Wilson: il presidente USA che castigò Germania e Italia. Convinto di fare bene…

Eletto Presidente degli Stati Uniti nel 1912, Woodrow Wilson è noto per i “14 punti” enunciati l’8 gennaio 1918: un programma per il nuovo ordine mondiale da realizzare alla fine delle ostilità, basato sulla cooperazione tra gli Stati per il mantenimento della pace e della giustizia attraverso l’organismo della Società delle Nazioni, di cui Wilson fu promotore.

Avendo una formazione accademica (era stato rettore dell’Università di Princeton), Wilson fu un convinto esportatore della democrazia, nonché sostenitore del principio di autodeterminazione dei popoli: questo gli impedì di comprendere che la Storia millenaria delle complesse relazioni tra i Paesi europei non poteva essere ricondotta agli schemi semplicistici dell’esperienza americana.

Così, l’imposizione, nel 1919, di condizioni punitive alla Germania in favore della Francia e il rifiuto di riconoscere le pretese territoriali dell’Italia furono le cause scatenanti dei revanscismi che agitarono per 20 anni le due nazioni, spinte alla guerra anche dalla miopia politica di Wilson e dei suoi successori. Un esempio lampante di eterogenesi dei fini: spesso con la buona volontà si producono effetti contrari rispetto a quelli perseguiti.

Alessandra Colla

Laureata in Filosofia, giornalista pubblicista, studiosa di Storia e scienze umane, ha tradotto (da francese, inglese, spagnolo, tedesco) e curato testi di letteratura e saggistica. Collabora alle riviste "Eurasia" e "Terra Insubre". Tra i suoi ultimi lavori figura Grigioverde rosso sangue. Combattere e morire nella Grande Guerra del 15-18 (GoWare).

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