Castello di Sammezzano: un palazzo nobiliare originale ed esotico

Il castello di Sammezzano è un curioso palazzo nobiliare dall’architettura originale ed estremamente esotica, edificato a seguito della ristrutturazione ottocentesca di una grande fattoria eretta nel 1605. Secondo uno storico tedesco Robert Davidsohn, potrebbe essere questo il sito in cui sostò Carlo Magno nel 780, mentre era sulla strada che lo riportava verso casa dopo essere stato a Roma per far battezzare il figlio.

In passato la tenuta appartenne a diverse famiglie nobiliari, fino a quando Giovanni Jacopo de’ Medici la vendette a Sebastiano Tommaso Ximenes d’Aragona, nobile portoghese di origine ebraica, poi convertitosi al cristianesimo.

La proprietà restò della famiglia fino al 1816, quando Ferdinando, ultimo erede della stirpe, morì. Fu lui a volere che non solo il castello, lo stemma e i titoli della stirpe Ximenes d’Aragona fossero lasciati in eredità al nipote Ferdinando, figlio della sorella Vittoria, che si era sposata con Pietro Leopoldo Panciatichi. Fu così che Ferdinando Panciatichi, divenuto proprietario con il nome di Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona, volle la ristrutturazione che avrebbe dato al castello l’aspetto fiabesco che possiede ancora oggi.

Pur senza conoscenze architettoniche, ma guidato da una spiccata intelligenza, capacità pratiche di notevole portata e una cultura vastissima, Ferdinando ideò e progettò personalmente tutte le modifiche. I lavori durarono dal 1853 al 1889: in quasi quarant’anni, il marchese immaginò e finanziò il più grande esempio di architettura orientalista del nostro Paese, scaturito non da conoscenze reali, bensì dal modo in cui gli europei immaginavano l’Oriente.

La prima struttura a essere realizzata fu la sala d’ingresso, che permette subito di comprendere quale sia il senso di questo luogo. A indicarlo è una scritta gotica che contorna una delle porte: «Sempre, l’uom non volgare e non infame o scavalcato o inutile si spense». Una frase forte e perentoria: se si vuole avere successo nella vita si deve per forza essere volgari e infami. Quello di Ferdinando non è un invito, ma una precisa accusa al mondo dei suoi tempi, non tanto diverso da quello in cui viviamo noi oggi.

Redazione Conoscere La Storia

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