7 luglio 1960: la strage di Reggio Emilia

Il mese di luglio del 1960, in Italia, si era aperto con un clima di forte tensione politica. Il Governo del democristiano Fernando Tambroni, costituitosi nel precedente mese di marzo, godeva dell’appoggio esterno del Movimento Sociale Italiano e lo stesso MSI aveva scelto la città di Genova, città “medaglia d’oro della Resistenza”, per celebrare il proprio congresso. Questa situazione aveva scatenato le dure proteste delle formazioni di sinistra in tutta Italia.

Vista la situazione, Tambroni aveva autorizzato le forze dell’ordine ad aprire il fuoco in situazioni di emergenza. A Reggio Emilia la CGIL (Confederazione Generale Italiana del Lavoro) organizzò, in segno di protesta, uno sciopero cittadino. La prefettura reagì consentendo lo svolgimento della manifestazione, per motivi di ordine pubblico, in una sala pubblica di 600 posti. Il 7 luglio il corteo era tuttavia costituito da una folla di diverse migliaia di persone.

Poliziotti e carabinieri, nel pomeriggio, tentarono di disperdere i manifestanti, caricandoli. Questi reagirono duramente, con il lancio di sassi e oggetti. Le forze dell’ordine, a quel punto, reagirono aprendo il fuoco. Nel caos che seguì Lauro Farioli, Ovidio Franchi, Emilio Reverberi, Marino Serri e Afro Tondelli, tutti operai o pastori, militanti del Partito Comunista, rimasero uccisi.

Solo 12 giorni più tardi Fernando Tambroni rassegnò le dimissioni da presidente del Consiglio.

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Redazione di Conoscerelastoria.it

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