Cà del diàul: Satana a Milano

Cà del diàul. Così i milanesi chiamano un palazzo situato in corso di Porta Romana 3, a poche centinaia di metri da piazza Duomo. Satana sarebbe infatti arrivato in città nel 1615 sotto le mentite spoglie di Ludovico Acerbi, marchese di Cisterna. Il nobile, costretto a trasferirsi a Milano per adempiere a un incarico assegnatogli dal governo spagnolo (che, ai tempi, dominava sulla città), lasciò la natia Ferrara e acquistò la casa del conte di San Secondo, Pietro Maria Rossi, nella via più sofisticata e ambita di tutta Milano.

Fin da subito i milanesi notarono che nel marchese c’era qualcosa di poco chiaro. A metterli sull’avviso fu anzitutto il suo aspetto luciferino: era di carnagione pallida e portava un barba scura, lunga e squadrata; in più, girava per la città su una carrozza trainata da sei cavalli neri come la notte e intorno a lui c’erano sempre sedici staffieri, giovanissimi ed emaciati, che sembravano usciti dall’Inferno.

La conferma definitiva che il marchese Ludovico Acerbi era il diavolo in persona i milanesi l’avrebbero avuta solo nel 1630. Quell’anno la città fu funestata dalla peggiore epidemia di peste che si fosse mai vista, la stessa che qualche secolo dopo Alessandro Manzoni avrebbe raccontato nei Promessi sposi. Mentre i nobili scappavano da Milano verso le residenze di campagna, dov’era più difficile contrarre il morbo, i poveri in città morivano al ritmo di cinquecento al giorno e i cadaveri si ammucchiavano per le strade perché i monatti non riuscivano a stare dietro al loro lavoro, il marchese Acerbi non si mosse dalla sua dimora in corso di Porta Romana, dove anzi cominciò a organizzare feste e balli.

Più il contagio diventava feroce e i morti si facevano numerosi, più le feste a casa Acerbi diventavano dispendiose e sfarzose.
Alla fine dell’epidemia, dei centomila abitanti che la città contava all’epoca, poco più dellametà riposava nelle tante fosse comuni che si aprivano appena fuori dalle mura. Ma nel palazzo di Porta Romana nessuno si era ammalato e nessuno era morto. Era come se una sorta di protezione sovrannaturale aleggiasse sul palazzo del marchese e su tutti i suoi occupanti. Una protezione che, inutile dirlo, non doveva essere di origine divina.

Redazione Conoscere La Storia

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