Antifascismo radiofonico: quella guerra combattuta nell’ etere

di Marta Caramanti – Durante gli anni della dittatura fascista la partecipazione dei cittadini italiani alla vita nazionale fu plasmata attraverso la repressione dei canali d’informazione non ufficiali attuando una propaganda mirata.

Se il regime si era imposto fin da subito sulla stampa e sul cinema, nei confronti del mezzo radiofonico si comportò invece in modo diverso: non gli riservò le stesse limitazioni ed attenzioni, praticamente sottovalutandolo. Un grave errore. 

Considerando che tramite la radio ogni tipo di messaggio poteva essere captato da un qualsiasi apparecchio ricevente, si creò così una falla importante nel controllo delle masse da parte del regime fascista.

Infatti, proprio nel periodo in cui lentamente andò maturando la grande coalizione del mondo libero contro il nazifascismo, gli italiani cominciarono ad ascoltare, individualmente e furtivamente, la voce delle stazioni radiofoniche dei paesi liberi.   

L’ascolto radiofonico clandestino divenne così un fenomeno sommerso e difficile da interrompere.

Il regime si mosse con ritardo nei confronti della radiofonia: soltanto dall’ottobre del 1935 il Ministero per la stampa e la propaganda vietò l’ascolto delle trasmissioni straniere nei locali pubblici.

È necessario però sottolineare che, nonostante esistesse l’ascolto clandestino, erano in pochi gli italiani che erano in grado di comprendere altre lingue straniere o che avessero un apparecchio personale.

Per queste motivazioni, fino a metà degli anni ’30, anche gli esuli antifascisti avevano sottovalutato le capacità del mezzo radiofonico nella lotta politica. 

L’anti fascismo radiofonico fece sentire la sua voce con l’inizio della Guerra Civile spagnola sommergendo così ben presto il governo italiano di segnalazioni e intercettazioni, provenienti da tutto il Paese, di sedicenti mittenti spagnole che incentivavano la lotta al fascismo.

D’altronde non si poteva di certo erigere una barriera nell’etere. 

Ad accrescere le sintonizzazioni clandestine contribuì non poco l’emittente “Giustizia e Libertà” che tramite la voce di Carlo Rosselli si fece tramite di messaggi per il movimento anti-fascista, sfruttando proprio la situazione spagnola: “Oggi in Spagna, domani in Italia”.

La radio divenne così in poco tempo il mezzo ideale per combattere anche a distanza e diffondere ideali e pensieri che in altre forme non sarebbero mai scampate alla censura.

Queste voci e le trasmissioni clandestine iniziarono così lentamente a risvegliare i primi sentimenti di dissenso che con lo scoppio della guerra si fecero sempre più evidenti. 

Per questi motivi il regime iniziò ad interessarsi alla propaganda radiofonica promuovendo proprie stazioni, scegliendo sia il tipo di musica che le trasmissioni.

Un esempio fu la creazione del programma fascista “Radio Igea” dedicato ai feriti di guerra e alle realizzazioni sociali attuate dal regime.

Inoltre dal 1941 si procedette ad un accurato vaglio delle musiche ballabili: vennero escluse le canzoni dei paesi nemici come quelle anglosassoni e americane.

L’etere divenne così, anche grazie all’acutizzarsi del conflitto, una vera e propria arma per la propaganda utilizzabile in qualunque luogo e da chiunque. 

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(Immagine di sfondo: la celebre Radio Balilla, prodotto economico per diffondere l’uso della radio fra tutte le fasce della popolazione. Fonte: Italian Ways)

Redazione Conoscere La Storia

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