Vi racconto la vera storia del tradimento di Montecristo

Nel 1837 il giornalista francese Jacques Peuchet pubblica un libro intrigante ispirato ai rapporti della Prefettura di Parigi: Mémoires tirés des archives de la police de Paris. Si tratta di una buona divulgazione degli affari criminali trattati negli ultimi anni. Tra questi ce n’è uno che, qualche anno più tardi, interesserà molto il direttore del Journal des débats.

Dopo la pubblicazione a puntate sul suo giornale dei “Tre Moschettieri”, romanzo che ha riscosso un successo inimmaginabile, è ora alla ricerca di un nuovo intrigo da proporre al suo autore, il grande Alessandro Dumas. Sa che all’impareggiabile romanziere basta poco per alimentare la sua straordinaria fantasia e attivare il suo immenso talento. Quella storia sembra fatta proprio per lui. 

Il direttore insomma è ansioso di ripetere il trionfo editoriale dei Tre Moschettieri. Ha avuto il giusto intuito. Da quel fatto realmente accaduto, Dumas trarrà, in effetti, un romanzo destinato ad avere una diffusione che andrà oltre ogni previsione e sarà “divorato” dai ragazzi di diverse generazioni in tutto il mondo: il Conte di Montecristo.

Un romanzo indimenticabile, che ancora oggi non cessa di ispirare registi cinematografici, teatrali e televisivi. Se quindi le avventure di Edmond Dantès sono universalmente note, pochi per contro sanno che non sono state solo il frutto della debordante fantasia del suo autore, ma sono ispirate a una storia vera. 

Ve la raccontiamo.

Parigi 1807. Cinque amici, tutti originari di Nîmes, si riuniscono spesso in una modesta taverna situata nel centro della città. C’è innanzitutto il proprietario, Nicolas Loupain, vedovo con due figli, che spera di poter presto acquisire locali più eleganti e dignitosi. Gli altri componenti della comitiva sono Chaubard, Solari, Allut e François Picaud, il più giovane, il più serio e il più lavoratore.

Calzolaio, François si è già fatto una solida clientela impegnandosi a fondo sul lavoro e guardando con ottimismo l’avvenire. È del resto sul punto di sposarsi con Marguerite Vigouroux, una bella e benestante ragazza di cui si è innamorato e che ricambia sinceramente il suo amore.

Il problema è che anche Loupain ha delle mire su Marguerite, non tanto per amore, quanto piuttosto per la consistente dote di cui la ragazza dispone, che si rivelerebbe molto utile per aprire un caffè di più ampie dimensioni in una delle strade eleganti di Parigi. Ma Marguerite ha occhi solo per il suo François!  

Una sera gli amici si ritrovano nella taverna. Loupain offre a tutti da bere per brindare alla salute dei giovani fidanzati, prossimi oramai alle nozze. Ma dentro di sé in realtà è roso dall’invidia e dalla rabbia. Quella bella ragazza, quella buona dote farebbero proprio al caso suo. François quella sera è il primo ad andarsene, non gli piace fare tardi. Loupain allora, dopo qualche bicchiere di vino di troppo, propone agli amici rimasti nella taverna di fare uno scherzo al giovane ciabattino.

Niente di particolarmente impegnativo. Solo per divertirsi un po’, come del resto hanno già fatto altre volte. Tra amici succede. Denuncerà l’amico François come spia inglese al commissario di polizia Béraud, che si ferma tutte le sere nel suo locale. Tutto sarà chiarito un paio di giorni dopo, giusto il tempo di ridere insieme alle spalle del povero ciabattino, per qualche ora sofisticata spia inglese! 

Così il giorno dopo Loupain informa riservatamente il commissario, il quale sul momento è abbastanza scettico. Una spia inglese quel modesto ciabattino? No, non sembra proprio verosimile. Ma Loupain insiste e precisa di averlo sentito dire dallo stesso interessato alla presenza di due suoi amici, Chaubard e Solari, i quali, interpellati, confermano la circostanza. 

A questo punto il povero Béraud è abbastanza scosso, tre testimoni che vanno nello stesso senso non si possono certo ignorare. Tanto più che in quel periodo si registrano rivolte monarchiche nella Vandea che, secondo i rapporti di polizia, sarebbero sobillate proprio dagli inglesi. Non si possono correre rischi. Insomma Béraud non può fare a meno di informare lo stesso ministro di polizia, Savary.

A quel punto lo scherzo si tramuta rapidamente in tragedia. Savary, ossessionato dallo spionaggio inglese, ordina l’immediato arresto di François Picaud. Sorpreso nella sua abitazione, il povero calzolaio viene malamente spinto nel fondo di una carrozza, senza alcuna spiegazione. È l’inizio di un lungo viaggio che avrà fine nella fortezza di Fenestrelle, in Piemonte, allora francese, dove sarà incarcerato sempre senza una parola sui motivi dell’arresto e sul relativo procedimento giudiziario. Loupain non farà nulla per chiarire la situazione, per lui evidentemente non si era trattato di uno scherzo, ma solo di un modo per eliminare il suo rivale…

Disperato, il giovane calzolaio, che ha visto la sua esistenza completamente stravolta da quell’incomprensibile arresto, non ha altra prospettiva se non quella di cercare di evadere. Con l’aiuto di un pezzo di metallo trovato fortuitamente, comincia così a scavare nella parete della sua cella. Dopo una durata che non sa calcolare perché ha perso la nozione del tempo, riesce infine a perforare la parete e a strisciare attraverso la piccola apertura ottenuta.

Ma, con sua immensa sorpresa, si rende conto di non trovarsi all’esterno della segreta, ma… è sbucato in un’altra cella! S’incontra col prigioniero che vi è recluso, un vecchio dalla folta barba bianca, in cattive condizioni di salute e che sembra aver perso la ragione: un religioso, padre Torri. Nelle sue deliranti visioni racconta a Picaud di aver seppellito un tesoro in un luogo non lontano dalla fortezza, fornendogli anche tutte le necessarie indicazioni per ritrovarlo.

Il calzolaio quindi se ne ritorna nella sua cella, – non può del resto fare altro – in attesa che la sua situazione  in qualche modo si chiarisca. 

Non perde insomma la speranza, una speranza ora arricchita dalla prospettiva del misterioso tesoro. E fa bene. Un bel mattino dell’aprile 1814 il suo destino ancora una volta conosce una brusca svolta.

Viene liberato senza motivazioni, così come era stato arrestato. È stata finalmente riconosciuta la sua innocenza? No. Il fatto è – gli spiegano i suoi carcerieri – che Napoleone ha abdicato, sul trono di Francia sono tornati i Borboni. Lui, prigioniero politico dell’Impero, non ha più motivo di rimanere dietro le sbarre. 

La prima cosa che l’ex detenuto ovviamente fa, è recarsi nel posto che gli era stato indicato da padre Torri, che verosimilmente non doveva aver perso del tutto la ragione. Nel luogo da lui indicato, infatti, Picaud trova una grossa cassa riempita di monete d’oro e di preziosi gioielli. È il tesoro di cui vagheggiava il religioso.

Picaud in un attimo è diventato ricco, molto ricco.

Rinfrancato, sicuro di sé, decide di mettersi in viaggio in direzione di Parigi, dove vuole assolutamente sapere che cosa era successo sette anni prima, chi o che cosa gli ha rovinato gli anni più belli della sua gioventù e gli ha fatto anche sfumare le nozze con la sua amata Marguerite.  Scoprirà finalmente la verità e vorrà mettere in atto la sua inesorabile vendetta. 

Come non vedere nel tradimento degli amici Picaud i “fondamentali” che ispireranno qualche anno più tardi Dumas? La fortezza di Fenestrelle diventerà il castello d’If, padre Torri sarà l’abate Faria, Marguerite si chiamerà Mercedes, Picaud sarà Dantès, e poi il misterioso tesoro, la grande vendetta ecc. 

Un banale tradimento insomma, realmente accaduto, fornirà a Dumas lo spunto per scrivere un capolavoro indimenticabile, costruendo situazioni e personaggi immortali.

 

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(Fonte immagine di sfondo: screenshot dallo sceneggiato RAI Il Conte di Montecristo, 1966)

 

 

Domenico Vecchioni

Domenico Vecchioni. Già Ambasciatore d'Italia, saggista e storico. Ha al suo attivo numerose biografie storico-politiche (tra cui "Evita Peron" e "Raul Castro") e studi sulla storia dello Spionaggio (tra cui "Storia degli agenti segreti. Dallo Spionaggio all'Intelligence" e "le 10 spie donna che hanno fatto la Storia").

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