Abul Abbas: la triste storia dell’elefante di Carlo Magno

Quella di Abul Abbas è una di quelle figure di contorno della storia che raramente vengono raccontate. Il caso curioso, però, è che Abul non è (o meglio non fu) una persona, ma un elefante. Carlo Magno inviò infatti nel 787 un’ambasciata al califfo Harun-al Rashid. Il gesto non era affatto casuale. Molto attento agli aspetti simbolici del potere, il re (lo riferisce ancora una volta il suo biografo Eginardo) chiese al potente sovrano orientale di volergli inviare in dono un elefante. Il motivo della bizzarra richiesta è molto chiaro e preciso. Partendo da alcuni aneddoti contenuti nell’Antico Testamento e nei Vangeli, gli esegeti dei testi sacri attribuivano all’elefante una valenza cristologica in quanto aveva prefigurato in varie occasioni, con la sua morte, il sacrificio di Gesù.

Abul Abbas: emblema di fedeltà e spirito religioso

I bestiari medievali, che narravano di ogni creatura vizi e virtù, lo ritenevano inoltre emblema di castità e purezza e dotato di fedeltà e spirito religioso. Ma ciò che contava di più era che, in base a una tradizione che proveniva dal mondo antico, l’animale rappresentava la regalità. In un mondo così attento ai valori simbolici come quello medievale, possedere un elefante equivaleva quindi a ostentare davanti a tutti l’emblema vivente di questo potere, assumendo un enorme prestigio. Harun-al Rashid rispose inviando una serie di doni esotici tra cui vari animali e – è ancora Eginardo a parlare – un elefante asiatico albino (quindi rarissimo) chiamato, appunto, Abul Abbas.

Il pachiderma approdò dopo un lungo viaggio a Portovenere e poi, dopo aver passato l’inverno a Vercelli, ripartì a primavera varcando le Alpi e arrivando ad Aquisgrana il 1 luglio dell’anno 802. Carlo Magno, nel frattempo divenuto imperatore, poté sfoggiare l’elefante ai numerosi ospiti che si recavano alla sua corte ma il povero animale, giunto nel freddo nord Europa all’età di quarant’anni, non si adattò del tutto al clima e si ammalò varie volte finché, fiaccato dalla polmonite dopo aver attraversato il Reno, morì nell’810, quattro anni prima del suo padrone.

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Redazione di Conoscerelastoria.it

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