, USS Queenfish tutti appartenenti alla medesima classe e tutti realmente operativi durante la Seconda Guerra Mondiale. Vi è inoltre una grande cura dei dettagli: uniformi, veicoli, elmetti, strumentazione di bordo, il riferimento al corpo ausiliario femminile, addirittura l’appello via radio della “Rosa di Tokyo”, trasmissione di propaganda in lingua inglese destinata agli Alleati per demoralizzarli.

D’altronde la vicinanza temporale tra l’ambientazione e l’anno in cui il film è stato girato ha permesso al regista di arricchirlo con particolari interessanti, forte del sostegno non da poco della US Navy che mette a disposizione i battelli ormai giunti al giro di boa.

Ironia della sorte Operazione Sottoveste arriva infatti nei cinema pochi mesi dopo il viaggio sotto la calotta artica del Nautilus, moderna e avveniristica unità a propulsione nucleare. Sottomarino e non sommergibile: la differenza principale sta nella capacità di navigazione sott’acqua, limitata per il secondo e illimitata per il primo. Tuttavia i programmi di riarmo della NATO, specie di quei paesi che non possono avere armi atomiche, consentono ad alcune unità di sopravvivere: lo USS Lizardfish, ad esempio, finisce nella Marina Militare italiana con il nome di Evangelista Torricelli. Un’incomprensione fra Washington e Roma ha per anni fatto alimentato la voce che si trattasse del medesimo battello del film, forte anche del rosa emerso durante i lavori in bacino di carenaggio. In verità il Balao (e gli altri due set) condivide la medesima sorte del Sea Tiger, radiato al termine del film.

Dei 120 battelli della classe, nove sono stati affondati durante la guerra, cinque dopo la guerra, gli altri ceduti, demoliti o affondati in esercitazione. I fan del film (e della marina diesel) possono comunque consolarsi con le navi museo, ben nove e perfettamente conservate, tanto che Hollywood ogni tanto se ne ricorda ancora…

Marco Petrelli

Marco Petrelli

Nato a Terni, una laurea in Storia e Società (curriculum Storia e Politica internazionale) conseguita all'Università di Roma Tre e una in Storia all'Università di Firenze, è giornalista freelance orientato su temi di esteri, difesa e storia. Reporter embedded segue le attività dei militari italiani in Patria e nelle aree di crisi. Collabora con riviste di settore (BBC History, Aerojournal, Rivista Italiana Difesa, EastWest, Affari Internazionali) e con quotidiani (IlGiornale.it, LiberoQuotidiano.it). È autore di due titoli sull'Aeronautica Nazionale Repubblicana e di un libro (in arrivo) dedicato alla Seconda Guerra Mondiale nei Balcani.

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