Fosse Ardeatine: via Rasella, il “Bozen” e l’eccidio nella Roma occupata

Roma, 23 marzo 1944. La città è sotto occupazione tedesca da oltre sei mesi e la Resistenza romana è pronta per un’azione che passerà alla Storia.

Con la cattura del colonnello Giuseppe Lanza Cordero di Montezemolo (anima del Fronte Militare Clandestino, morirà il 24 marzo ’44 nell’Eccidio delle Fosse Ardeatine), i partigiani legati a partiti anti-fascisti sono ormai la maggioranza. E combattono con strategie e logiche molto lontane da quelle dei militari. Ad esempio non sempre si curano di quanto le conseguenze di alcune azioni, condotte ai danni dei nazisti, possano pesare sulla popolazione civile.

Via Rasella sarà una di queste. Pianificata dai GAP (Gruppi Azione Patriottica) cade in un giorno particolare. Il 23 marzo è in infatti il 25° anniversario della fondazione dei Fasci di Combattimento. E i fascisti capitolini hanno in programma una grande manifestazione per il genetliaco del Partito.

I tedeschi sconsigliano, anzi vietano assembramenti. La ricorrenza non verrà celebrata pubblicamente poiché il Comando germanico teme possa passare per una provocazione e creare disordini. Ricordiamo il periodo: marzo ’44. Da due mesi gli Alleati sono attestati sul litorale di Anzio e Nettuno, 60 km a sud di Roma.

Inoltre a Montecassino continuano gli scontri, duri e sanguinosi, fra la divisione paracadutisti tedesca e gli anglo-americani.

Scelta azzeccata. Perché i partigiani hanno pianificato di attaccare proprio l’eventuale corteo del Fascio repubblicano. E la cosa salta…

Contemporaneamente all’azione pianificata per il 23 marzo, se ne aggiunge un’altra programmata da Carlo Salinari, Franco Calamandrei, Carla Capponi, Rosario Bentivegna, tutti del Partito comunista.

Zona, via Rasella nel cuore della Capitale. Obiettivo, una compagnia tedesca che dal poligono torna alla caserma. Modalità dell’azione, tritolo nascosto in un carretto da spazzino.

L’ora X scatta alle 15.50 quando l’innesco attivato da Bentivegna fa detonare la carica. Un’esplosione fortissima, tale da rovesciare un automezzo e da infrangere le finestre delle case intorno. Restano a terra 32 militari germanici, morti. Decine i feriti.

La compagnia colpita è parte del Battaglione del Regiment Polizei “Bozen”, cioé Bolzano, poiché l’unità è composta di alto-atesini arruolati a forza da Berlino dopo che l’Alto Adige è stato annesso al Terzo Reich (settembre 1943). Tutti della minoranza tedesca, sì, ma di cittadinanza italiana. Insieme ai 32 caduti, restano sul terreno un quarantenne romano e un ragazzino, Pietro Zuccheretti, letteralmente dilaniato da una scheggia.

Nel frattempo altri partigiani attaccano a colpi di bombe a mano e la risposta tedesca causa ulteriori morti. Convinti infatti che le granate piovano dalle finestre di via Rasella, i tedeschi sparano a chiunque si affacci. Quattro vittime civili.

La storiografia e il cinema (Rappresaglia, 1973 con Richard Burton e Marcello Mastroianni) hanno a lungo parlato di SS del “Bozen”. In verità erano coscritti e si opposero (a rischio della pelle) all’ordine dei proprio comandanti di prendere parte ad una rappresaglia.

Roma, 24 marzo ’44. Rappresaglia che avviene comunque. Ed è durissima.  Il colonnello Herbert Kappler della Gestapo di Roma stila un elenco con 320 nomi che salgono a 330, perché nel frattempo un altro del “Bozen” è spirato per le ferite riportate.  Quei dieci in più nella lista sono ebrei catturati la mattina stessa e che il colonnello Herbert Kappler invia con gli altri ostaggi ad una cava sulla via Ardeatina. Il 24 si consuma la vendetta: 335 civili giustiziati nella cava, i corpi ammassati e sepolti con cariche di dinamite.

Un eccidio organizzato e perpetrato con “teutonica efficienza”, dunque. Anche se i tedeschi commettono un errore: 335 contro 330 e cioé 5 in più rispetto alla quota – già fissata – che sarebbe stata prevista dalle leggi internazionali di guerra.

E sarebbero stati proprio quei cinque a costare la condanna al carcere a vita all’anziano capitano Erich Priebke. A non aver bisogno del condizionale invece è la realtà dei fatti: oltre 300 persone uccise in un giorno e i cadaveri occultati. Un massacro folle e che non muta il corso degli eventi. Neanche tre mesi più tardi, infatti, i tedeschi si ritirano da Roma.

Kappler sarà processato nel dopoguerra. Priebke invece sarà “scoperto” in Argentina da una troupe americana nel 1994. L’anno dopo è estradato in Italia e qui condannato. Morirà nell’autunno del 2013, centenario, nella stessa città che aveva contribuito ad insanguinare.

I militari del “Bozen” finiscono a lungo nell’oblio finché uno di loro, Arthur Atz, in una intervistare 2005  racconta la sua verità sull’attentato di Via Rasella. Dopo oltre 60 anni…

 

 

 

 

 

Redazione Conoscere La Storia

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