A grinta dura: la verità sugli squadristi fascisti

Uscito in occasione del centenario della nascita dei Fasci italiani di combattimento, fondati da Mussolini a Milano, il 23 marzo del 1919, in piazza San Sepolcro, il libro “La morte a grinta dura. Squadristi 1919-1923“, di Pierluigi Romeo di Colloredo vuole raccontare, senza “antistoriche esaltazioni e apologie o altrettanto antistoriche demonizzazioni“, un fenomeno fondamentale della Storia italiana, lo squadrismo, così come si svolse realmente.

Oggi la storiografia tende a incolpare per le violenze esclusivamente gli squadristi, ma la realtà italiana dei primi Anni Venti fu quella di una guerra civile a bassa intensità, con centinaia di vittime da entrambe le parti. Il termine squadrismo, nasce proprio da quelle squadre che, spesso nate spontaneamente e in gran parte formate da ex arditi, ufficiali e futuristi, in tutta Italia, si opposero, alle violenze operate dai socialisti e dai “bolscevichi”. Come scrive l’autore nella presentazione del suo libro, non ha inteso “stabilire linee di demarcazione tra buoni e cattivi, ma raccontare un fenomeno che insieme a pagine di violenza e sopraffazione ne vide anche di luminose, grazie all’idealismo di reduci e di giovanissimi, che imposero l’Italia di Vittorio Veneto contro quella di Caporetto, l’Italia degli Arditi, dei ragazzi del ‘99 contro l’internazionalismo della sovversione rossa”.

Nel 1921, in novembre, durante il terzo congresso del movimento a Roma, nonostante la diffusione esplosiva dei Fasci italiani di combattimento che contavano 2.200 sezioni e 312.000 iscritti, fu deciso di sciogliere il movimento e di creare il Partito Nazionale Fascista. Tuttavia, già a cominciare dalla presa del potere dopo la Marcia su Roma, la componente squadrista comincia a essere messa, poco alla volta, da parte. Lo squadrismo o meglio “il Fascismo intransigente” continuerà a essere presente nella vita del partito e riemergerà nel 1943, quando gli ex squadristi, come per esempio Alessandro Pavolini, daranno vita alla Repubblica Sociale all’insegna di un intransigente ritorno alle origini.

Redazione Conoscere La Storia

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