Come si diventava cavalieri nel medioevo?

Rampollo di nobile famiglia, ma senza un soldo in tasca: ecco il ritratto del cavaliere errante, una delle figure più tipiche, romantiche e romanzesche dell’intero periodo medievale. Ma come si diventava cavalieri?

Per venire accolti nel “club” della cavalleria occorreva in realtà superare un tirocinio assai lungo e laborioso. Intorno agli otto anni, l’aspirante entrava come paggio alla corte di un nobile per apprendere l’arte della guerra. A quattordici passava al rango di scudiero, ossia di “reggiscudo” (da qui il nome) di un cavaliere già maturo, che diventava il suo tutore. Mentre imparava a maneggiare le armi, il ragazzo seguiva il suo signore, lo aiutava a indossare l’armatura e si prendeva cura del suo equipaggiamento e dei cavalli.

Se dimostrava di essere valoroso e affidabile, otteneva l’investitura mediante una cerimonia pubblica molto prestigiosa, che era anche un rito di iniziazione. Dopo aver pronunciato solenne giuramento sui Vangeli, egli riceveva un “buffetto” sulla guancia da parte del suo signore: tale cerimonia, che nel Duecento prese il nome di adoubement (dal francone dubban, colpire), accoglieva simbolicamente il neofita nel gruppo degli “eletti”.

Guglielmo Duccoli

Nato a Milano nel 1963, giornalista pubblicista, ha diretto diversi periodici di divulgazione storica. Attualmente è Senior Editor dei bimestrali «Conoscere la Storia», «Medioevo misterioso», «Civiltà romana» e «Far West Gazette» per conto di Sprea Editori.

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