Fortitude, l’operazione segreta più riuscita della 2° Guerra Mondiale

Fortitude è probabilmente l’operazione segreta più riuscita della Seconda guerra mondiale, dove i servizi segreti alleati, in particolare quelli britannici, precedettero e accompagnarono l’iniziativa militare in un contesto di eccellente interazione politica, strategica e operativa.

Nonostante lo sbarco in Sicilia nel luglio del 1943, la vittoria degli alleati appariva ancora lontana.

Stalin dal canto suo insisteva pesantemente per l’apertura del “secondo fronte”a Ovest, nella prospettiva di alleggerire la pressione nazista a Est.

Finalmente, nei primi mesi del 1944 si delineò il grande sbarco alleato in Francia, considerato decisivo per le sorti stesse della guerra. 

Era di conseguenza assolutamente indispensabile fare di tutto per ingannare i tedeschi sul luogo previsto dello sbarco. E fu in tale contesto che nacque l’operazione segreta di Fortitude (fortezza d’animo): far credere a Berlino che, in realtà, erano previsti non uno, ma più sbarchi nel Nord e nel Sud dell’Europa  per i quali sarebbero state impiegare ottanta divisioni (invece della quaranta disponibili).

Occorreva dunque “creare” quaranta divisioni “virtuali”, con armamenti, carri armati e uomini ben visibili dall’alto.

Il tutto rigorosamente falso e con un triplice scopo: inchiodare al suolo, lontane dalle operazioni in  Normandia, le divisioni tedesche di stanza in Norvegia, non far muovere quelle schierate a Nord della Francia a difesa della regione del Pas de Calais e tenere in stand by quelle stazionate nel sud della Francia, dove pure avrebbe potuto verificarsi uno sbarco.

Per Fortitude/Nord gli specialisti dell’intelligence britannica sfruttarono l’”ossessione scandinava” di Hitler, ovvero la preoccupazione di controllare i porti della Norvegia liberi dal ghiaccio, per essere sempre in grado di far fronte a eventuali accerchiamenti navali della Germania.

Questo spiegava l’importante dispositivo militare nazista nella Norvegia occupata, dove erano presenti ben 380.000 uomini.

Con una serie di finti sbarchi si riuscì a far credere all’alto comando tedesco che c’era l’intenzione alleata di liberare il piccolo paese nordico. I 380.000 soldati nazisti rimasero così sul suolo norvegese. 

Per Fortitude/Sud si immaginò uno scenario ancora più audace e sofisticato: la concentrazione nel sud dell’Inghilterra di tre corpi d’armata (i primi due reali, il terzo fittizio…).

Denominato FUSAG, l’inesistente corpo d’armata americano, comandato dal generale Patton (che si era prestato alla mistificazione), simulava preparativi di partenza in direzione della Francia nel tratto di mare fra Dover e Calais (anche con falsi messaggi radio scambiati tra inesistenti comandi), per convincere i tedeschi  che lo sbarco sarebbe avvenuto appunto a Calais e non…in Normandia! 

I ricognitori della Luftwaffe, sorvolando le coste meridionali dell’Inghilterra, potevano in effetti  osservare i movimenti della potente armata, che però era costituita di aerei in legno, mezzi da sbarco posticci e dipinti alla meglio, carri armati gonfiabili in caucciù…

La mistificazione arrivò a un punto tale di raffinatezza che in occasione dei bombardamenti di quelle che i tedeschi credevano riserve di petrolio, furono requisiti gli artificieri del cinema per provocare esplosioni così potenti da dare l’illusione, ad alta quota, di avere distrutto immense quantità di carburante. 

Decisivo infine fu l’impiego degli agenti “doppiogiochisti”, in particolar modo di Juan Pujol Garcia, detto Garbo, un’incredibile spia dalle 29 identità, di cui i nazisti si fidavano ciecamente.

Garbo riuscì a convincere Berlino che quello in Normandia era solo un sbarco di diversione.

Il grande sbarco sarebbe in realtà avvenuto a Calais.

Dopo lo sbarco alleato sulle coste normanne il 6 giugno 1944, l’alto comando tedesco esiterà in effetti 48 ore prima di decidere di inviare alcune divisioni sul nuovo fronte, sempre convinto di dover dare priorità alla difesa di Calais in vista del fantomatico sbarco, non spostando quindi la XV armata ivi stazionata.  

Due lunghi giorni di incertezza, fatali per i nazisti, due giorni durante i quali gli alleati furono in grado consolidare le indispensabili teste di ponte per proseguire negli sbarchi e consentire la partenza dall’Inghilterra delle truppe del generale Bradley proiettate verso la liberazione dell’Europa. 

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(Immagine di sfondo: militari alleati sollevano uno dei finti tank usati per ingannare i ricognitori tedeschi. Fonte: qui)

Domenico Vecchioni

Domenico Vecchioni. Già Ambasciatore d'Italia, saggista e storico. Ha al suo attivo numerose biografie storico-politiche (tra cui "Evita Peron" e "Raul Castro") e studi sulla storia dello Spionaggio (tra cui "Storia degli agenti segreti. Dallo Spionaggio all'Intelligence" e "le 10 spie donna che hanno fatto la Storia").

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