Come funzionava la falange: il segreto di Alessandro Magno

Cosa decretò i successi militari di Alessandro Magno? Pur morto a soli 32 anni, il sovrano macedone riuscì a costruire un gigantesco impero, che andava dalla Grecia all’Asia Centrale fino alle porte dell’India. Per riuscirci poté contare su tattiche e armi innovative, che erano state introdotte  da suo padre, il re Filippo. Lo schieramento dei fanti era la famosa formazione a falange, i cui soldati non impugnavano spade, ma sarisse, lance lunghe fino a sette metri, con il tallone e la punta di 20-30 centimetri in ferro.

Un’arma micidiale, capace di contrastare con efficacia non solo le fanterie nemiche, ma persino le cariche di cavalleria e i carri sui quali erano montate lame taglienti (i “carri falcati”). Sul campo di battaglia, i fanti macedoni armati di sarissa, detti pezeteri (“compagni a piedi”), erano schierati uno a fianco dell’altro in formazione rettangolare su più file, distanziate tra loro da appena mezzo metro.

In questo modo potevano sfruttare al massimo le potenzialità distruttive delle sarisse: le lance erano puntate in avanti non solo dalla prima fila, ma anche da quelle seguenti, fino alla sesta; le ultime file tenevano invece le aste verso l’alto, pronte ad abbassarle al momento dell’impatto con il fronte nemico. Le truppe macedoni schierate avevano così l’aspetto di una sorta di gigantesco “riccio” impenetrabile.

Come funzionava la falange: sconfitta solo dai romani

Durante gli assalti, le picche delle prime file colpivano i nemici o li immobilizzavano fra esse, fornendo un facile bersaglio alle punte delle sarisse imbracciate dalle file retrostanti, che arrivavano a colpirli nel momento in cui le distanze tra le file si annullavano. Grazie a queste tecniche, sconosciute al di fuori del mondo greco, i Macedoni si dimostrarono superiori agli altri eserciti. L’unico punto debole della falange erano i fianchi, dal momento che i fanti avevano le armi puntate solo in avanti; a proteggerli sui lati intervenivano appositi fanti, gli hypaspistai (“portatori di scudi dei compagni”), dotati di pesanti corazze e di scudi con i quali proteggere se stessi e i pezeteri.

Una ulteriore protezione poteva essere fornita dalla cavalleria. La falange macedone rimase la formazione base dell’esercito in quasi tutto il mondo ellenico; riuscirono a sopraffarla solo i Romani, che impiegarono fanti dotati di grandi scudi in legno per proteggersi dalle sarisse e arrivare così a colpire i pezeteri, impossibilitati a difendersi nel corpo a corpo ed esposti anche alle punte dei compagni alle loro spalle.

Elisa Filomena Croce

Elisa Filomena Croce

Classe 1990. Laureata in Storia presso l'Università degli Studi di Milano, specializzazione in storia socio-religiosa del mondo antico. Appassionata di archeologia sperimentale. Attualmente caporedattrice e autrice di articoli su riviste di Storia.

Articolo Precedente

Cromlech del Piccolo San Bernardo: un osservatorio sulle Alpi

Articolo successivo

Venaria Reale: una delle residenze sabaude più eleganti