Cavalleria. Cheru, Isbuscenskij, Poloj: quale fu l’ultima carica della cavalleria italiana?

Quest’anno ricorrerà il 79° anniversario della carica di Isbuscenskij, universalmente considerata l’ultima della Storia della cavalleria italiana. Dalla fine Seconda Guerra Mondiale, infatti, le unità montate hanno definitivamente lasciato il posto a reparti completamente motorizzati. Gli ultimi quadrupedi in servizio furono i muli delle Brigate Alpine, “congedati” nel 1993.

Nonostante ormai fuori tempo massimo già negli Anni Quaranta, nel corso del conflitto cariche vi furono cariche di cavalleria su fronti diversi.

Ma vediamo più da vicino quali furono gli episodi di maggior rilievo, nonché gli ultimi in ordine di tempo…

Cheru Nel gennaio 1941 il Gruppo Bande dell’Amhara comandato dal tenente Amedeo Guillet partecipa alla Battaglia di Agordat. Siamo in piena Campagna dell’Africa Orientale Italiana, sul fronte settentrionale fra Sudan (inglese) ed Eritrea (italiana). A gennaio il Regio Esercito ha abbandonato Cassala, strappata agli inglesi e da essi riconquistata, e affronta ora il nemico ad Agordat. I britannici incalzano e il 17 gennaio assaltano Cherù, sede del quartier generale della 4° Armata coloniale, grande unità cui è assegnato il Gruppo Bande Amhara.

I cavalieri del Gruppo sono impegnati in scontri con il Mobile Gazelle Force : cavalli contro carri Matilda MKII. Il vice di Guillet, tenente Renato Togni, nel tentativo di proteggere il fianco del Gruppo Bande, carica i corazzati nemici. E’ il 21 gennaio 1941 (la battaglia di Agordat inizierà ufficialmente il 26 ma le prime schermaglie si registrano sin dai giorni immediatamente precedenti), quando Togni cade assaltando col suo plotone i cingolati avversari. Con lui cadono 30 ascari; sopravvive, pur gravemente ferito, l’attendente che comunica al comandante Guillet la morte del tenente. Gli inglesi definiranno la carica di Togni “l’azione più valorosa fino a ora in questa guerra“. Il tenente Renato Togni muore a 28 anni, compiuti proprio quel giorno.

La battaglia di Agordat è vinta dagli Alleati il 31 gennaio.

Ma la caduta dell’Africa Orientale Italiana non ferma Guillet e i suoi cavalieri spahis, che continueranno a impegnare le autorità britanniche con fulminee azioni fino alla fine del 1941.

Isbuscenskij Nell’agosto 1942 il Regio Esercito partecipa all’Operazione Barbarossa, scattata il 21 giugno dell’anno precedente. Siamo sul fronte russo e l’avanzata dell’Asse è inarrestabile. Ma sul Don accade qualcosa…

In un’ansa del fiume, nella piccola località di Isbuscenskij, il Raggruppamento truppe a cavallo “Barbò”  partecipa ad una spettacolare azione contro l’Armata Rossa. I sovietici hanno infatti lanciato una controffensiva il 20, mettendo a dura prova la Divisione fanteria “Sforzesca” e penetrando le linee italiane. I cavalieri del Raggruppamento “Barbò” (700 uomini del Reggimento “Savoia Cavalleria”,  del Reggimento “Lancieri di Novara”, del Reggimento artiglieria a cavallo “Voloire”) vanno all’attacco alle prime luci del giorno 24. Contro di loro due battaglioni siberiani della 304° Divisione di fanteria sovietica, appostatisi non molto distante dagli acquartieramenti italiani. La battaglia inizia quando un drappello di cavalieri scorge, per caso, il nemico nascosto in un campo di girasoli.

La carica si esaurisce attorno alle 9 del mattino. Sono 32 i cavalieri rimasti uccisi, 59 i feriti. L’Armata Rossa invece lascia sul campo oltre 150 morti e 600 prigionieri, senza contare diverso materiale bellico.

Poloj Croazia, ottobre 1942. Da un anno e mezzo le forze dell’Asse occupano l’ex Regno di Jugoslavia. La resistenza è dapprima condotta dai cetnici, poi dall’Esercito Liberazione Nazionale della Jugoslavia di Josip Broz “Tito”. Ed è contro i partigiani di Tito che il Reggimento “Cavalleggeri di Alessandria” 14° si scontra il 17 ottobre del 1942. La carica inizia dopo il tramonto. Il terzo e il quarto squadrone mettono in seria difficoltà i partigiani, sbandatisi poi con l’ultimo assalto italiano.

Le perdite sono tuttavia alte, superiori a quelle di Isbuscenskij: 129 morti e 70 feriti. Sconosciuto il numero di caduti jugoslavi. L’azione ebbe anche vasta eco mediatica, in particolare in Italia.

Alla data dell’Armistizio dell’8 settembre 1943, il 14° rientra in Italia nelle stesse ore in cui i tedeschi occupano Trieste. Decisi a non arrendersi alle forze germaniche, si scontrano con esse ad Udine. Pochi giorni più tardi il 14° Reggimento “Cavalleggeri di Alessandria” è sciolto dal suo comandante a Palmanova.

Il nome dell’unità è inoltre legata ad un’altra importante pagina della Storia italiana: il 14° fu infatti il primo Reggimento dell’Esercito ad entrare a Trento e ad issarvi il Tricolore nel novembre 1918. Ricostituito negli Anni Sessanta, il Reggimento è sciolto definitivamente nel decennio successivo. La sua tradizione e la sua storia sono oggi conservate dal Reggimento “Lancieri di Montebello” 8°.

Se Poloj è stata l’ultima carica della cavalleria italiana, difficile dire quale sia stata l’ultima della guerra. Probabilmente lo è la stessa Poloj, se si escludono episodi minori in cui reparti montati hanno preso parte a schermaglie sui diversi fronti.

Nel suo “Commando Himmler” Sven Hassel rievoca la carica dell’Armija Krajowa (AK) durante l’insurrezione di Varsavia dell’agosto-ottobre 1944. Benché l’esercito polacco fosse stato sconfitto nel 1939, infatti, i suoi militari hanno continuato ad organizzarsi, armarsi e combattere inquadrati nell’AK per ben cinque anni, fino alla terribile battaglia che ha completamente distrutto la capitale polacca.

Sempre sia avvenuta, non si tratta però di una grande carica quale quella del “Savoia” in Russia, ma una parte dei combattimenti urbani in cui polacchi e tedeschi furono impegnati per due mesi.

Un episodio forse vero o forse no, consumatosi in una pagina della Seconda Guerra Mondiale fra le più tragiche (ma anche eroiche) della guerra sul Fronte orientale.

 

 

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Immagine di sfondo: Agosto 1942. Il “Savoia” Cavalleria impegnato nella Carica di Isbuscenskij

Fonte immagine di sfondo: Wikipedia

Marco Petrelli

Marco Petrelli

Nato a Terni, una laurea in Storia e una in Storia e politica internazionale, è giornalista e fotoreporter. Si occupa di difesa, esteri e reportage... questi ultimi di solito caratterizzati da un bianco e nero ad alto contrasto. Collabora, fra gli altri, con BBC History, AeroJournal, Affari Internazionali. Amante del cielo, ha dedicato due titoli alla storia aeronautica.

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