Bernard Madoff, il mago di Wall Street

Se nel 2008 non ci fosse stata la crisi finanziaria che scuote gli Stati Uniti prima e il mondo intero dopo, la colossale truffa di Bernard Madoff probabilmente non sarebbe mai stata scoperta.

I suoi clienti avrebbero continuato ad essere soddisfatti, “Bernie” Madoff avrebbe continuato a guadagnare somme favolose con i suoi hedges funds (investimenti altamente speculativi e quindi molto rischiosi) e il SEC (servizio di controllo dei mercati finanziari americani) avrebbe continuato a considerare del tutto legittimo il lavoro del “mago” di Wall Street.

Sennonché la ventata di panico che si abbatte sui risparmiatori americani dopo il fallimento di alcuni importanti istituti bancari  e “lo spettro del 1929”, spingono molti clienti di Madoff – che si è sviluppato secondo la classica catena di Sant’Antonio dove gli ultimi capitali entrati servono a remunerare gli interessi dei primi – si trova a corto di liquidità.

Scoppia inaspettatamente uno scandalo dalle proporzioni gigantesche, uno scandalo da 50 miliardi di dollari. 

Stupefazione generale, persino in seno alla famiglia Madoff.

Gli stessi figli di Bernie, Andrew e Mark scoprono, appena pochi giorni prima che scoppi lo scandalo, che la gestione patrimoniale della società creata dal  padre è solo un gigantesco inganno.

50 miliardi di dollari spariti! Ma come è stato possibile?

Di origini ebraiche, nato nel 1938, Bernard Madoff lavora sodo in gioventù per diventare intermediario finanziario, lavoro verso il quale si sente particolarmente portato.

Tipico esempio del self-made man americano, si auto-finanzia gli studi universitari facendo lavoretti manuali a tempo parziale.

Intelligente e motivato, a soli  22 anni fonda la sua prima società di brokeraggio, in un contesto di grande euforia per la borsa di New York in quegli anni (inizi anni ‘60) in piena espansione. 

La sua attività di intermediazione inizia sotto i migliori auspici.

Raccoglie per banche e privati ordini di acquisti e di vendite di azioni che trasmette alla borsa di New York. Lavora molto, ma ne vale la pena: guadagna enormemente.

Ad ogni transazione incassa una significativa commissione.

Bernie ingrandisce presto il suo raggio di azione, chiama con sé il suo fratello Peter e assume una decina di impiegati.

Insomma arriva il successo e con il successo arriva anche la casa a Long Island, zona popolata da banchieri, dirigenti, alti responsabili di società.

Tutti potenziali, ulteriori clienti del intraprendente giovane Madoff. 

Ma probabilmente il genio di Bernie si manifesta negli anni ‘80 quando sarà il primo a capire la portata rivoluzionaria dell’informatica nell’attività di intermediazione finanziaria.

Recluta degli eccellenti informatici e comincia a lavorare molto più rapidamente e con maggiore precisione dei suoi concorrenti.

Insomma Bernard Madoff diventa uno dei protagonisti della finanza mondiale. Tale è il prestigio di cui gode, che a 55 anni viene eletto nella prestigiosa carica di Presidente del Nasdaq (la borda dei valori tecnologici).  

Gradualmente Madoff spinge il suo lavoro oltre l’intermediazione finanziaria,  cominciando cioè a proporre ai risparmiatori di gestire direttamente il loro capitale e garantendo rendimenti costanti, sicuri al di là delle contingenze del mercato finanziario (il 10% annuale, all’epoca peraltro nemmeno eccessivamente elevato).

Come non credere e non avere fiducia in un uomo che ha tanta esperienza e che gode di stima generalizzata?

L’iniziativa ha immediato successo e nel Fondo di Investimento creato dal “mago” affluiscono somme enormi da parte di entusiasti sottoscrittori.

Nessuno può immaginare che si tratti di una grande truffa.

Fin dall’inizio in effetti Madoff  ha in mente la classica catena di Sant’Antonio (o anche “sistema Ponzi”) , ma forse ritiene di non correre troppi rischi. 

La sua infatti è una clientela d’élite, multi milionari interessati a conservare i loro capitali in investimenti di lunga durata.

Normalmente non hanno bisogno certo di ritirare i loro fondi che rendono così bene…

Quindi sia gli interessi sia eventualmente occasionali ritiri sono facilmente coperti dalla raccolta di nuovi fondi.

Il successo è tale che Madoff si permette anche il lusso di stabilire un biglietto minimo di entrata nel suo fantastico Fondo: un milione di dollari!

L’improvvisa crisi del 2008 e la corsa ai ritiri tuttavia fa brutalmente cadere l’edificio di Madoff come un castello di carte. 

Non è assolutamente in grado di rimborsare tutti i richiedenti e si scopre addirittura che c’è un “buco” di 50, forse 60 miliardi di dollari.

Vittime del “mago” saranno non solo istituti finanziari, investitori istituzionali e banche (anche italiane), ma anche pensionati che, disperati e con le lacrime agli occhi, vedranno andare in fumo i risparmi di una vita. 

Arrestato dall’FBI nel 2008, Madoff non nega i fatti, confessando candidamente che il suo Fondo non era che una “grande menzogna”.

Il 29 giugno 2009 la Corte Distrettuale di Manhattan lo condanna a 150 anni di reclusione, il massimo della pena prevista.

Sentenza certamente esemplare e che pur tuttavia non chiarisce tutti i lati oscuri della vicenda.

Come mai l’organo di controllo dei mercati finanziari (il SEC) non si è mai accorto di nulla?

Che fine hanno fatto i 50/60 miliardi spariti? Potranno essere, almeno parzialmente, recuperati? Domande rimaste finora senza risposte.

 

 

 

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(Fonte immagine di sfondo: Foto di Alessandro D’Andrea da Pixabay)

Domenico Vecchioni

Domenico Vecchioni

Domenico Vecchioni. Già Ambasciatore d'Italia, saggista e storico. Ha al suo attivo numerose biografie storico-politiche (tra cui "Evita Peron" e "Raul Castro") e studi sulla storia dello Spionaggio (tra cui "Storia degli agenti segreti. Dallo Spionaggio all'Intelligence" e "le 10 spie donna che hanno fatto la Storia").

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