Von Clausewitz e il concetto di Schwerpunkt

Gerhard von Scharnhorst volle come suo assistente personale un ufficiale non ancora trentenne, ma già molto stimato nell’esercito prussiano per le sue qualità intellettuali: Carl von Clausewitz. Il pensiero di quest’ultimo ebbe un’influenza enorme sulla comprensione della guerra e sugli sviluppi della cultura strategica. Un apparato concettuale ciclopico che trova il suo culmine nel Della guerra, a tutt’oggi un’opera unica nella storia del pensiero militare. Von Clausewitz non offriva precetti e soluzioni schematiche, anzi li rifiutava, ma partendo dall’esperienza concreta della guerra invitava i militari a imparare a muoversi in un ambiente mutevole e caotico.

Gli eserciti sul campo dovevano essere letti come strutture fluide e in continuo movimento, e come ogni struttura essi erano dotati di un baricentro, che costituiva il loro punto di equilibrio. Von Clausewitz lo chiama “Schwerpunkt” e per i militari fu un’illuminazione. Gli eserciti (e persino le nazioni) si reggevano su uno Schwerpunkt: per vincere bisognava definire precisamente il proprio e scoprire qual era quello del nemico per colpirlo, sbilanciando e facendo crollare in un sol colpo tutto il suo apparato bellico. Per von Clausewitz lo Schwerpunkt era un punto “critico” più che un punto “forte” o “debole”, ma fu in questa seconda interpretazione semplificata e riduttiva che il concetto conobbe la sua più vasta diffusione, rimanendo comunque un faro inestimabile dell’azione militare.

A qualsiasi livello di operazioni, da quello strategico a quello tattico, il successo era garantito se il massimo sforzo dell’attaccante veniva esercitato sul punto più debole del difensore.

Nicola Zotti

Nicola Zotti, classe 1957, dopo aver insegnato a livello accademico Storia dell'Arte Militare e Analisi strategica si è dedicato alla loro divulgazione tramite il sito internet www.warfare.it, il gruppo Facebook "Warfare - Storia militare e cultura strategica", che conta ormai 4.000 partecipanti, e soprattutto grazie agli articoli scritti collaborando tra l'altro con Repubblica, Il Riformista, Civiltà, e, attualmente, con le riviste storiche della Sprea Editori.

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